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Arcangela Paladini, la Cantatrice della Serenissima

Arcangela Paladini
La "Cantatrice della Serenissima"
 
Sotto il porticato della chiesa di Santa Felicita, sulla parete di sinistra, si trova il bel monumento sepolcrale di Arcangela Paladini, commissionato dalla granduchessa Maria Maddalena d'Austria ad Agostino Bugiardini e Antonio Novelli. Il  sarcofago è quanto mai suggestivo perché presenta l'effige scolpita della fanciulla, purtroppo morta giovanissima di tisi, nel busto contornato ai lati dalle allegorie della pittura e della musica. Un celebre personaggio femminile vissuto all'inizio del XVII secolo noto a pochi, che condivise con  Artemisia Gentileschi il talento e l'amicizia, ma sfortunatamente non la fama. 
Figlia di un pittore, Filippo Lorenzo Paladini, allievo di Bernardino Poccetti (autore del disegno della facciata arnolfiana eseguito prima dello smantellamento avvenuto1587 per volere del granduca Francesco I) si dedicò alla pittura che poté coltivare nel monastero di Sant'Agata in via San Gallo, studiando col pittore Jacopo Ligozzi: all'epoca infatti non era consentito alle donne di frequentare le botteghe artigiane. Tuttavia sarà la sua incantevole voce ad essere notata e apprezzata in ambito granducale, in particolare dalla granduchessa Maria Maddalena D'Austria, moglie di Cosimo II de' Medici, che farà da madrina alla figlia, chiamata Maria Maddalena in suo onore, avuta dopo il matrimonio con l'artista Jan Broomans, esperto di ricami, presentatole dalla stessa granduchessa.
Arcangela canterà nella chiesa di Santa Felicita e alla corte medicea di
Palazzo Pitti riscuotendo molto successo, tanto che divenne nota col titolo di “Cantatrice della Serenissima”. Si narra che Arcangela collaborò, a dispetto delle voci che la vollero sua rivale, con un'altra famosa cantate del periodo, Francesca Caccini (figlia del grande musicista Giulio Caccini) in numerosi spettacoli, alcuni di mano di Michelangelo Buonarroti il Giovane, allestiti alla corte granducale.
Purtroppo non ci è pervenuta alcuna opera pittorica di Arcangela ad eccezione del suo bellissimo autoritratto, dipinto nel 1621 per Maria Maddalena, conservato fino a poco tempo fa nella collezione del
Corridoio Vasariano. Qualche tratto fisionomico suo proprio affiora probabilmente anche nella Santa Cecilia di Artemisia Gentileschi per la quale Arcangela forse fece da modella.
Di certo l'epitaffio in latino di Andrea Salvatori  ha tramandato nei secoli, incisa nella pietra tombale, la memoria di una donna di straordinario talento.


D.O.M
ARCANGELA PALADINA IOANNIS BROOMANS ANTURPIENSIS UXOR -
CECINIT HETRUSCIS REGIBUS, NUNC CANIT FRO -
VERE PALLADINIA QUAE PALLADEM ACU, APELLEM COLORIBUS
CANTU AEQUAVIT MUSAS
OBIIT ANNO SUAE AETATIS XXIII – DIE XVIII OCTOBRIS MDCXXII
SPARGE ROSIS LAPIDEM COELESTI INNOXIA CANTU
THUSCA JACET SIREN; ITALA MUTA JACET

 
«A Dio Ottimo Massimo Arcangela Paladini, moglie di Giovanni Broomans di Anversa. Cantò per i sovrani di Etruria, ora canta a Dio. Veramente alunna di Pallade, essa che eguagliò Pallade con l'ago,  Apelle con i colori, col canto le Muse. Morì a ventitre anni, il giorno diciotto ottobre milleseicentoventidue. Spargi di rose la lapide. Innocente con il suo canto divino, la Toscana Sirena giace, giace l'Itala Musa».



Monumento funebre di Arcangela Paladini nel Loggiato della Chiesa di Santa Felicita


L'autoritratto di Arcangela Paladini.


Santa Cecilia di Artemisia Gentileschi per la quale Arcangela, forse, fece da modella

 

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