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Quartiere 2

Zone: Campo di Marte · Le Cure · Viali · Bellariva · Coverciano · Settignano · Collina nord

TERRITORIO
La zona di Campo di Marte rappresenta il quartiere 2 di Firenze.
La zona venne edificata nel 1812 su progetto dell'architetto Luigi de Cambray Digny per l'addestramento dell'esercito toscano, rimesso in piedi dopo l'Occupazione francese di Napoleone. Negli anni trenta del Novecento la zona venne riconvertita a polo sportivo, ed ancora oggi mantiene questa valenza ospitando i maggiori impianti sportivi della città.
Fu Giuseppe Poggi a decidere la creazione dell'area destinata a esercitazione e parate militari in un'area prossima al torrente Affrico. Nel suo piano del 1865 l'area avrebbe dovuto trovarsi sulla sponda opposta alle Cascine, mentre nel progetto successivo del 1877, l'area di Campo di Marte trova già la sua collocazione attuale sul perimetro di viale Manfredo Fanti.
STORIA
Nei primi del Novecento sul campo di Marte disputavano le proprie partite le prime società calcistiche di Firenze: una delle prime squadra a giocare su questo campo è stata la Florence Football Club seguita poi dall'Italia Foot-Ball Club, in seguito la Juventus Foot-Ball Club, il Club Sportivo Firenze, Firenze FBC e la PGF Libertas.
Vari ritrovamenti archeologici attestano che la zona delle Cure, Settignano, Camerata, era già abitata in epoca etrusca e poi romana, perché si affacciava lungo il tracciato di una strada che nel tempo modificò il percorso, assumendo un andamento parallelo all’Arno e divenne parte integrante della Via Cassia. Nella parte est della città, fra Borgo Pinti e piazzale Donatello, si insediarono, in un campo trincerato, i Goti per conquistare Firenze (541), campo che fu probabilmente riutilizzato almeno in parte, dai Longobardi, i quali crearono un vero sistema difensivo della città, dal guado dell’Arno a est e dalle vie che dal fiume, lungo la valle del torrente mensola, portavano a Fiesole ed a Settignano.
Va ricordato inoltre che dall’epoca romana all’alto medioevo, l’Arno fu navigabile fino all’Affrico ed al Vadum Longum (Varlungo), come è testimoniato dall’impresa di alcuni vascelli vichinghi che nel '861 riuscirono a risalire il fiume. Intorno all’anno mille si iniziano registrare gli straripamenti del fiume e per la prima volta viene citato un Bixarno a monte della città. L’Arno infatti, a causa delle numerose piccole pescaie e delle steccate, create per ottenere vivai di pesci, per irrigare i campi e per alimentare i numerosi mulini, cominciò con sempre maggiore frequenza ad inondare i terreni circostanti e un poco per volta formò due grandi isole: una che giungeva fino alla croce posta lungo la via Aretina fu chiamata “isola di Camarzo” o anche “Piagentina” (da piaggia, piano che discende verso il fiume), l’altra si estendeva ad ovest, dove si trova l’attuale quartiere di Santa Croce. Il controllo diretto sui fiumi da parte dei Comuni nel 1200, stabilì la demolizione di tutti gli ostacoli eretti sull’Arno, permettendo però il potenziamento dei mulini che servivano sia alla macinazione dei cereali che a far funzionare le gualchiere per la lavorazione dei tessuti e della lana, offrendo così un grande impulso economico alla zona est di Firenze.
A parte la venuta a Firenze dell’imperatore Arrigo VII, che, nel settembre del 1321, si accampò attorno al Monastero di San Salvi per assediare la città, ben poco si sa delle vicende storiche che riguardarono questa zona. Sappiamo però che, all’esterno della porta di Giustizia accanto alla torre della Zecca, sorgeva il patibolo per l’esecuzione delle condanne a morte, che nel 1531 fu spostato all’esterno della porta alla Croce, l’attuale piazza Beccaria. Per il resto, a parte qualche isolata costruzione fra cui la Casaccia e Villa il Giardino (l’odierna Villa Arrivabene) contornata da un importante orto botanico curato dai proprietari di allora, la famiglia Soderini, la zona fino alla metà dell’800 era un’unica grande distesa di campi coltivati intervallata da alcune piccole fabbriche di mattoni e nuclei abitati da operai ed artigiani. Gli abitanti della zona erano pochissimi, tanto più che la vasta distesa pianeggiante non faceva parte del Comune di Firenze che solo nel 1865, con l’abbattimento della cerchia muraria, si ampliò e si estese fino a San Salvi, Varlungo e Ponte al Pino, aggregando parte del territorio della Comunità di Rovezzano (che fu soppressa) e di Fiesole. Tutta la zona pedecollinare fu in passato sede di alcuni monasteri, tra cui il più importante era quello di San Salvi, conserva molte tracce di questa storia nei tabernacoli ancor oggi esistenti; tutta la zona è stata scarsamente abitata fino alla fine del secolo scorso. Dopo che una parte consistente dell’antico monastero di San Salvi fu occupata dall’Ospedale psichiatrico Vincenzo Chiarugi, e soprattutto dopo l’abbattimento delle mura di Firenze dal lato sud, la zona comincia a prendere sempre più importanza da un punto di vista degli insediamenti umani, con tante nuove costruzioni, prima quelle ottocentesche realizzate per far fronte alla Firenze capitale, poi, con la dismissione definitiva dell’ospedale psichiatrico, con i nuovi insediamenti odierni.
 
