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Caratteri esteriori delle Schiave, seconda parte

Caratteri esteriori delle Schiave vendute a Firenze
Parte seconda

Per conoscere meglio l'argomento partecipa alla nostra visita guidata per le strade di Firenze
Alla scoperta degli antichi luoghi del proibito


 

III
 

A norma anzitutto dell'età variava il prezzo delle schiave. Il Cibrario osservò, a proposito dell'età di queste, che cominciando dal ventre pregnante e da bambine di tre mesi, se ne vendevano di tutte l'età; che tuttavia egli non vide mai designata un'età più avanzata d'anni 40, mentre nel maggior numero dei casi la trovò assai inferiore ai 25 (1). Quasi eguali furono i risultati delle ricerche del Lazzari, dello Zamboni e del Bongi; ed anche per Firenze crediamo si possano in generale stabilire gli stessi limiti. Senonchè mentre, secondo gli eruditi dianzi citati, le schiave più giovani vendutesi a Genova, a Venezia, a Treviso e a Lucca non avrebbero avuto meno di 10 anni, noi trovammo e nel registro e negli atti ricordo di schiave vendute a sette, ad otto, ed a nove anni per un prezzo medio di 25 a 30 fiorini d'oro. Una di 9 anni fu pure venduta per soli 20 fiorini. il 14 Novembre 1414 a Ser Bonaiuto del fu Francesco, fiorentino, il quale però l'acquistava «con tutti i suoi vizii e difetti nascosti e palesi » (2). «Ma se le fanciulle, impuberi raramente erano comprate e vendute, appena toccavano la pubertà divenivano soggetto di un commercio normale, e tosto fatte donne raggiungevano il massimo prezzo; segno certo che quel primo fiore di giovinezza fosse compenso per compratori della loro minore robustezza e della loro minore attitudine alle fatiche». Per provare questo fatto il Bongi addusse la compra di una schiava di 15 anni, pagata 64 fiorini d'oro, ed eguali esempi possiamo addurre per Firenze. Anche qui il numero maggiore di schiave vendutesi nell'ultimo trentennio del secolo XIV spetta a fanciulle dai 15 a 25 anni (3) e per queste appunto furono pagate le somme maggiori ; tuttavia anche in simili casi i prezzi non furono molto elevati. E mentre a Genova, a Venezia ed in altre città non toscane nel secolo XIV i prezzi variavano, secondo il Cibrario, da L. 109,28 al massimo di L. 1,405, 80; mentre ancora a Lucca le donne di razza caucasea senza difetti nel fiore degli anni si pagavano comunemente nell'ultimo trentennio del secolo XIV dai 50 ai 65 fiorini d'oro, a Firenze, in questo stesso periodo di tempo, il prezzo variò dai 30 ai 40 fiorini, raggiungendo un massimo di sessanta e settanta fiorini d'oro, prezzo pagato per alcune schiave dai 20 ai 25 anni (4). Ben difiicilmente raggiunsero un prezzo simili schiave di età maggiore, le quali andarono sempre scemando di numero, sicché oltre i 36 anni nessuna schiava puossi dire fosse comperata in Firenze; mentre anche in questo caso non furono mai pagate oltre i 40 fiorini d'oro.
 


