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La Tentazione del Cristo di S. Botticelli

“Prove di Cristo” o “Purificazione di un lebbroso”​
 Sandro Botticelli, 1481-82, Cappella Sistina, Vaticano, Roma


La Tentazione del Cristo forma una piccola parte soltanto dell'affresco, la parte principale ne è occupata dalla rappresentazione della purificazione del lebbroso, secondo il rito mosaico, così che nella stessa scena è quel sincretismo fra il Nuovo e il Vecchio Testamento, che doveva esser la regola e la norma di tutta la decorazione della cappella.
Il Botticelli ha rappresentato il Demonio vestito dell'abito francescano, forse a significare che nella sua astuzia esso cercava di mostrarsi nel modo che avesse potuto accattivarsi più facilmente la maggiore stima e maggiore considerazione. Sisto IV committente dellopera, prima di essere papa era stato generale dell'ordine dei Francescani e nel concetto di Botticelli il vestire il Demonio dell'abito francescano non poterà avere intenzioni irriverenti. Ma altre questioni maggiori suscita la bella scena botticelliana. Se il nesso che lega le due rappresentazioni, la forza dell'antica legge a guarire la lebbra e quella della nuova a vincere il peccato, è facilmente visibile, non lo stesso si può dire delle ragioni che hanno fatto scegliere un soggetto così strano e tanto nuovo nell'arte.

Sisto IV era stato generale dell'ordine di San Francesco che tra le altre opere di carità aveva primissima quella di soccorrere e curare i lebbrosi, come il santo stesso aveva insegnato al principio della sua missione, e Sisto IV poi, nominato papa, aveva fatto costruire il grande ospedale di Spirito Santo, la costruzione monumentale per tutti gli infermi della città di Roma.
L'affresco della Cappella Sistina ne riproduce evidentemente la bella facciata, finita appunto circa il tempo nel quale il Botticelli arrivò a Roma. Così la magnifica pittura celebra e glorifica nella Cappella Vaticana la munificenza di Sisto lY e l'opera di beneficenza a favore della città.
L'arte del Botticelli traspare in quest'opera libera e grandiosa, quale dalle opere del periodo fiorentino non si sarebbe potuta immaginare. Nè la drammaticità soltanto e il movimento e la grandiosità possono attirare il movimento della scena possono attirare l'ammirazione, ma ogni dettaglio, ogni piccolo particolare, spira una bellezza non caduca, una grazia non vana.
 


Il Demonio vestito da francescano
Una selva molto oscura, e non il deserto del racconto biblico, il demonio vestito con un saio che non riesce a nascondere però le ali da pipistrello e le zampe di gallina e che si appoggia a un bastone a forma di tau. Questo travestimento evidenzia bene la malizia del diavolo, che si traveste; per meglio ingannare.​

 


Il Tentatore propone a Gesù di compiere un miracolo spettacolare: gettarsi dalle alte mura del Tempio e farsi salvare dagli angeli, così che tutti avrebbero creduto in Lui​


vediamo il diavolo, sempre camuffato, che mostra a Gesù tutti i regni della terra e dice: “tutto sarà tuo se, prostrandoti, mi adorerai”.
 


Alcune figure che assistono alla scena, come nella famosa Adorazione dei Magi di Firenze, recano stampati sul volto i segni caratteristici di ritratti. Lo Steinmann suppose che in alcuni il Botticelli abbia voluto rappresentare taluni dei membri della Confraternita di Santo Spirito. Ciò è possibile, ma è ad ogni modo di poca importanza e la loro identificazione non sarebbe facile.
 


Cardinal Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV

Due figure frattanto attirano l'attenzione generale, quelli di un ecclesiastico a destra, con un fazzoletto in mano, che è universalmente riconosciuto per il cardinal Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV, che divenne papa Giulio II, e quella alla estremità destra del quadro con uno scettro in mano, che rappresenta verosimilmente Girolamo Riario, che Sisto IV aveva allora nominato Gonfaloniere della Chiesa.
 


Girolamo Riario Gonfaloniere della Chiesa.
 

 

 

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