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Pietro Leopoldo, il dopo Medici

Pietro Leopoldo ed il dopo Medici
Nel XVIII sec. Il Granducato di Toscana escludeva la Repubblica oligarchica di Lucca e lo Stato dei Presidi (i “Presidioscostituivano un'enclave della corona spagnola, ovvero un'isola indipendente all'interno di uno Stato e che con esso solo confina ): alla morte di Gian Gastone dei Medici, nel 1737, sale al trono, in seguito ad un accordo internazionale, Francesco Stefano di Lorena (il titolo granducale era stato inizialmente destinato all'Infante di Spagna Don Carlos ma, dopo la guerra di successione polacca, i Borbone lo insediarono nel più vasto regno di Napoli e di Sicilia; tale “gioco” diplomatico , come in altri casi coevi, avveniva all'insaputa dei popoli). Poiché il Granduca, marito di Maria Teresa, era anche imperatore, affidò la Toscana ad un Consiglio di Reggenza (composto da funzionari toscani e lorenesi); benché pressato dalle esigenze più incombenti della carica imperiale (non ultimo l'impegno richiesto dalla guerra dei sette anni), mandò da Vienna direttive precise, concentrandosi su: riordinamento e razionalizzazione dell'amministrazione; tentativo di ridimensionamento delle manomorte ecclesiastiche; risanamento delle finanze, a causa delle bancarotte medicee; prime operazioni di bonifica della Maremma  (questo problema sarà risolto in futuro da Leopoldo II).
Francesco Stefano di Lorena Peter Leopold Joseph Anton Joachim Pius Gotthard von Habsburg-Lothringen, per gli amici Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena, Granduca di Toscana (1765-1790), Imperatore del Sacro Romano Impero e Re d’Italia, Boemia e Ungheria (1790-1792).
Tutto ciò prepara il campo alla splendida stagione di Pietro Leopoldo. Con lui erano già tre le generazioni di Lorena volte verso l'Illuminismo: oltre il padre, infatti, anche il nonno aveva abbracciato il “dispotismo illuminato” [1] (la Lorena del duca Leopoldo è lodata da Voltaire nel suo “Siecle de Louis XIV”). Coadiuvato da personaggi capaci come Pompeo Neri, Francesco Gianni, Giulio Rucellai, Franz e Anthon von Thurn, Vittorio Fossombroni -quest'ultimo servirà anche Ferdinando III e Leopoldo II.
– attuò moltissime e notevoli riforme:
- l'eliminazione delle dogane interne, al fine di creare un mercato interno;
- l'attuazione del lliberismo per l'importazione di cereali, con intervento diretto dello Stato sul prezzo delle derrate per salvaguardare gli strati più poveri della popolazione;
-il miglioramento dell'agricoltura – difatti, il Granduca credette, secondo il pensiero fisiocratico, alla centralità dell'agricoltura all'interno del sistema economico; in questo periodo, non a caso, sorge l'Accademia dei Georgofili. La conquista di nuovi spazi coltivabili avvenne non solo con il prosciugamento della Val di Chiana, ma anche tramite la soppressione del fidecommesso e la riduzione della manomorta ecclesiastica, grazie alla statuizione di un limite alle donazioni.
Immagine del testo completo del Regolamento particolare della comunità di Firenze così come inserita nella raccolta delle Leggi e Bandi del Granducato di Toscana del 1781 (dal sito dell’Archivio Storico del Comune di Firenze)
Testo completo del Regolamento particolare della comunità di Firenze così inserita nella raccolta delle Leggi e Bandi del Granducato di Toscana del 1781
(Archivio Storico del Comune di Firenze)
Con il Regolamento il Sovrano creò formalmente «un’Amministrazione comunitativa che, con il titolo di Comunità di Firenze, [avrebbe dovuto] soprintend[ere], e provved[ere] a certi oggetti di pubblico comodo ed utilità in luogo delle antiche Magistrature soppresse e riformate secondo che per i tempi esigevano le circostanze».
Firenze, insomma, a partire dal novembre 1781 abbandonava il ruolo di città dominante per assumere quello più ‘moderno’ di capitale di uno Stato, quello lorenese, che fin dal 1737 era apparso intollerante nei confronti dei retaggi paternalistici lasciati in eredità dal regime mediceo.
- l'estinzione del debito pubblico ereditato dai Medici;
- la distinzione dei beni della Corona da quelli dello Stato (secondo le prassi dell'epoca, Gian Gastone aveva attinto denaro per le sue fastose spese personali ai fondi destinati alla “cosa pubblica” e al suo mantenimento);
- la soppressione delle corporazioni di Arti e Mestieri, enorme elemento di immobilità;
- la lotta contro i privilegi feudali (ad es., i Cavalieri dell'Ordine di S.Stefano non furono più esentati dalle imposte);
- l'introduzione di un'imposta proporzionale al reddito per tutti i possidenti;
- l'abolizione dei lucrosi appalti ai privati per la riscossione delle tasse;
- la politica di neutralità disarmata (c'erano bisogni più urgenti delle spese militari);
- l'eliminazione di autorità locali e municipali superflue ed inutili, irrazionali, fondate “sull'anarchia regolata dall'arbitrio”;
William Berczy, La famiglia di Pietro Leopoldo granduca di Toscana, 1781-82 ( Firenze, Galleria d’Arte Moderna).
Immagine tratta da museo galileo
William Berczy, La famiglia di Pietro Leopoldo granduca di Toscana, 1781-82 ( Firenze, Galleria d’Arte Moderna).
- l'affermazione del monopolio statale della giustizia, con tribunali comuni per civili e religiosi;
- l'abolizione della pena di morte;
- l'abolizione dell'Inquisizione;
- l'affermazione dei seguenti “Punti Ecclesiastici”:
I)   Rafforzamento dei Vescovi;
II) Semplificazione delle funzioni religiose, ancora caratterizzate dalla pompa barocca, ed interiorizzazione, su influenza giansenista, della vita religiosa.                                                    
In quest'ultima opera il Granduca ebbe la collaborazione del vescovo Scipione de' Ricci;