Ma nel secolo XV le schiave rincararono anche in Firenze. Sconfitta finalmente Pisa, Firenze potè disporre di un porto di mare e di un naviglio suoi proprii, e quindi le relazioni commerciali coll'Oriente si fecero più dirette e più frequenti; d'altra parte anche i costumi, senza punto migliorare moralmente, dovettero alquanto raffinarsi; niuna meraviglia quindi che i Fiorentini pensassero pure a provvedersi di schiave migliori, e perciò si adattassero a pagarle di più. Cominciarono allora difatti a farsi più frequenti le compre delle schiave russe più gentili di compressione e più belle, delle circasse «forte sangue», come scriveva la Strozzi al figlio Filippo (5), e cominciò pure a salire la media del prezzo il quale si mantenne quasi costantemente sui 40 fiorini d'oro. Così ad es. nel 1418 (23 Giugno) Averardo de' Medici pagava 100 lire genovesi la schiava Lucia, e nel 1431 acconsentiva a pagare 71 ducati d'oro per una schiava (6) circassa, chiamata Maddalena.
Del resto è ben naturale che nel determinare il prezzo delle schiave oltre l'età vi concorressero altri elementi, come le condizioni fìsiche e morali in special modo, quindi la provenienza loro (onde trovasi generalmente stabilito un maggior prezzo per le bianche che non per quelle di pelle ulivigna), poi le consuetudini del luogo, e ben sovente anche il capriccio individuale dell'acquirente. E assai probabilmente dal proprio capriccio fu spinto il mercante fiorentino Bivigliano de Mattei a pagare 800 fiorini d'oro per una schiava, di cui ci sono ignote la provenienza e l'età, e che comperò nell'Ottobre 1387 in Palermo da Guglielmo de Corono cum omnibus suis corredis assis guarnimentis ac ornamentis et iurihus quibuscumque. (7). La somma sborsata parci così enormemente grande (8) che non dubitiamo di credere si trattasse di una vera ed assoluta eccezione, la quale troverebbe forse una spiegazione nelle molte doti, di cui la schiava appariva ornata.​

 

IV

Ma se generalmente le schiave erano vendute senza tutti quegli ornamenti, di cui trovammo or ora menzione, doveano però tutte avere una sana e robusta costituzione fìsica. Ce ne persuade la formula, che costantemente ripetesi negli atti di compra-vendita e che serviva appunto di base al contratto. La schiava era venduta come sana et integra omnibus suis membras tam occultis quam manìfestis; alla quale generale e complessiva dichiarazione si aggiungevano poi le seguenti particolari: et specialiter a morbo caduco secundum usum Venetiarum, se l'atto era rogato in Venezia, e queste altre: specialmente dall'infermitàche si chiama il male maestro, se l'atto era stipulato in Firenze; segno evidente che questa fosse una malattia, onde le schiave erano più frequentemente colpite, e contro la quale gli acquirenti si volevano premunire. Quando la schiava non fosse in tali condizioni, correva obbligo al venditore di dichiararlo. Così a Firenze l'11 Novembre 1414 la novenne fanciulla Andreola de genere bossinensium era venduta per soli venti fiorini d'oro cum omnibus et singulis vitiis et magagnis et infirmitabus, latentibus et manifestis et, prò tali qualis est salvo quodde morbo et infìrmitate dieta il male maestro (9). Le quali parole ci avvertono che non solo alle imperfezioni fisiche si avea riguardo, ma anche a quelle morali, ed il Cibrario difatti notò che talvolta s'affermava nei contratti che lo schiavo venduto non era ladro, non sofìstico non causarius, non incomodo (10).
 


Ma oggetto di speciali dichiarazioni e convenzioni dovea essere, lo si capisce tosto, la gravidanza della schiava; quindi o questa era comperata simul cum partu, e allora naturalmente il figlio nascituro diveniva proprietà dell'acquirente al pari della schiava, o l'acquirente stesso rinunciava a questa futura proprietà, i cui benefici erano molto lontani e discutibili. Il Bongi osservò poi che anche non denunziata e scoperta dopo il contratto, la gravidanza non dava diritto a richiamo nè a risarcimento. Ciò sarà accaduto a Lucca, quantunque il Bongi stesso non conforti di alcun esempio il suo asserto, ma a Firenze certo accadeva altrimenti; ce lo conferma la petizione del cittadino Guglielmo Rucellai all'Arte dei Giudici, e di cui crediamo opportuno trascrivere un brano «Io ... . mi richiamo di Ser Ugolino di Ser Guccio da Ortignano di fiorini trenta di suggello per una schiava mi vendè per anni otto et promisemi insulla sua fede che quando Io l'avessi tenuta tre o quattro mesi chella non mi piacesse di rendermi li denari come vifarò chiari et anchora mela debba dare sana​ come (e) dusanza et esso meladiè gregna et con altri vitii et difetti che il venditore (e) tenuto aristituire al compratore i suoi denari.» Or bene con sentenza del 22 Maggio 1456 l'arte stessa dei Giudici e dei Notai, sedendo prò tribunali, condannava Ser Urgolino a pagare entro sei mesi al Rucellai i 30 fiorini, più sei libre e 13 soldi per spese, obbligando poi il Rucellai alla restituzione della schiava (11).
Per tal guisa adunque già nella stipulazione dei contratti la legge difendeva il compratore contro tutte le possibili frodi, e gli assicurava il modo di ricevere la merce in buona condizione.


