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Misteri Eleusini

Misteri Eleusini
"Felice chi possiede, fra gli uomini, la visione di questi Mysteria; chi non è iniziato ai santi riti non avrà lo stesso destino quando soggiornerà, da morto, nelle umide tenebre"
Inno omerico a Demetra 480-482.  

I misteri e le iniziazioni egiziache si ripetono sostanzialmente in Grecia, nei misteri bacchici, adonisiaci, orfici, cabirici, eleusini. Nella Fenicia la leggenda di Iside ed Osiride, accomodata ai luoghi, divenne la leggenda di Venere ed Adone, che, per la sua meravigliosa bellezza, piacendo ugualmente il Venere ed a Proserpina, per sentenza di Giove, ad impedire il divino litigio, dovea rimanere per quattro mesi presso dell'una, per altri quattro presso dell'altra e per altrettanto tempo a compir l'anno, libero e padrone di sé. Però Adone, cacciando sul monte Libano, fu fatto a brani da un cinghiale: Venere tanto pianse sulla salma di lui, che Cocito (1), discepolo di Chirone, ne ebbe pietà, e restituì Adone alla vita.

Una placca votiva in terracotta rinvenuta nel santuario di Eleusi, risalente al IV secolo a.C. è conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene. Gli iniziati illuminano il rito notturno con le fiaccole e vengono accolti nel santuario da Demetra che è assisa sul cesto contenente gli oggetti sacri, Persefone invece è in piedi impugnando una torcia. Da notare il kernos (κέρνος) che una donna (terza figura da sinistra della fila superiore) trasporta sulla testa.

L'allegoria, come avverte Macrobio, non potrebbe essere più trasparente. Venere rappresenta l'emisfero superiore, Proserpina  (4) l'inferiore: Adone simboleggia il sole che si ferma più a lungo per una certa parte dell'anno a vicenda nell'uno e nell'altro; il cinghiale, che vive di preferenza nei luoghi umidi e freddi si nutre di ghianda, frutto iemale, è il verno, che ferisce il sole: la rinascita di Adone rappresenta il ritorno del sole al nostro emisfero, Venere, raffigurata, sul monte Libano, genuflessa e lagrimosa, è rimmagine della mestizia che siede nel verno sopra il creato. E' chiaro che Venere è Iside ed Adone Osiride.
II culto adonisiaco propagossi rapidamente dalla Fenicia in Siria, in Persia, in Grecia, in Sicilia; perfin la Giudea ebbe il suo Adone in Thammur, che, come narra Ezechiele, era pianto ogni anno dalle donne ebree, assise in silenzio sulla porta delle loro "magioni. I misteri cabirici in poco differenziavano da quelli di Adone: vi si ripetevano le identiche allegorie. Lo stesso può affermarsi delle iniziazioni Frigie e dei misteri dei Coribanti che svolgevansi a Pessinunte, nell'equinozio di primavera, quando il sole trionfa sulle tenebre. I Misteri Eleusini si celebravano in onore di Cerere la greca, Iside, madre e nutrice di popoli, venuta dalla Sicilia, fertilissima di biade, a dar leggi, costumi e patria alle genti selvaggie e disperse. Ramingò piangendo pel mondo in cerca della figlia Proserpina, rapitale da Plutone. Eleusi la ospitò, le eresse un tempio magnifico ed istituì, nel suo nome e pel suo culto, sacerdozi, feste e misteri.


Antico kernos risalente al II millennio a.C., rinvenuto in una tomba presso Milo è oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi. In ambito efesino, l'uso di questo vaso per offerte multiple era cultuale. In ogni piccolo recipiente (kotyliskoi) venivano deposti semi e granaglie per commemorare il dono dell'agricoltura da parte di Demetra. Nei Deipnosophistai (Δειπνοσoφισταί, XI, 56, 478d) di Ateneo, che qui cita il Sulla pelle sacra a Zeus di Polemone di Ilio, ne viene precisato il contenuto: foglie di ormino, teste bianche di papavero, grani di frumento e di orzo, piselli, grani di veccia e di rubiglia, lenticchie, fave, grani di spelta, avena, frutta (fichi?) conservata (palathion), miele, olio vino, latte e lana di pecora non lavata. Colui che portava il kernos (kernophorein) ne assaggiava.


