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La Maddalena Penitente

La Maddalena Penitente
È da un’anima di legno vivo che viene scolpita la Maddalena penitente oggi conservata al Museo dell’Opera del Duomo fiorentino.
A realizzarla è un Donatello maturo e anziano, tornato dopo l’intenso decennio padovano nella città natia che ha oramai distolto lo sguardo dalla sua poetica; nondimeno, l’elasticità stilistica e l’estro creativo di lui peculiari riusciranno ancora una volta a rapire la sensibilità dei concittadini.
Con
audace maestria, l’artista scava nel pioppo bianco le proprie riflessioni sulla morte e sull’aldilà, complici la malattia e la vecchiaia che a poco a poco lo stanno consumando: rifiutato l’espressionismo classicistico della gioventù, si dedica ora all’impresa di dare -letteralmente - corpo al sentimento, al pensiero stesso.
La
scelta del materiale di realizzazione si rivela già tutt’altro che casuale, se non addirittura inevitabile al conseguimento dell’obiettivo predeterminato: se il Rinascimento tende a favorire i morbidi passaggi e sfumature del marmo al rudimentale legno, proprio in ragione di tale suo limite Donatello lo seleziona – l’inedita iconografia della santa che mira a costruire necessita appunto di contrasti di luce e di uno schematismo che solamente l’intaglio del legno può concedere.
Maddalena penitente, Donatello, 1453-1455, legno di pioppo bianco, h 188 cm, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze.
Ecco dunque l’imponente e seviziata effigie della Maddalena riarsa dalla fiamma vischiosa dei suoi lunghi capelli, unica veste di un corpo che la Fede e la penitenza hanno avvizzito; la seguace di Cristo pare indugiare un istante lungo il suo cammino nel deserto – il dorato specchiarsi del sole sulla chioma lo proverebbe -, così da poter volgere a noi i grandi occhi incassati in un volto che è già supplica alla conversione, al pentimento, alla meditazione su Dio e la struggente finitezza dei suoi figli.
A rafforzare l’accorato invito, il reclinare abbandonato e stanco del capo e delle spalle, la sottile ferita della bocca cui il tempo ha sottratto quasi ogni dente, il vacillare delle gambe che il solo ardore della devozione pare sostenere, l’incontro non ancora compiuto delle mani davanti al petto - mani alle quali la costanza nella preghiera sembra aver concesso un ultimo riverbero di levigata bellezza giovanile.
Maddalena penitente, Donatello, 1453-1455, legno di pioppo bianco, h 188 cm, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze.
L’assoluta rinuncia agli attributi convenzionali della santa (il teschio, l’ampolla di unguenti, la croce, il gentile aspetto, la teatrale compunzione) non può più catturare la nostra attenzione – il talento dell’ambizione ha vinto.
Maddalena penitente, Donatello, 1453-1455, legno di pioppo bianco, h 188 cm, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze.
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