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Cronache segrete della polizia fiorentina

Cronache segrete della polizia fiorentina
La polizia segreta, i Frammassoni e Carbonari

Il volgo li chiamava anche frammazzoni: eppure la loro esistenza non del lutto segreta in Firenze rimontava a diecine di anni addietro; ivi durante il dominio francese essi si erano apertamente diffusi e apertamente funzionavano, come in molte altre città d'Italia.
Nei Iavori della Loggia San Napoleone a Genova per la festa del San Giovanni di estate del 1812 venne recitata una poesia su questo tema: «La Maconnerie regardée comme la plus utile et la plus sublime de toutes les institutions humaines.» La massoneria si proclamava e agiva senza mistero, quasi ufficialmente collegata col regime napoleonico.
Uno dei fondatori della Loggia principale a Firenze fu il Coquet orologiaro, nella cui casa seguitarono a riunirsi i più ardenti fautori del partito francese: per lui Napoleone era Dio.
Codesta Loggia prese il nome della governante granduchessa Elisa e fu inaugurata solennemente nel 5809 ossia 1809, come si può leggere in un opuscolo stampato da Alauzet stampatore ordinario di S. A. I. e R. e intitolato:
« Précis des travaux dela O ... d' Elisa à l'o .. de Florence, velatif à l'installatvon de cette et à la féte de san auguste patrone.»
Diverse composizioni in versi furono allora cantate, una fra le altre da Fauchet prefetto di Firenze: e tutte si ispiravano alla più fanatica glorificazione dell'Imperatore.
Un'altra Loggia fiorentina fu intitolata Napoleone.
Secondo una nota della polizia, la Loggia (quale delle due non è precisato) sarebbe stata composta nel maggio 1814 da circa 130 fratelli: l'avvocato Piccioli venerabile, colla prima carica susseguente il Cleiber già impiegato ai tabacchi, il nobile Piero Mozzi, il marchese Torrigiani, il conte Girolamo de' Bardi, il conte Looz (un libertino), il nobile Da Filicaja, diversi preti, parecchi impiegati, alcuni indicati come giuocatori di faraone (famoso il conte Pierucci, ufficialmente impiegato quale ricevitore, forse già allora come fu poi delatore), un guardaroba di Corte, l'ex-comico Poggi marito della vedova nobile Gori, alcuni magistrati fra i quali il Carducci già presidente del Tribunale, un trattore e un locandiere (serventi in occasione dei pranzi di Loggia), il poeta Fidanza romano, alcuni ebrei e qualche ufficiale.​
Un'altra nota ne dà un centinaio: vi sono indicati come patrizi Pietro Torrigiani, Bartolomeo Niccolini, Piero Mozzi: inoltre l'architetto
Luigi Digny e il professore d'anatomia Paolo Mascagni.
Una terza nota dei loggisti e massoni die trovansi attualmente (20 luglio 1814) in Firenze ne porta il numero a 155.
Una quarta nota speciale attribuiva alla Loggia Napoleone 23 fratelli: tra i pezzi grossi i due commissari di polizia Mazzoni e Galassi, gli avvocati Piccioli e Collini, il Cinganelli incisore quello che va cogli occhiali, Cipriani buffo, il marchese Torrigiani e il Giovannini maestro dei suoi signorini, il Mozzi, il Becheroni comandante dei pompieri, Joubert colonnello della glandarmeria, il generale Radet della gendarmeria che andò a Roma.

 

L’immagine mostra un uomo protagonista di una cerimonia misteriosa e porta il titolo “iniziazione di Napoleone al grado di P: H: R degli Illuminati” con il commento: Ramentati di non cambiare mai il Cappello della Libertà per una Corona.

