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Firenze, che altro c'è.

 

Veduta di Firenze nel XV secolo
Firenze patria di mecenati gli avventurieri, mercanti, prostitute, inventori, schiavi, artisti, saltimbanchi, sicari e papi. Firenze splendida e munifica, ma anche sordida e pidocchiosa, dolce e colta, ma anche crudele e rozza. Paradiso, purgatorio e inferno mescolati insieme: un'incredibile miscela che ha fatto da tavolozza spirituale al genio degli artisti. Le immagini da incubo della "Divina Commedia" erano già dipinte sulle mura dei palazzi. 
Dante descriveva scene che i fiorentini del tempo avevano ben impresse negli occhi e nella menteChe cosa nascondono le torri, le case, i tetti delle basiliche, le strade? Perché i fiorentini "adoravano" il leone? Come scelsero di farsi seppellire i grandi pittori? Dove porta la cisterna del Forte di Belvedere o la rete di cunicoli che va da Arcetri a Boboli e oltre? Quale fine fece il tesoro dei Medici? Le risposte a queste e a tante altre domande esistono. Basta cercarle sottoterra, fra le ragnatele e la polvere, in fondo ai pozzi e alle gallerie, ma anche negli archivi, nei dipinti, nelle biblioteche, nelle memorie ufficiali e in quelle tramandate di padre in figlio. 

Vittorio Gassman legge Dante - Divina Commedia - Inferno, Canto I

Firenze è una città eccezionale, nel bello e nel brutto, nel bene e nel male. Per conoscerla davvero, bisogna imparare a respirarla, senza fermarsi alle immagini da cartolina. E respirarla vuol dire anche sentirla nelle cadenze minime, nella gente che parla per la strada. Quella stessa gente che, oltre ai grandi artisti, dette gli umili manovali e gli artigiani, senza i quali nessuna opera avrebbe visto la luce: dal Duomo a San Lorenzo, da Palazzo Vecchio alle fortezze. Bisogna andare dietro le quinte dei monumenti famosi, magari calarsi dentro o scalarli per scoprire altri capolavori sconosciuti. Sono i cantieri dell'ingegno, dove intrecci di leve e impalcature permisero di manovrare l'impossibile.
 
A mio avviso (e non lo dico perché penso, in un certo senso, di appartenere a tale categoria), i nostalgici sono tutt'altro che "fuori dal tempo", anzi - abitano il mondo con delicatezza e silenziosa contemplazione, nella meditazione ininterrotta dell'evolversi della Storia; il loro cuore si rivolge al passato in conforto, in consolazione, in supporto a un presente che probabilmente non lo rappresenta o non lo soddisfa, ma rimane il suo cittadino più accorto e più attento, seppur in bilico tra l'esserne spettatore e attore.
Proteggiamo la nostalgia, ché forse è il solo modo, ormai, per ricordare a noi e agli altri che abbiamo una responsabilità nei riguardi dei posteri quanto dei nostri avi.

 

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