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Firenze e le sue Porte

Firenze e le sue Porte doganali
Il contrabbando a Firenze, con le sue porte e le sue mura, era un'attività molto intensa e redditizia, non solo relegato agli uomini ma anche alle donne che spesso dovevano mantenere mariti fannulloni e famiglie numerose; il loro contrabbando era minuto perchè la merce era poca visto che i loro nascondigli erano limitati. I metodi per attraversare le porte e la relativa dogana erano forse pochi ma divertenti e permettevano di sopravvivere.
Gli episodi qui narrati sono accaduti nell’Ottocento, ma potremmo tranquillamente pensare ad un qualunque periodo storico ed ambientarceli.
Le donne, ogni giorno, guadagnavano una discreta somma facendo passare i prosciutti, la carne, salsicce e tutto quanto era possibile, usando come nascondiglio il sotto delle sottane o in mezzo ai loro prosperosi seni. Per questo motivo i gabellieri, che conoscevano bene i loro nascondigli, qualche volta le scoprivano, perdendo tutto ed accollando alle sfortunate anche una bella multa. Queste simpatiche matrone, avendo acquisito una certa dimestichezza per aggirare i gabellieri, riuscivano con intelligenza acuita dal bisogno, a non farsi scoprire. 
Porta San frediano
Porta San Frediano,1469 (dettaglio della Pala Nerli, Filippino Lippi, basilica di Santo Spirito)
La scomparsa Porta alla Giustizia,via malcontenti
Porta della Giustizia prima del 1890
(Collezione privata)
Il metodo più semplice era distrarre con chiacchiere senza senso distraendo il controllore e cosi, al momento giusto, potevano sgusciare fra carro a carro o da barroccio a barroccio, riuscendo ad attraversare la porta e scappare attraverso i vicoli. Certe altre poi, si lasciavano frugare tranquillamente perché sapevano di non aver nulla né sopra né sotto il vestito, se non le loro grazie, possiamo facilmente immaginare che ad alcuni controllori non dispiaceva metterci il naso. Lo "stradiere" (Agente del dazio) non si accorgeva che quello che cercava era nel veggio o scaldino, che le donne erano solito portare per scaldarsi, invece delle braci infuocate c’era una piccola bottiglia piena di alcool o altro, coperta da un po' di cenere.
Nei tentativi di contrabbando più cospicui, i modi per aggirare la dogana erano più complicati ma non meno ingegnosi:  nascondere all’interno della "
fastella" (Fascio di legna non molto ingombrante) gettata sul carro anche mezzi bovi;  usare addirittura  delle finte pialle da legnaioli  piene di alcool, mentre alcuni usavano i tamburi della Guardia Urbana ( la Guardia Municipale di oggi) nascondendo e mascherando così all’interno la merce, questo fatto ci porta a credere che alcune guardie erano complici del reato. 
Porta San Miniato
Porta San Miniato, retro. prima del 1890
(Collezione Privata)
Porta San Miniato
Porta San Miniato, davanti, prima il 1890
(Collezione Privata)
Non c'era poi ne carro o diligenza che arrivasse dalla campagna che non venisse controllata, qualcuno tentava sempre di ingannare lo “stradiere”. Quando questi mezzi venivano perquisiti, quasi sempre trovavano qualcosa soprattutto sotto il sedile del conducente, allora come multa dovevano pagare dieci volte la tariffa del dazio oppure, se non aveva soldi, il sequestro della merce Per l’addetto alle porte era preferibile il sequestro perché si aggiudicava, per legge, tutto il carico. Come se non bastasse lo “stradiere” si prendeva pure un bel premio oltre alla merce confiscata, e se poi questa era ingente, il premio spettante veniva elargito dall' ispettore delle Gabelle in persona con tutti gli onori, promozione, fanfara e picchetto d’onore, insomma omaggiato come un eroe.
Il motivo di tutti questi benefici dati allo stradiere era per evitare che questi si facessere corrompere o come si diceva allora "
prendere il boccone". La tradizione orale e in seguito scritta ce ne ricorda uno: Bighezze il terrore dei piccoli e qualche volta grandi contrabbandieri, e si diceva che: “fosse nato apposta per fiutare”, indovinare da lontano e conoscere a colpo sicuro gli individui che tentavano la frode. Questo Bighezze, aveva un atteggiamento allegro, buffone, piacevole, scherzava con tutti, aveva un’aria bonacciona ed invitava alla confidenza; lo conoscevano bene quelli che aveva fatto arrestare. Un simile comportamento le permetteva di scoprire le frodi più eclatanti e remunerative, naturalmente oltre che per se stesso anche per le casse dello Stato. Fu lui a scoprire di certe finte tavole di "legno da ponti" per muratori che invece erano taniche di latta piene d'alcool chiuse ermeticamente, lunghe quanto delle vere tavole, costruite con una tale maestria da non distinguersi da quelle vere. Il Bighezze si ritirò a vita privata molto ricco come è facile immaginare. 
Nel 1904  in Piazza della Calza
Porta san Frediano, 1904
(Collezione Privata)
Le Mura di S. Rosa con in fondo il Torrino.
Le Mura di S. Rosa con in fondo il Torrino.​
(Collezione privata)
Le frodi più famose e divertenti, per noi persone del futuro, venivano eseguite tramite i becchini o i preti delle parrocchie, perchè quando portavano un morto verso un cimitero suburbano, tornavano alla parrocchia con la bara vuota e che per molto tempo nessuno pensava di aprire. Questo modo di agire degli stradieri convinse i contrabbandieri a sfruttarla al meglio e a causa di ciò la bara qualche volta veniva riempita di merce, il guadagno valeva il rischio, visto le esose tasse che gravavano su ogni articolo. Con il metodo della bara riuscivano a fare entrare anche un quarto di manzo oppure due o tre agnelli e qualche volta anche un maiale intero. Il cibo passato illegalmente, se era il prete a portarlo, veniva venduto ed il ricavato finiva spesso nelle mense dei poveri, erano tempi difficili per gli indigenti... oggi purtroppo il prete non è più integrato nel quartiere ed è poco interessato ai pochi fedeli rimasti, salvo eccezioni.
Porta a Pinti, buttata giù nel 1870.
Porta a Pinti, davanti
(Collezione privata)
 scomparsa Porta a Pinti,
Porta a Pinti, davanti
(Collezione privata)
La frode più celebre e più chiacchierata è stata quella di un tale che verso la mezzanotte, poco prima della chiusura della Porta alla Croce che è la più vicina al mercato di Sant' Ambrogio, bussò, i doganieri aprirono e fecero entrare la carrozza facendo pagare il passaggio. Lo stradiere avvicinandosi vide che le tendine erano calate e ammiccando al vetturino con malizia, decise di disturbare o forse voleva fare il suo dovere, apri di scatto la portiera e vide che un signore, in atteggiamento intimo con l'altro passeggiero, cercava di ricomporsi in tutta fretta. La guardia un po’ afflitta per avere disturbato il così intimo connubio richiuse frettolosamente la portiera, riuscendo per un attimo a vedere, da un lembo della tenda che si era mosso per lo spostamento d’aria, anche una signora con la cuffia in testa tirata giù per non essere riconosciuta. Pieno di vergogna disse al cocchiere: - Lei vada! può andare. – la carrozza riprese il suo tragitto frettolosamente verso il mercato di Sant’Ambrogio, fermandosi proprio davanti ad una macelleria. La signora velata non era altro che un maiale vestito da donna! Erano stati furbi il “malviventi” ad arrivare poco prima della chiusura, contavano sul fatto che il controllo non sarebbe stato preciso, la voglia di chiudere la giornata di lavoro è comune in tutti i secoli e tutte le epoche.
Piazza della Libertà
Porta San Gallo, dopo il 1864 
(Collezione Privata)
1864-ca.-Porta-San-Gallo-vista-dall'interno-delle-mura,-con-i-portici-della-Dogana
Porta San Gallo, e i portici della Dogana, 1864 
(Collezione Privata)
La spregiudicatezza delle persone è fantastica come è fantastica la storia che vi ho raccontato, perché ricorda una sequenza del film hollywoodiano dal titolo: operazione sottoveste... incredibile, ma quando la realtà si scontra con la finzione la vita reale sembra una grande sceneggiatura.
Sempre da Porta alla Croce un tale, che voleva imitare il metodo usato nell'episodio precedente, si trovò ad essere rincorso fino a Sant'Ambrogio, lo sconsiderato aveva cercato di nascondere tre maiali vestiti da dame, forse se cambiava Porta poteva anche farla franca, o forse si era creduto troppo furbo e perciò è stato preso.