Il ripetersi di queste note ritoccate indica quanto premesse al​ Buon Governo essere informato circa i quadri di una associazione (misteriosamente designata in qualche rapporto colle iniziali m. m.) che esso non a torto considerava come ostile al restaurato ordine di cose, sebbene qualcuno volesse dire che il Granduca apparteneva alla Loggiadi Salisburgo, dove era stato Elettore.
La Loggia si era sciolta in apparenza per timore degli insulti popolari; ma la polizia riteneva, non a torto, che i fratelli stessero pronti a nuovamente riunirsi.
Frattanto si era scoperta l'abbandonata sede della Loggia Elisa al soppresso convento di Santa Lucia (1): nella cantina si trovarono diversi teschi e ossa di morti e uno scheletro intero dentro una cassa scoperchiata.
Il custode dichiarò al giudice istruttore che di quel locale in passato si era servita una società di frammassoni, i quali avevano tolto quei resti funebri dalle sepolture di San Pancrazio (2): aver sentito dire che lo scheletro potesse essere di uno dei Rucellai.​


Santa Lucia nella pianta del Buonsignori

 
I teschi erano 70: lo scheletro aveva intorno un pezzo di drappo rossiccio di seta. Certo si trattava di avanzi stati lungo tempo sotterrati e poi cavati all' aperto: lo confermavano tre urne di terracotta d'antichissima fattura che sembrava avessero contenuto visceri di cadaveri.
 
Si procedette poscia alla visita degli altri locali: molte erano le stanze, cominciando dallo spogliatoio, dallo scaldatoio col caminetto, dal ricetto dove tenevano un gran lume a stella. La sala aveva la porta e due colonne tinte a bronzo segnate colle maiuscole in oro B e I; sulle muraglie dipinti una luna e un sole nascenti fra le nuvole; nella vòlta una Madonna e angeli di pittura antica. Elevato il pretorio per il venerabilee e per i graduati, che adoperavano sedie di damasco rosso; il venerabile aveva una poltrona di punt'unghero a colori; i fratelli stavano in basso a sedere su cassapanche. Era prima la chiesa del convento: I'attiguo coro diventò la sala de' banchetti, dove in una nicchia solevano collocare quando banchettavano la statua di Madama Elisa: in altre circostanze ornavano le sale con gran festoni, tre lumiere nel mezzo e diversi lumi all'inglese alle pareti.
C'erano degli stanzini ad uso non determinato: e un'altra sala dove si vedeva dipinto un triangolo in mezzo ai raggi.
Tutte le pitture furono cancellate per ordine del Governo.
Lo scheletro del supposto Rucellai fu sepolto a Bonifazio: nel maggior silenzio della notte il curato l'attendeva con quella discreta pompa che conviene alle spoglie di un fedele: ma quando si alzò la cassa per ammagliarla, si sfasciò, cadde il fondo imporrato e lo scheletro di colpo si vide ridotto in polvere: cosicché gli astanti furono costretti a gettare nella sepoltura quelle ceneri per mezzo di una granata: gli avanzi della cassa vennero portati alla stanza mortuaria per bruciarli l'indomani.
Il custode dichiarò che quando la Loggia fu chiusa i fratelli frequentatori erano 63: di questi ne erano poi partiti 33, la maggior parte francesi e fra essi il prefetto Fauchet: fra i restati a Firenze il Morghen incisore (3) e «quel napoletano suonatore di clarinetto che diede un'accademia nel salone della Minerva» c'erano pure a Firenze altri frammassoni ma non appartenenti a Logge fiorentine.​


 
Non si fece chiasso della scoperta e delle informazioni, ma si inviperì la sorveglianza della polizia per tener dietro alle adunanze private di Liberi muratori fuori di Loggia. Il principe Rospigliosi scriveva al presidente Puccini il 18 luglio 1814:
«Si dice che i Massoni da qualche giorno, e precisamente dopo l'arrivo di due persone o milanesi o venute da Milano, si adunano ora in un luogo ed ora in un altro, avendo fatto una scelta ristretta della loro antica società — che hanno cambiato i contrassegni in gran parte, e che uno di quelli conservati o adottati per riconoscersi sia uno spillo alla giubba o alla camicia.»
Parlilo per il suo paese di Montepulciano il Mazzoni colla famiglia, alla testa delle cose massoniche lasciava il Montelatici: si pretendeva raccogliere lagnanze dei fratelli che egli si fosse appropriato per 5 mila lire di mobili. Il Montelatici aveva preso a pigione il primo piano di
casa Medici in Via Larga per 80 zecchini l'anno: si osservava aver egli solo la moglie e due bambine, mentre il quartiere era così vasto che si progettava di collocarvi la Presidenza del Buon Governo.
La polizia aveva un bel sorvegliare: finì col persuadersi che per adunarsi di nuovo i massoni aspettavano l'arrivo di qualche ministro forestiero a fine di esserne protetti: si consolava frattanto studiando di interpretare carte sequestrate scritte con caratteri massonici.
Col 27 dicembre, San Giovanni d'inverno, parve presentarsi l'occasione di fare una retata: «Fu veduto sortire da una casa in varie partite molti frammassoni. Siccome oggi al cader del sole è di rito conferire il grado di Gran cavaliere d'Oriente, la cerimonia è lunga e porta seco il banchetto, si potrebbero sorprendere, A quello che fosse comandato battere alla porta saranno insegnati i colpì, le parole e i segni.» Non se ne fece nulla perchè i massoni, probabilmente avvertiti, rimisero la funzione al San Giovanni d'estate.

