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Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico

Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico
 (Firenze, 1º gennaio 1449 – Careggi, 8 aprile 1492)


Il Magnifico Lorenzo nacque in Firenze il 2 gennaio 1448 da Piero di Cosimo de' Medici. La madre fu Lucrezia Tornabuoni. Maestri nelle discipline letterarie, gli furono Gentile Becchi. Argyropulos, Cristoforo Landino, Marsilio Ficino. Compagni di vita seria e faceta, nei piacevoli riposi di Careggi, il Poliziano, Matteo Franco, il Pulci, ed altri spiriti colti e mordaci. A ventanni Lorenzo de' Medici si fidanzò con Clarice di Jacopo Orsini, che sposò nel giugno del 1469. A 21 anni, succedette al padre nel governo supremo della repubblica di Firenze. Dotato di vivacissimo ingegno, ebbe fermi ed alti nell'anima gli ideali d'ingrandire la propria casa e di accrescere gloria al Comune fiorentino; di essere, come fu, il supremo moderatore politico degli Stati italiani, assicurando un'era di pace e di prosperità al Paese rifiorente per il rigoglio prodigioso di tante intelligenze.
Nel 1471 Lorenzo venne a Roma per l'incoronazione di Sisto IV, e, in quell'occasione, Leon Battista Alberti gli fu guida nelle sue ripetute escursioni archeologiche. Amò l'arte quasi corno so stesso; fu un appassionato raccoglitore di codici preziosi, di statue antiche e moderne, di quadri, di medaglie. Raramente si fuse così bene in un principe l'anima di un poeta mecenate e di un politico saggio ed avveduto. I suoi amori giovanili per la Lucrezia Donati, ad onor della quale giostrò nel '69 in piazza
S. Croce, gli inspirarono sonetti e canzoni d' intonazione petrarchesca e platonica che in parte, imitando la Vita Nuova, commentò in prosa. Compose le Selve d'amore in ottava rima ad imitazione di quelle di Stazio.
Scrisse poemetti lirici, drammatici, morali, come il Corinto, l'Ambra, la Caccia col falcone, la Nencia da Barberino, ove il suo amore rusticano cantò rusticamente; nel Simposio, accondiscendendo ad un'inclinazione plebea del suo spirito, fece una volgare parodia della Divina Commedia, in terzine. Anima stranamente complessa, una e discorde, ricca fuor di misura dei più diversi sentimenti ebbe
Lorenzo il Magnifico.
Lo dicono i suoi canti carnascialeschi e le sue laudi religiose, la favola semi-drammatica degli Amori di Marte e Venere e la sua Rappresentazione di S. Giovanni e Paolo. Pagano e cristiano ad un tempo, perfetto rappresentante dell'età sua, così
Lorenzo de' Medici viene giudicato dal Machiavelli: "Fu dalla fortuna e da Dio sommamente amato; per il che tutte le sue imprese ebbero felice fine, e tutti i suoi nemici infelice ... le quali cose lo facevano tenere iu Italia mirabile. La quale riputazione ciascuno giorno per la prudenza sua cresceva; perchè era nel discorrere le cose eloquente ed arguto, nel risolverle savio, nell'eseguirle presto ed animoso. Né di quello si possono addurre vizi, che maculassero tante sue virtù, ancorché fusse nelle cose veneree meravigliosamente involto, e che si dilettasse di uomini faceti e mordaci, e di giuochi puerili, più che a tanto uomo pareva si convenisse; in modo che molte volte fu visto intra i suoi figliuoli e figliuole tra i loro trastulli mescolarsi. Tanto ché a considerare in quello e la vita leggera e la grave, si vedeva in lui essere due persone diverse, quasi con impossibile congiunzione congiunte..."
Visse Lorenzo gli ultimi due anni della sua vita nella villa di Careggi, ove prima di morire chiamò a sé
Girolamo Savonarola per riconciliarsi con Dio. Pasquale Villari così narra il supremo convegno fra Lorenzo moribondo ed il grande domenicano: Tre peccati egli voleva confessare a lui e chiederne assoluzione: il sacco di Volterra; i danari tolti al monte delle fanciulle, cagione a moltissime di perduta vita; il sangue sparso dopo la congiura de' Pazzi. Nel parlare il Magnifico si agitava di nuovo, ed il Savonarola per calmarlo andava ripetendo: "Iddio è buono, Iddio è misericordioso." Ma, aggiunse, non appena Lorenzo ebbe finito di parlare, vi bisognano tre cose..." E quali. Padre ? — rispose Lorenzo. Il volto di Savonarola divonìa grave, e, spiegando le dita della sua destra, egli incominciava a dire: "Primo. Vi bisogna avere una grande e viva fede nella misericordia di Dio. "Questa io l'ho grandissima." "Secondo. Vi bisogna restituire tutto il mal tolto, o commettere ai vostri fioli che lo restituiscano per voi." A questo il Magnifico parve rimanere meravigliato e dolente; pure facendo forza a sé stesso, acconsentì con un cenno del capo.
Il
Savonarola levossi finalmente in piedi, e mentre il moribondo principe si rimpiccioliva pauroso nel letto, egli sembrava divenire maggiore di se, dicendo: "Ultimo. Vi bisogna restituire la libertà al popolo di Firenze." Il suo volto era solenne; la voce quasi terribile; gli occhi per indovinare la risposta stavano intenti e fissi in quelli di Lorenzo; il quale, raccogliendo quante forze la natura gli aveva lasciato in quel punto, volse sdegnosamente le spalle senza pronunciare più parola. E così il Savonarola si partiva senza dare l'assoluzione; ed il Magnifico, lacerato dai rimorsi, dava poco di poi l'ultimo fiato il giorno 8 aprile 1492... Egli fu sepolto nella Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo.

Piero Misciattelli, Personaggi del Quattrocento Italiano, Roma, Editore Gaetano Garzone Provenzani, 1914

 


Giorgio Vasari, ritratto di Lorenzo il Magnifico de' Medici
Il dipinto fu commissionato da Alessandro de' Medici che lo donò, insiemead un proprio ritratto e ad uno di Caterina de' Medici ad Ottaviano de' Medici. Sullo sfondo vi sono iscrizioni ed allegorie allusive alle virtù del Magnifico e alle sue vittorie sul vizio, spiegate accuratemente dallo stesso Vasari. Nel catalgo generale degli
Uffizi la scheda relativa al dipinto è errata dal momento che unisce notizie dell'originale in esame ad altre relative alla copia del dipinto conservata nei depositi degli Uffizi. ​

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