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Ser Brunellesco, l'architetto

Ser Brunellesco, l'architetto
Filippo di ser Brunellesco Lapi (Firenze, 1377 – Firenze, 15 aprile 1446)​

Per servire alla brevità non mi fermerò sulle circostanze che precederemo la edificazione della volta della Cupola. Non dirò che a seconda del disegno di Arnolfo, la Cupola dovea immediatamente riposare sui pilastroni formanti l'ottagono e poco elevarsi, siccome la espresse Simone Memmi nel Capitolo di S. Maria Novella: Non richiamerò l'attenzione alle questioni che Filippo di Ser Brunellesco dovè incontrare ond'essere eletto in preferenza di cento e più Architetti dei primarj di Europa, disegnatore della Cupola, e Direttore della costruzione di essa. Tacerò i di lui bizzarri pretesti, le finte malattie, in specie quella di fasciarsi il capo, e simulando di essere afflitto da acerbi dolori, giacere in letto per due intieri giorni , ed applicarsi ove credeva dei panni caldi; tutto così operando non per togliersi soltanto, come difatto si tolse d'attorno il Ghiberti che li Operaj e i Consoli dell'Arte della Lana aveangli dato per compagno nella esecuzione del lavoro, ma ancora per non partecipare con altri della gloria che sperava ritrarne. Brunellesco era troppo sicuro di ben voltare la Cupola, avendone già, ancor senza centine, voltate due in Firenze, una in S. Felicita alla Cappella dei Barbadori, la seconda in S. Jacopo sopr'Arno alla Cappella di Sriatta Bidolfi.
 


Presunto ritratto di Brunelleschi, MasaccioSan Pietro in cattedra (1423-1428), Cappella Brancacci


La Cupola della Metropolitana principiò nel 1419 ad innalzarsi senza centine dagli occhi maggiori negli ottagoni. Morto Filippo di Ser Brunellesco non mancava da compirsi che una parte della Lanterna di marmo, portata a fine nel 1461 secondo le regole prescritte nel di lui Testamento, da Giuliano da Majano. Quindi nel 27. Maggio 1474 fu Posta sulla Lanterna la palla di rame fatta da Andrea Verrocchio, e la Croce; cosicché tutto l'insieme della macchina si elevò da terra fino alla estremità della medesima Croce 202 braccia, repartite 1.34 nella Cupola, 36 nella Lanterna, 4, nella palla , 8 nella Croce.
Portata a questo punto la maestosa Mole, tanto ella fu e sarà sempre un oggetto di meraviglia, che oltre ad averla Benvenuto Cellini appellata, "La meraviglia delle cose belle", Michel'Àngiolo Buonarroti, le di cui lodi l'Ariosto ( C.° 33. ) celebrò

 

E quel di' a par sculpe e colora

Michel più che mortale Angel divino,


giunse a farne copia per quella del Tempio di S. Pietro in Roma, la quale, tuttoché superi io braccia in altezza la originale di Brunellesco, pure non la pareggia in sveltezza , e resta in tal guisa verificato il sentimento dello stesso Michel'Àngiolo, cioè che la Cupola di Firenze possa appena imitarsi non che superarsi coll'arte.
 


Modello ligneo della cupola e delle absidi di Santa Maria del Fiore, attribuito a Brunelleschi
Museo dell'Opera del Duomo

Osserviamo per altro che quanto all'ornato non restò la Cupola terminata. Filippo avea inventati diversi disegni dell'esterno Ballatojo o Loggiato , ma della incuria dei Ministri dell'Opera essendo stati smarriti, Baccio d'Agnolo ne improntò uno del tutto nuovo, ed incominciò ad eseguirlo nella parte rimpetto al Palazzo Guadagni oggi Riccardi. Tornato da Roma a Firenze il Buonarroti e vedendo che per la fabbrica del Ballatojo si tagliavan le morse lasciate fuori con giusta ragione da Brunellesco, non potè frenarsi dall'esclamare che se tagliavansi le morse, la Cupola avrebbe diminuito in saldezza; che Baccio d'Agnolo avea formato invece del Ballatojo, una gabbia da grilli; e che la circonferenza della Cupola richiedeva altro più esteso lavoro e con diverso modo, arte, e grazia costruito.

Tali accenti di indignazione proferiti da uomo giunto all'apice della gloria , bastarono a far sospendere il proseguimento della cattiva impresa, ed a sollecitar MicheAngelo a presentare un proporzionato disegno pel nuovo Ballatoio al Cardinale Giulio de Medici.
Le molte dispute che si ventilarono su' quel disegno ne produssero l'assoluto rigetto, ed intanto la Cupola rimase non compita all' esterno.

Luigi biadi, Notizie sulle antiche fabbriche di Firenze non terminate e sulle variazioni alle quali i più ragguardevoli edifizj sono andati soggetti, Firenze, Stamperia Bonducciana, 1824
 

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