 

Non restava che sorvegliarli individualmente.​
«Passeggia per Firenze vestito da officiale dei lancieri di Napoleone un tal Pecci da Montevarchi, reduce da Parigi dove era servente della Loggia l'Armonia: chiese al Mozzi una pastranella che non rese, un flak al Gherardesca, una sella al Bianchi, denari al Corsini, ec. infine non lasciò toscano senza visitarlo. Si presenta con diversi nomi, diversi titoli, diverse incombenze. Spaccia notizie di pace con chi vuole la pace, guerra con chi vuole la guerra: ora è prigioniero, ora disertore: ora va all'Elba, ora torna da Londra, ora di Francia, ora di Russia. S'annunzia sempre con segni massonici: non si è potuto sapere dove abita.»​
Ma anche la sorveglianza sugli individui non produceva gran frutto di polizia: si venne a sapere che alcuni massoni più distinti aiutavano segretamente i fratelli indigenti, che s'era spesso gran conversazione di massoni presso il livornese Giacomelli; era troppo poco.
L' avvicinarsi de' Napoletani nella primavera del 1815 diede coraggio ai fratelli. Notoriamente il re Gioachino era frammassone: anzi vi fu chi ne approfittò per scagionare i massoni dall'accusa di ateismo, osservando che Murat aveva fatto diversi regali alla Madonna di Loreto e voleva andare a Roma per prendervi la Santa Pasqua.
Altri pretendeva sapere di una congiura di frammassoni e giacobini per arrestare il Granduca e consegnarlo ai Napoletani.
Del 28 marzo è questa nota: «Nella villa della Gerini detta del Malespina a Ricorboli è per riaprirsi la Loggia massonica: dicesi capo sia l'avv. Piccioli che ha in affitto la villa. Ivi hanno trasportato candele nere, libri, vasi di terra e altri emblemi massonici. I contadini stanno attenti e alla prima adunanza si vogliono armare per dargli addosso. Quindi furono sospese le adunanze.»


Strette di mano massoniche

Vennero i Napoletani e, tosto scompigliati dagli Austriaci quasi senza combattere, ben presto ripartirono. Loggisti rmasero nell'ombra: solo diedero sospetto di «avere delle cose allegre,» nella speranza d'una vittoria di Napoleone, perchè il Mazzoni capo nascosto della Loggia, tornato a Firenze, era andato a Belvedere, chiamatovi dal capitano Niccolini ivi detenuto come prigioniero di guerra : «è un uomo assai infingardo, da non salire alla Fortezza senza qualche causa pressante.» Si verificò poi che il Mazzoni aveva fatto una colletta per il fratello Niccolini, e che in sua casa venne celebrata la festa di San Giovanni d'estate col relativo capitolo. Per il San Giovanni l' inverno l'evangelista, ritenuto protettore e titolare di tutte le Logge, si progettava una festa anche più grande e fu mandato a Livorno​ per concertarsi coi fratelli il Galassi: questo ex-commissario francese l'abbiamo visto già registrato tra le persone sospette e poscia impiegato dalla polizia granducale in missioni di fiducia; durante le quali uno dei suoi rapporti al Buon Governo ha il seguente N. B poscritto in francese, come per renderlo anche pili confidenziale:​
«J'ai recueilli différens détails touchant la société de Macons qu'on se propose de rétablir en temps plus calme dans ce pays-ci. J'en donnerai communication verbale à mon retour.»