Le feste eleusine duravano nove giorni e consistevano in cerimonie espiatorie, astinenze, lustarazioni, giuramenti di mantenere il segreto. Le iniziazioni sembra si svolgessero per tre gradi dei Telessi, Misti ed Epopti. Non vi erano ammessi gli epicurei, i barbari, gli empi. Dei rituali, con i quali si celebravano, esistevano più copie ai tempi dell'imperatore Giuliano: fino a noi non ne giunse pur'una : comunque ne scrissero alcuni ed è quindi possibile indurne congetture di verità.

Gli iniziandi venivano coperti di pelli di fiere, a simboleggiare che essi erano quasi selvaggi, quando si avvicinavano al tempio, scuola di cultura e di civiltà. Uno dei simboli più eloquenti è il tramandarsi dall'uno all'altro iniziando della fiaccola accesa, rappresentante la perpetuità della vita ed il prodotto dell'ingegno e del lavoro umano che ogni uomo morendo consegna al suo successore; simbolo che Lucrezio espresse nella classica frase: "Quasi cursores vitae lampada tradunt". Parlando degli iniziati ai grandi misteri, Platone sciveva: "siccone quelli che sono iniziati, sulle prime si radunano con tumulto e grida, ma, maturandosi i sacri riti, vi attendono con timore e silenzio; così nel principio, innanzi alle porte delia Filosofia, si offre alla vista molto tumulto; ma chi viene dentro e vede la gran luce, quasi essendosi aperto il sacrario, prendendo un altro contegno, con silenzio e stupore va appresso alla ragione, umile e composto, come appresso ad un nume". Olimpiodoro (3), in un commento a.l Fedone, descrive così ivari momenti dell'iniziazione Eleusina: "nelle cerimonie sacre cominciavasi colla lustrazione pubblica: poi venivano le purificazioni secrete; succedevano le riunioni; quindi le iniziazioni propriamente dette, finalmente le intuizioni ".
 


Persefone apre la cesta (λίκνον) mistica (μυστικών) contenente gli oggetti sacri propri dell'iniziazione. Pinax (πίναξ) rivenuta nel santuario di Persefone a Locri, risalente al V sec. a.C. e conservata al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.


Lo stesso Grisastomo nei suoi discorsi accenna al neofìta introdotto sotto volta di ampiezza e magnilìcenza stupende, e lasciatovi solo in mezzo a spettacoli non mai veduti, nei qnali le cose belle e terribili, le tenebre e la luce si alternavano.
E Claudiano nel Ratto di Proserpina esclamava imitando Virgilio: "ritiratevi profani, un'estasi divina si impadronisce di me: bandisco dal mio cuore ogni sentimento mondano: il tempio trabalza, un gran chiarore spande la folgore: il dio si svela presente: un sordo rumore freme negli abissi della terra: ne echeggia il tempio di Cecrope, Eleusina agita le sacre torcie, fischiano i serpenti di Trittolemo e lontano la triplice Ecate appare". L'Epoptia (5), il grado supremo dell'iniziazione, cominciava col solito "Proculo esto, profani": succedevano giuramenti, interrogazioni, purificazioni, nel vestivolo, esssendo chiusi il tempio ed il santuario. Ad un tratto spegnevansi lampade e faci: si ripetevano gli orrori ed i terrori delle iniziazioni egiziache. Attraverso le tenebre, per estesi anditi e contorti meandri, l'iniziando doveva aprirsi la via. Visioni paurose simboleggiavano il corso della vita profana: la terra tremava sotto i suoi piedi, il tempio si scuoteva e spaventosi strepiti rompevano i profondi silenzi. Subitanee vicende di luce e di tembre, fra lampi e tuoni, mostravano spettri, emblemi delle passioni e delle false idee, di cui l'anima pellegrina andava svestendosi. Arrivato al vestibolo della morte, — dell'uomo vecchio — e poi a quello della iniziazione. — dell'uomo nuovo — ogni cosa: assumeva più tenibile aspetto, era tutto orrore e sorpresa.
 


