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La resistenza di Livorno 1849

La resistenza di Livorno (1849) di Giovanni Baldi.
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La Toscana — sotto lo scèttico Fossombroni — aveva saputo mantenersi fino ad un certo punto resistente alle pressioni del papato e dei gesuiti e da quelle dell'impero, e abbiamo veduto come, nel '21; sapesse tenersi immune dalle persecuzioni che, ferocissime, imperversarono altrove contro i Carbonari. Abbiaimo visto altresì come nel granducato avessero trovato, per un certo tempo, sicuro asilo non pochi profughi — tra i quali il generale Pepe e il Tommaseo. Possibile fu al Guerrazzi, a Carlo Bini, al Mayer, al Benci e al Demi far vivere, dal 1829 al 1830, anno in cui fu soppresso, l'Indicatore Livornese, ove scrisse anche il Mazzini; a Gian Pietro Vieusseux il fondare l'Antologia, che raccolse gli scritti de' nostri migliori. La Giovine Italia v' ebbi seguaci — tra essi il Bini, il Mayer, Pietro Bastogi — che n' era il cassiere — Pietro Thouar, che ne diffondeva le pubblicazioni, l'abate Contrucci di Pistoia e altri non pochi, finiti poi — i più — come Dio volle. Né le cospirazioni mancarono in Toscana; famosa per essere affogata nel ridicolo per colpa del moderato Libri e dall' avv. Salvagnoli, quella che ebbe il suo esito finale al veglione del giovedì grasso del 1831 al Teatro della Pergola in Firenze.
La resistenza di Livorno e le vicende della toscana1849
Casa Editrice Nerbini, 1905, Firenze.
 


 
 
 

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