I tentativi di frodare il fisco erano per alcuni addetti alle porte anche un divertimento, e talvolta dava luogo a delle scommesse. Una delle più divertenti è stata quella che aveva come protagonista un vecchio prete del quale non conosciamo nulla che, all’apparenza, sembrava un ingenuo ed invece si rivelò tutt’altro, per questo è entrato nella storia fiorentina. 
La vicenda si svolse più o meno così:
Una mattina presto il nostro eroe si presentò con una valigia in mano ad una porta, non è dato sapere quale, e soffermandosi a parlare con lo stradiere gli confidò che alcuni amici, presso i quali era stato ospite qualche giorno in campagna, gli avevano promesso la settimana prossima un prosciutto. Il nostro povero prete, lamentandosi con il gabelliere perché non avrebbe potuto pagare quella gabella, lo pregò, che quando fosse ripassato al ritorno dagli amici, di lasciarlo passare senza “
nemmeno guardarlo” e promettendogli che, per questo favore, lo avrebbe raccomandato a Gesù con le sue preghiere. Lo stradiere acconsentì e pensò anche di preparare una scherzo e perché no anche una scommessa con i suoi commilitoni, perciò promise al vecchio prete quanto desiderava. Appena il prete andò via, il doganiere avvisò il cassiere ed i compagni dello scherzo contro quel prete un po’ tonto, e tutti d'accordo pensarono di dare al prete una multa di dieci volte la tassa, e sapendo che non avrebbe pagato gli avrebbero sequestrato il prosciutto. Dopo qualche giorno il prete tornò dai suoi amici in campagna e passando dalla porta saluto gentilmente i furbi doganieri.
“Dopo alcuni giorni il prete un po' tonto ripassò con la valigia. Lo stradiere aspettò che arrivasse alla porta, facendo finta di non riconoscerlo, e gli domandò:
- Che cos'ha reverendo nella valigia? - Nulla! - risponde sorpreso. - L'apra che si veda! – disse il gabelliereIl prete aprì la valigia, e la valigia era vuota. - O il prosciutto? - domandò lo stradiere che c’era rimasto male. - Eh! il prosciutto c'era l'altra volta!”.
#FPC.

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