Tradiva egli i fratelli, o metteva in mezzo la polizia?
Nel 1807 era stata istituita a Livorno la Loggia St. Jean d'Écosse: nel 1809 vi fu fondata, anche lì quasi ufficialmente, la Loggia San Napoleone: in questa era venerabile d'onore il prefetto, venerabile in esercizio il Lesseps ex-console generale di Francia, oratore l'avvocato Pietro Cercignani fiorentino (4), conosciuto per il suo attaccamento al sistema rivoluzionarìo; e gran lusso di altre cariche: il segretario, il tesoriere, il guardasigilli, i sorveglianti, i periti, i maestri di cerimonie, il terribile, il copritore, l'economo, l'architetto verificatore, il tesoriere de' poveri, l'ospitaliere, I'ordinatore di banchetti, ec. — Distinti i fratelli in diverse categorie: maestri, apprendisti, fratelli assenti, associati liberi (una specie di terziari degli ordini religiosi cattolici), serventi.
Il locale della Loggia fu poi adattato a uso di Borsa, e un avvocato fece questi versi :

 
Loggia fui dei Frammassoni,
Or son Borsa dei Mercanti:
Sono ancor gli stessi santi
E i medesimi padroni.

 
Era numerosissima la Loggia livornese: però molti dei soci se ne ritrassero alla caduta del regime francese: non c'era più nulla da guadagnare e tutto da perdere nel favore governativo. Rimanevano in maggio 1814 — secondo le informazioni della polizia — in tutto 85 fratelli: tra i principali il Maggi di mere (di maire, ossia di sindaco), alcuni magistrati, parecchi avvocati: dei grossi negozianti i due Bacrì ebrei, gli inglesi Webb e Grant; da questo, amico della nota Finelli maritata all'accanito giacobino e maggiore francese Filippi, andava spesso a pranzo il governatore Spannocchi. I fratelli Terrazzi tenevano crocchio di frammassoni nel loro fondaco, dove nonostante ricevettero a pranzo il cardinale Ruffo.
Sostenitore segreto della Loggia, in apparenza sparita dalla città, ma sempre funzionante in uno de' sobborghi, l'avv. Cercignani. Un tal Verdiani dichiarava essere stato servente della Loggia col permesso del confessore, a condizione di non mai mescolarsi che in atti di servitore: denunziò 35 fratelli a lui noti; la maggior parto negozianti (12 ebrei) e qualche pisano, fra cui il chirurgo Fedeli.
L'illustre Carmignani, professore di diritto criminale a Pisa, era fino dal 1807 fra gli apprentii della Loggia livornese St. Jean d'Écosse (5). In seguito ne venne fondata una anche a Pisa, poco numerosa e che si adunava irregolarmente in uno dei conventi soppressi.​

Tratto da G. Marcotti, Cronache Segrete della Polizia Toscana, Firenze, Editore G. Barbera, 1898

 

(1) Il monastero di Santa Lucia a Camporeggi è una edificio religioso scomparso di Firenze, già situato tra via San Gallo e via Salvestrina, davanti all'ospedale Bonifacio.
(2) La ex chiesa di San Pancrazio (o Brancazio, come la branca di leone sull'insegna di questo sestiere) si trova nell'omonima piazza a Firenze, incastonata su via della Spada, sul retro del Palazzo Rucellai.​
(3) Avvocato Cercignani  sarebbe diventato già nel 1806 uno degli appartenenti di maggior rilievo alla Massoneria livornese
(4) 
Raffaello Morghen, noto anche come Raffaele Morghen (Portici, 19 giugno 1758 – Firenze, 8 aprile 1833), è stato un incisore italia​

(5) La Loggia StJean d'Ecosse o Napoleone fondata agli inizi del 1808. Veniva chiamata San Giovanni e San Paolo dell'Oriente di Livorno ed era collocata nell'ambito di una parrocchia del suburbio livornese, quella di San Martino.

 

Diploma della Carboneria
 
 

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