Busto di Demetra con fiaccola a croce e maialino. Da Herakleia, Santuario di Demetra, IV-III secolo a.C. Conservato al Museo archeologico nazionale di Policoro. La presenza della fiaccola ricorda la ricerca notturna della figlia Persefone, rapita da Ade. Il sacrificio di un porcellino attiene invece al secondo giorno dei Grandi Misteri di Eleusi. Gli Scoli ad Aristofane, (Acarnesi 747b) indica questo animale come "misterico", mentre Giovanni Tzetzes (ad Aristofane Le rane 338a) spiega che il sacrificio del porcellino era giustificato dal fatto che questo animale danneggiava le messi di Demetra e le piante di Dioniso. Per questa ragione il maiale, come la capra, perdeva la sua virtù "carnea" per gli stessi "pitagorici" detti "casuisti" (non quindi i "puri", che rimanevano sempre strettamente vegetariani) ed erano per costoro sacrificabili e commestibili

Repentinamente la scena si cambia: si spalancano le porte del tempio. In mezzo ad un torrente di luce appare il simulacro della dea: è l'epoptia, la invelazione completa della divinità. Avvenuta l'iniziazione, forse avevano luogo danze simboliche, certo cantavansi inni orlici che proclamavano la unità di Dio, ne esaltavano la onnipotenza, bontà e fecondità. Nel "Mundus Cereris" — libro rituale e scentifico, che ogni iniziato doveva copiare e mandare a memoria — si ricordavano le tradizioni intorno all'origine dell'universo. Clemente Alessandrìno (6) afferma intatti che le dottrine rivelate nei misteri si riferivano ai temuti arcani della natura. Gli iniziati apprendevano le cagioni delle fasi lunari e delle eclissi del sole e tutta la cosmogonia conosciuta dagli Egiziani, esposta nel Timeo di Platone e nelle a "Metamorfosi" di Ovidio, più che ad altro, intesa a glorificare la prima, sola, universa cagione di tutte le cose, — unde — cantò Virgilio — hominum genus et ignes: la Causa Cauisarum di Cicerone.
La leggenda di Cerere facilmente si decompone dinanzi alla critica. Cerere è l'alma parens frugum; Proserpina — in greco, il frutto nascosto — la semenza: il nero Plutone il terreno: quindi l'allegoria della favola. La semenza è sepolta dall'aratro, rappresentato dal ferreo carro, su cui, tratto da neri cavalli, Plutone trasse Proserpina nei regni sotterranei: Cerere, figlia di Saturno — del tempo — e di Opi — della natura — figura il germe che matura col tempo: le faci di pino accese alle vampe dell'Etna, con le quali Cerere rintracia la figlia, rappresentano il Sole e la Luna che fanno germogliare la semenza; il sotterraneo fiume Aretusa, è simbolo del necessario percorso delle acque; Proserpina, costretta a vivere sei mesi con Plutone, ed altrettanti con Cerere, è l'emblema dei temipi indispensabili alla fecondazione e alla germinazione. La formidabile Ecate (7) compendia la leggenda: triforme o tergemina rappresentava i tre stati della germinazione: quando il seme è sotterra, è Proserpina; quando spunta, è Diana, amica, dei campi; quando, fatto spiga, matura e si estolle, è la Luna che grandeggia nei cieli. E si rappresentava con quattro mani: in una portava una falce, la scienza sacerdotale; nell'altra una chiave, accesso alla scienza; nella terza un serpente, la prudenza a conservar la scienza; nella quarta un flagello, castigo ai traditori della scienza.

Lamina in bronzo, risalente al III secolo a.C., in alfabeto dorico-tarantino, nella forma della fiaccola di Demetra. Dal Santuario di Demetra rinvenuto in Santa Maria d'Anglona è oggi conservata al Museo nazionale archeologico di Policoro.
Il testo recita:
« Philemena
figlia di Nikonos
e i suoi figli e nipoti
[indirizzano] a Demetra
una preghiera »
 