- il progetto di Costituzione, con l'affermazione di diritti naturali inalienabili e la delimitazione dei poteri del sovrano.
Infine, si osserva che Pietro Leopoldo si ispirava, sotto il profilo della metodologia, all'empirismo[2]. visitando in lungo e in largo la Toscana al fine di conoscere direttamente i problemi e studiare le soluzioni più adatte. Le sue notazioni, tra l'”operoso” Valdarno e il “fradicio” Pisano, sono ancor oggi godibili. In più, si trovano anche interessanti osservazioni “antropologiche”: “In Toscana generalmente la nazione ed in ispecie il popolo basso è buono, docile e di buona volontà. I delitti violenti, i furti violenti, gli ammazzamenti, i ferimenti sono eccessivamente rari; il popolo è piuttosto devoto, ma poco superstizioso, fuorchè in qualche luogo della campagna. I Toscani hanno generalmente molto ingegno, vivacità e talento naturale, benché sia poco coltivato colli studi e coll'applicazione” . 
Piace qui ricordare che, in un opuscolo per le elementari a cura della Regione Toscana, Pietro Leopoldo prende vita da un ritratto e si appassiona per la rete internet e per le agenzie di viaggi: ritengo la cosa abbastanza verosimile!
Continua
[1] DISPOTISMO ILLUMINATO (o assolutismo illuminato): governo di un principe che si avvale del suo potere assoluto per migliorare, attraverso una politica di riforme, le condizioni di vita dei popoli che gli sono soggetti.
[2] EMPIRISMO: Indirizzo filosofico che pone nell’esperienza la fonte della conoscenza. 

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