Il refettorio di San Salvi
Il Cenacolo di Andrea del Sarto

Tracce del passato, nel Cenacolo di San Salvi, oggi sede di un importante museo con la famosa ultima cena di Andrea del Sarto, e dell’oggi nel Centro Tecnico Federale di Coverciano, nel Museo del Calcio e nella nuova viabilità sorta dal riempimento del Torrente Affrico, nei nuovi parchi, nel nuovo parcheggio di piazza Alberti e nella nuova piazza Nannotti.
La parte di via Aretina fu di fatto costruita sull’arteria storica che portava ad Arezzo, anche qui avevano sede in passato attività legate all’agricoltura, allo sfruttamento delle acque (vivai e pescherie, gualchiere ecc.) nonché a piccoli ma numerosissimi insediamenti artigiani, soprattutto nella zona di via Gioberti e di tutte le piccole arterie limitrofe (via Luna ecc.). La vocazione soprattutto commerciale rimane nella via Gioberti che oggi fa concorrenza alle strade del centro storico, mentre la parte di Varlungo e Bellariva riveste importanza soprattutto per essere zona densamente abitata, vista anche qui la progressiva ed inarrestabile dismissione di fabbriche e insediamenti industriali. Ricordiamo il recente Parco Pazzagli con le sue opere d’arte all’aperto, il teatro tenda ora Obihall, il complesso sportivo di Bellariva e Villa Favard, importante parco cittadino molto frequentato, a lato dell’omonima villa oggi, dopo troppi anni di abbandono, sede del prestigioso Conservatorio Luigi Cherubini.
 
La zona delle Cure, come già detto, vide insediamenti prima degli etruschi e poi dei romani, rimanendo una zona fuori città a vocazione agricola. Si distinsero alcune ville prestigiose “fuori porta” che approfittavano della sezione collinare per avere una vista superba di Firenze. Nella parte bassa intorno al torrente Mugnone, si sviluppa dalla seconda metà dell’800, una Firenze operaia, attiva fino alla seconda guerra mondiale, qui avevano infatti sede la Fonderia delle Cure, il Mulino Biondi, la prima Galileo, la società Anonima Les Tramways Florentins (i primi tram di Firenze) del colorificio Romer e dello stabilimento tipografico Salani, solo per citarne alcuni, ha visto dopo la seconda guerra mondiale una profonda e radicale trasformazione fino a diventare il quartiere residenziale di oggi, che conserva però alcune delle caratteristiche dei primi novecento soprattutto in alcuni insediamenti urbani di case a schiera, nelle abitazioni lungo il Mugnone e nel vecchio dazio che segnava l’ingresso alla città.
 