Ecate era terrifica a chi scendesse nell'Averno per passare agli Elisi, cioè a qualunque iniziato: invocata solennemente, diventava depositaria e vindice del giuramento. E sotto l'allegoria semplice del seme che, gittato nel terreno, coperto dall'aratro e nutrito dalle acque, si sviluppa, germoglia, cresce e matura, un'altra più profonda dottrina morale si nascondeva: il seme simboleggiava la mente: i processi della vegetazione frumentale adombravano le varie condizioni della mente sino alla maturità, ed il frumento, passato pel vaglio, raffigurava la purificazione dell'anima. In questi misteri si conteneva molta parte della greca filosofia, poiché essi, nella poetica simbologia dei fantasmi, custodivano ed adombravano l'intima natura ed essenza di tutte le cose. Gli iniziati professarono dunque una filosofia pratica e rappresentativa, ridotta ad Istituzione per assicurarne la durata, misteriosa, per accrescerle sicurezza e venerazione.


Ecate, genericamente rappresentata in triplice forma: 
giovane, adulta e vecchia

Un solo culto si celebrava negli antichi misteri: il culto della natura, personificata, come vedemmo, nel sole. L'iniziazione ai più alti gradi era il dispogliarsi del simbolismo, veste dei gradi inferiori e di tutti i popoli e di tutte le credenze esoteriche: i supremi iniziati assumevano vesti candide, semplici, modestissime, quali convengonsi a maestri e sacerdoti di verità, e si addentravano, spiriti liberi di paure, di passioni, di pregiudizi, nell'intima natura dei fenomeni e delle cose, nello studio delle umane istituzioni per migliorarle e volgerle al bene.

"O tre volte felici i mortali che dopo aver contemplato questi Mysteria, scenderanno nell'Ade;
solo loro potranno vivervi; per tutti gli altri tutto sarà sofferenza"
Sofocle frammento 719 Dindorf, 348 Didot.

I misteri di Eleusi durarono circa duemila anni e vennero fino al 380 dell'era volgare: da ultimo furono soppressi con la violenza dall'imperatore Teodosio, o perchè fossero, come alcuni ritengono, degenerati, o perchè alle vecchie e gloriose istituzioni sacerdotali dovesse, per fatalità storica, sovrapporsi il giovane Cristianesimo.

Bibliografia:
Ulisse Bacci, Il libro del massone italiano, Roma, Vita Nuova, 1922​

(1) Cocito fu un celebre medico dei secoli eroici, e guarì Adone della ferita che gli aveva fatta un cinghiale sul monte Libano: il che fece dire che il Cocito dell'inferno aveva reso alla luce questo giovane principe.

(2)
(3) Olimpiodoro il Vecchio (in greco antico: Ὀλυμπιόδωρος, Olympiódōros; ... – ...) è stato un filosofo neoplatonico[1] fondatore della Scuola di Alessandria di indirizzo neoplatonico con interessi mistici ed eclettici​.
(4) Il suo culto a Roma fu introdotto accanto a quello di Dis Pater (assimilato a Ade), nel 249 a.C. Si celebrarono allora in loro onore i Giochi Tarantini, così chiamati da una località nel campo di Marte, il Tarentum. Oggi è a lei intitolata l'Università Kore di Enna, città alla quale Proserpina era profondamente legata, e a Proserpina erano dedicate le Cotittie, antiche feste erotiche nate in Traa e poi diffusesi nel resto della Grecia.​
(5)  l'iniziazione ha i misteri di Eleusi difatti culminava in una “epopteia”, in una visione mistica di beatitudine e purificazione, che in qualche modo può venir chiamata conoscenza.​
(6) 
Clemènte Alessandrino. - Tito Flavio Clemente (n. forse ad Atene tra il 145 e il 150 - m. forse a Cesarea di Cappadocia tra il 211 e il 217); viaggiò in giovinezza, stabilendosi infine ad Alessandria, dove fu (dal 190) presbitero. Durante la persecuzione di Settimio Severo (202), si rifugiò presso il discepolo Alessandro, vescovo di Cesarea. 
(7) Ecate (in greco antico: Ἑκάτη, Hekátē) o Hekate o Hekat (in latino: Hecata o Hecate) è un personaggio di origine pre-indoeuropea che fu ripreso nella mitologia greca e romana e trasportato poi nella religione greca e romana. Ecate regnava sui demoni malvagi, sulla notte, la luna, i fantasmi, i morti e la Negromanzia.

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