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Giuseppe Corsi: schegge di parole

“ce n'è per tutti”
La Chiesa di S. Giovanni Battista, proprietà della Società Autostrade, è un'opera di Giovanni Michelucci. In un clima di grande fermento, l'artista abbandona gli schemi secolari per adottare l'archetipo della tenda. L'interno, invece, risente probabilmente del modello ardito del “gotico volante” inglese (le colonne diventano triplici partendo dal medesimo affusto, dimostrando come si possa ingentilire anche il cemento armato). In data 20 agosto 2017, è deceduto il rettore, Don Elio Pierattoni, classe '25, primo custode a cui venne affidata a metà anni '60, una personalità sfaccettata, che non ha mai regalato certezze gratuite, ma che ha sempre cercato la sanità del dubbio. Difatti, come diceva, “e ce n'è per tutti”, ed è vero! Cultura enorme, che spaziava dal gregoriano alle filosofie orientali. Omelie mai scontate, che aborrivano il compitino (morale sessuale, attualità, battesimi, vocazioni...), in cui si passava dalle traduzioni più fedeli delle Scritture fino al buon senso di sempre. È stato un pezzo di storia fiorentina .
 


IL SEGRETER.
Il “Segretèr” (trascrizione toscana ottocentesca) è un vetusto tipo di mobile, e da esso Bruno Cicognani fa iniziare il suo libro di memorie, “L'Età Favolosa”. Vi era infatti custodito il suo “sancta santorum”: dai ritagli di carta in cui il padre , il pretore romagnolo Dante Cicognani, prendeva appunti d'ogni tipo, alla collezione di francobolli dello zio Gaetano Nencioni, “codino” (cioè filo-lorenese) dichiarato, a dagherrotipi, etc. lo stesso autore ci cita Oscar Wilde, per cui “il nostro essere è il nostro passato, e solamente col passato è possibile giudicare le persone”. Probabilmente la vita non funziona in maniera così tranchant, però come criterio può parzialmente aiutare.


UN RUOLINO  
La divisione di fanteria “Firenze” (41°) nasce dalla brigata di fanteria “Firenze” , costituita nel marzo 1915 ad Arezzo con 2 reggimenti di fanteria (127° e 128°), e sciolta nel febbraio del 1920. in seguito, riformatisi nella seconda metà degli anni '30, i due reggimenti ricostituiti confluiscono nel 41° “Firenze”, assieme al 41°reggimento di artiglieria da campagna. Nel '41, in tale divisione confluisce anche la 92° legione delle “camicie nere d'assalto”. Schierata in Albania, la divisione si scioglie il 28 settembre del '43, in seguito all'armistizio dell' 8 settembre.
Fatti d'arme-  1940: è presente sul fronte francese; 1941 : in Albania, al confine con la Jugoslavia, alternando operazioni difensive ed offensive ; 1943: dopo l'armistizio, tenta una sorta di “anabasi” per rientrare in Italia, ma viene contrastata da superiori forze tedesche e albanesi. Il comando di divisione, quindi, si trasforma in comando militare “truppe da montagna” e i resti della “Firenze” collaborano con unità partigiane jugoslave ed albanesi.
Varie vicende umane sono reperibili nel “Diario di Guerra” di Osvaldo Bonini, copyright 2002, tipografia PuntoStampa (Fi).



I FRATELLI MACCABEI 
I due libri dei Maccabei, presenti nel Vecchio Testamento, descrivono la resistenza ebraica contro i diadochi dell'Asia, successori di Alessandro Magno, e l'imposizione dell'ellenismo, qui inteso come insieme di usi e costumi, nonchè sincretismo artistico e religioso (soprattutto, dal punto di vista ebraico). Il numero dei fratelli, sette, è simbolico. Nei fatti, essi si rifiutano di compiere sacrifici agli dei del sovrano ellenista, Antioco, e vengono giustiziati in rapida successione. Riguardo al minore, Antioco invita la madre, presente all'esecuzione dei figli, a convincerlo a desistere dal fare l'eroe. Al contrario, la madre lo invita a seguire l'esempio dei sei fratelli trucidati.
Sono riconosciuti come martiri, insieme alla madre, dalla Chiesa cattolica. La festa cade il I agosto: era molto sentita dai Fiorentini, passati da Marte a S. Giovanni Battista ma, forse, sempre ammirati dal coraggio e dallo “stare in piedi” di cui parla anche Curzio Malaparte in “Maledetti Toscani”. 
La funzione religiosa, attestata fin dal 1360 come molto seguita, si teneva presso l'altare apposito sito in S. Felicita (tra l'altro, nella bellissima chiesa v'è la Deposizione del “ghiribizzoso” Pontormo, nonchè sono presenti reperti lapidografici in carattere greco, relativi al contingente bizantino che presidiava la città all'epoca della terribile guerra con i Goti , 535-53 d.C .Sia osservato per inciso che quest'orribile guerra, assieme al malgoverno bizantino, rese la Toscana una terra semideserta fino all'arrivo dei Longobardi, nel 568 dC).
Alla fine della giornata, si teneva la corsa degli asini lungo l'attuale via Guicciardini. 

Deposizione del “ghiribizzoso” Pontormo
 
A SPASSO PER LA TOSCANA: UNA TOMBA CONTESTATA.
“MDCCCXLVIII sotto gli auspici di Leopoldo II, il Municipio di Castel S. Niccolò fece più decoroso questo monumento che Antonio Despuy alzò primo alla incorrotta spoglia di Cristofano Landino da Fucecchio, della filosofia e della patria benemerito e della Divina Commedia interprete sommo”. Tuttavia, le spoglie mortali del Landino, prima di cotanto riconoscimento, apposto su un sarcofago a rilievo sulla parete (opera del Bartolini), hanno subito un destino molto curioso.
la Repubblica di Firenze aveva donato all'umanista Cristoforo Landino il castello di Borgo alla Collina. Morì ivi nel 1504 e venne sepolto nella chiesa del paese. Col passare del tempo, si perse memoria dell'uomo illustre. Stranamente, a distanza di anni, la sua salma risultava incorrotta e – per naturale conseguenza- si sparse la voce del cadavere di un Santo, presente nel Borgo! La salma venne dunque fatta oggetto di venerazione e, purtroppo, alcuni staccavano pezzi di mummia per portarsi a casa una reliquia.  La certezza sull'identità cadavere “incartonito” si avrà solo nel 1803. 

Il Poeta ricorda il primo grande commentore totale della Divina Commedia Cristoforo Landino davanti alla sua tomba a Borgo alla Collina.
PARTE 2

Giuseppe Corsi
giuseppe.corsi.fi@gmail.com

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