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Ritorno a casa, Firenze

Intermezzo Toscano, Vallecchi Editori, 1919, Firenze
Ritorno a casa di Renato Zavataro
Nato a Firenze il 13 luglio 1886 
Laurea in Giurisprudenza; Avvocato 


 
L'ultima galleria — il treno esce con fragore dai fianchi della montagna e corre giù rapido verso Pistoia.
La sola lampada elettrica che ci ha illu- minati della sua luce gialla nelle tenebre della terra, ora è vinta dal sole che entra a fiotti dai finestrini.
Respiro libèramente. Mi alzo dal posto, salto sulle gambe dei miei compagni di viaggio, esco nel corridoio per guardare le ultime colline che degradano nel piano.
Piccoli villaggi bianchi tra castagneti verdi — un nastro bianco di strada maestra — fi-lari di pioppi allineati sulla terra gialla già arata — qualche pagliaio come un vecchio pallone capovolto — un crocicchio di strade con un tabernacolo — due buoi bianchi fermi davanti ad una grande casa quadrata — tre cipressi su un cocuzzolo pietroso: aria toscana - aria della mia terra!
Da sedici mesi non ero venuto in licenza e sento di ritornare nel mio mondo come se scendessi da un altro pianeta. Abbasso il cristallo del finestrino e vedo nel piano le torri grigie di Pistoia un po' indorate dal sole autunnale.
Sono divenuto impaziente — vorrei avere le ali ai piedi — il treno fila via veloce, ma a me sembra che vada troppo piano.
Pistoia — volta grigia della stazione — un uffìciale grasso della territoriale colla ciarpa azzurra — gruppi di soldati carichi di zaini che scendono dal treno — un uomo con una bandiera rossa che corre lungo un binario lucente —
Montano vicino a me dei grossi fattori di campagna colle barbe fatte di fresco e con enormi catene d'oro alla sottoveste — parlano di bestie — si parte — si parte — la mia impazienza è al colmo — tra un'ora sarò a Firenze, nella mia città...* Il treno fila sul rettilineo.
Io penso che quando partii per la guerra lasciai il mio paese con indifferenza, quasi con piacere — mi sembrava esser stato sempre vicino a della roba vecchia — anche le sue bellezze mi avevano stancato — ora invece tutte le cose hanno un nuovo aspetto: più vero e più fresco — mi persuado che per amare e conoscere la propria città bisogna esserne stati molto lontani — e poi alla guerra ! — Qui invece tutto è pace — anche i campi sembrano riposare — e le case sembrano disabitate.... C'è un sole opaco, tepido che dà a tutte le cose dei toni e dei colori meravigliosi — Gli olivi sem- brano dei mandorli in fiore tanto sono chiari sotto vento! Che commozione! Da tempo non ero abituato a queste sensazioni. C'è un vecchio strato che risorge in me all' improvviso e che io credevo sepolto: ogni pensiero è ricordo o nostalgia.
Ma è la guerra che ci ha resi così? Io credevo il contrario — credevo di esser divenuto più forte e più impermeabile al sentimento.
Il treno rallenta — Prato — sorrido e ricordo la mia licenza liceale — poi un lungo pomeriggio passato qui per una panne alla motocicletta ritornando da una gita a Montepiano.
Ero con un mio carissimo amico: il Fiori — morto anche lui alla guerra — non si sapeva come passare le ore in attesa del treno — dopo un lungo errare per le vie deserte entrammo nel chiostro di una piccola, chiesa di frati fuori del paese — Rivedo ancora tra le severe colonne di pietra quel giardino traboccante di rose in un odore morto di violacciocche e d' incenso. Noi eravamopieni di vita — si era percorso tutti gli appennini sulle nostre macchine rombanti e quel silenzio ci fece muti e tristi. Dopo la curva di Calenzano, incoronata dalle colline verdi, Firenze.
La cupola del Bninelleschi e il campanile bianco come un giglio emergono in un'aria grigio-viola.
Il suo colore! Guardo la fila di cipressi magri che salgono verso la calvizia di Monte Morello — poi Montughi e Fiesole ridenti di ville e giardini.
Il treno rallenta — vorrei scendere subito — correre a casa mia — mi guardo nel cristallo dello scompartimento: ho gli occhi ripieni di gioia. Intorno a me i pistoiesi parlano ancora di bestie mandando buffate violette dai mezzi sigari toscani.
La carrozza che mi porta a casa passa da
Orsanmichele — S. Giorgio di Donatello è il primo fiorentino che vedo - ed è veramente un ragazzo fiorentino così alto e slanciato, pronto ad uscire dalla nicchia per muovere col suo passo fermo e sicuro a testa nuda verso una nuova battaglia. — Piazza Signoria — Ponte alle Grazie — il fiume.
Non sono in tempo a dire al cocchiere di proseguire sul lungarno che già la carrozza scende per le vie buie e povere di S. Niccolò.
Poi la luce — il verde — il viale dei Colli: la mia casa.


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