Colorificio Romer
Viale Militare e Mulino Biondi

Nella zona Libertà/Ponte Rosso il quartiere si snoda lungo il torrente Mugnone e si avvia verso la periferia lungo la direttrice a Nord ai piedi della collina di Fiesole da una parte, e della via Bolognese, punto di partenza per il Mugello e antica strada per Bologna, dall’altra. Delimitata da un lato dalla Piazza della Libertà e dall’altro da piazze sempre di stampo ottocentesco, come piazza Savonarola e piazza Oberdan, aveva al suo interno importanti studi di pittura (Fondazione Carnielo e palazzo dei pittori del Gruppo Donatello) e palazzi costruiti anche per Firenze capitale. Stretta tra la ferrovia ed i viali di circonvallazione ha spiccata vocazione abitativa; al suo interno il Parterre, già giardino, già sede della Mostra dell’artigianato, oggi sede di uffici, mostre e spazi verdi.
Con l’abbattimento delle mura, la borghesia costruì le proprie case nelle zone che prima erano rurali, come ad esempio la zona di Varlungo, Bellariva, Cure, Madonnone ecc. ed in alcune strade si concentrarono le ville di maggior prestigio, in stile Liberty di cui il quartiere è ancora disseminato. Nel 1861 in occasione del primo censimento del Regno d’Italia, fu emanata una legge che stabiliva che in un comune non vi poteva essere più di una strada con lo stesso nome (fino al 1775 i nomi delle strade non erano neppure indicati da cartelli, ma affidati alla tradizione orale e quindi era frequente il caso di nomi ripetuti) ed i Comuni, per i quartieri di nuova formazione, adottarono il criterio di raggruppare per zone i nomi di personaggi della storia e dell’arte. Nel Quartiere 2 molte strade furono allora intitolate a pittori e scultori anteriori al Rinascimento, a molte altre fu dato invece il nome di patrioti e politici legati alla storia dell’Unità d’Italia.
Pur nella naturale trasformazione urbanistica del Quartiere, sopravvivono oggi qua e là dei piccoli edifici nati come borghi di artigiani e operai, ancor prima dell’Unità d’Italia, come via Luna, viuzzo delle Canne, l’interno di via Campofiore, piazza Puliti, alcuni interni di via Aretina. Va ricordato infine che la zona di via Piagentina fra l’area pedecollinare di Settignano, San Salvi e l’Affrico, fu il luogo scelto dagli artisti macchiaioli Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani e tanti altri, per vivere e dipingere.
Quanto al campo di Marte, la zona continua nel tempo la propria vocazione sportiva: sede dello stadio di calcio Artemio Franchi, su progetto di Pierluigi Nervi e “casa” della Fiorentina, ma anche di altri innumerevoli spazi sportivi come la Piscina Costoli, lo stadio di atletica, piscine, campi da baseball e da rugby; è dotata anche di grandi spazi verdi attrezzati molto amati e frequentati dai cittadini del quartiere e non. E’ collegato alla zona delle Cure dal Viale dei Mille oggi sede di importanti esercizi commerciali e del terziario. Nella zona anche l’istituto agronomico dell’Oltremare e l’ex Istituto dei Ciechi, che ospita al suo interno il Teatro 13 unico teatro fiorentino in stile Art Decò.
 
Teatro 13
Stadio Artemio Franchi

Infine la parte collinare del Quartiere verso nord, comprende tutta la zona che si sviluppa lungo l’arteria che porta a Bologna, ricca di piccoli borghi (La Lastra, il Cionfo, La Pietra, Trespiano ecc.) che conservano tutt’oggi il loro aspetto di un tempo e tracce storiche del passato; Firenze finisce con il cimitero della città adagiato sulla collina, “città della memoria” luogo caro ai fiorentini per il ricordo dei propri defunti. 
 
La via Bolognese ha tratti meravigliosi con vedute mozzafiato su Fiesole e sulla città, è ancora oggi, come un tempo, percorsa da eventi come le Mille miglia di cui costituisce uno degli aspetti più spettacolari.
 
 
Firenze, via Bolognese, punto di controllo della MILLE MIGLIA del 1930 (Foto)

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