Prima parte
Seconda parte
Terza Parte

Tratto da Agostino Zanelli, Le schiave orientali a Firenze nei secoli XIV e XV, Firenze, E. Loeschner, 1885.



(1Sopra 29 vendite, per lo più, di schiave, nelle quali è notata l'età, il Cibrario stesso ne trovò una bambina di 3 mesi, tre di 12 anni, una dai 13 ai 14; cinque di 16, quattro di 18, quattro di 20, una di 36. — Cibrario, Op. dt., Tom. I, 199.
(2) Atto notarile fatto in Firenze (Archivio di Stato — Prov. S. Matteo) — ad esso dovremo riferirci di nuovo quanto prima.
(3) Dal solito registro ci risulterebbe infatti che sulle 339 compre ivi registrate, 19 si riferiscono a schiave di 12 e 14 anni; 38 a quelle di 18 anni, 56 a quelle di 20; 23 a giovani di 22 anni,
(4) Per ciò che riguarda la corrispondenza del valore della moneta antica con quella moderna ed il ragguaglio delle varie monete antiche fra loro, ci riferiamo a quanto ne scrissero in proposito il Cibrario nel​l'opera cittata, Tom. Il, e specialmente nell'opera Della politica economia nel M. E. (Torino, Fontana, 1841, Tom. UT, pag. 214 e segg.); il Burkardt, ed il Peruzzi nell'op. citate,
(5) V. più innanzi trascritta la lettera dell'illustre gentildonna fiorentina.
(6) Anche per le schiavette dell'età inferiore ai 15 anni troviamo pagate un prezzo superiore a quello abituale del secolo antecedente. Così la decenne Margherita, russa, era Comprata per 36 ducati (Atto notarile, 1412, 9 Aprile — Archivio di Stato — Prov. S. Maria Novella) e 45 ducati d'oro erano pagati a Venezia a Messer Gabrielle Vallaresso per una schiavetta tartara di 10 anni (Atto not., 11 Febbraio 1453. — Riformazioni di Firenze, Archivio di Stato, ibidem).
(7) Atto rogato in Palermo dal notaro Jacopo Amato da Palermo. (Archivio di Stato di Firenze. Prov. S. Matteo).
(8) Attribuendo al fiorino d'oro, secondo i calcoli del Peruzzi, il valore odierno (il libro è del 1880) di 40 lire, la schiava comperata sarebbe dunque costata 32,000 lire!!
(9) Atto notarile rogato in Firenze dal Notaro e Gind. Imp. Pietro q. Andrea Francini (Archivio di Stato. Firenze. Prov. Innocenti). Con la stessa condizione, cioè cum omnibus magagnis pudilicis et adsconsis specificatis et non speciliatis il Nob, Eccipieni (?) Ser Riccardo di Niccolò Fogni acquistava il 31 Gennaio 1422 la schiava hurgara chiamata Caterina per- 5) ducati d'oro (Archivio di Stato. Firenze. Prov. Arte della lana, dei mercatanti e del cambio).
(10) Così sovente alla formola solita sanam corpore si aggiungevano le parole et compotem mente (V. Atto notarile dianzi citato, 1412
9 Aprile — S. Maria Novella).​
(1) Vedi in appendice la Sentenza dell'Arte dei Giudici e dei Notai.


 

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