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Toponomastica: Ponte a Ema

Ponte a Ema
Alla maniera di "Borges"
Alcune domeniche prima era stato proiettato il film tedesco: - L'ordine regna a Varsavia-, dove si vede il bombardamento degli stukas, l'ingresso delle truppe tedesche e una panoramica del centro città completamente distrutto.
-più ordine di così!- commentò il Dedda con sarcasmo all'uscita dal cinema- ..più ordine di così dove lo volete trovare. Non è rimasto ritto nemmeno un muro
[1].

Veduta di Ponte a Ema
Veduta di Ponte a Ema
(Wikipedia)
Immagine del Torrente Ema
Il torrente Ema.
(Wikipedia)
Umberto Eco, parafrasando Samuel Johnson , scrisse una volta che “la letteratura locale e la memorialistica sono l'ultimo rifugio delle canaglie”. Può darsi che il sottoscritto si meriti, a buon titolo, quest'ultimo epiteto; nondimeno, tale genere saggistico è interessante in quanto conserva personaggi realmente vissuti e ricordi storici che, altrimenti, andrebbero perduti. In questo tipo di opera, ogni Toscano è facilitato da un illustrissimo predecessore: Emanuele Repetti (1776-1852). egli è l'autore de Il Dizionario geografico fisico storico della Toscana, pubblicato a partire dal maggio 1831 sull' Antologia del Viesseux. Trattasi di una miniera di ghiotte notizie, storicamente fondate, che fanno luce su vari aspetti del Granducato: vi si può reperire, ad es., notizie inerenti la badia di S. Trinita sopra il comune di Talla, che ebbe donazioni territoriali dalla dinastia imperiale degli Ottonidi, oppure  sulla spedizione di minatori delle Moje di Volterra (oggi Saline) in Sassonia (sempre durante l'alto Medioevo). Ciò premesso, voglio qui redarre una breve nota, “nuga” alla latina, per quanto concerne il sobborgo fiorentino del Ponte a Ema.
Casa di Gino Bartali a Ponte a Ema
Casa di Gino Bartali a Ponte a Ema

A sinistra il grande campione.
(Wikipedia)
Repetti nel suo Dizionario citato così ci narra:
PONTE A EMA nel Val d’Arno fiorentino. – Prende il vocabolo da questo ponte sul fìumicello Ema una borgata situata nella testata destro del Ponte nel popolo di S. Pietro a Ema, Comunità Giurisdizione e circa un miglio a libeccio del Bagno a Ripoli, Diocesi e Compartimento di Firenze, da cui è due miglio a scirocco. Questo ponte da non confondersi con il vicino Ponte a Iozi, nè con l’altro Ponte a Ema sulla strada postale Romana sotto la Certosa, designato più specialmente col vocabolo di Ponte della Certosa, fu riedificato modernamente più largo e pianeggiante. – Sboccano costà sulle due testate del Ponte a Ema, e si riuniscono insieme le strade rotabili che vengono da Firenze, dal Bagno a Ripoli, dall’Antella, e dal Chianti. Al Ponte a Iozi, dirimpetto alle cave di Monte Ripaldi, nella Comunità del Galluzzo suol praticarsi un grosso mercato di bestiame nei primi 4 lunedì del mese di giugno.

Giovanni Targioni Tozzetti, Disamina d’alcuni progetti fatti nel secolo XVI per salvar Firenze dalle inondazini dell’Arno …, In Firenze, Nella stamp. Di S.A.R. per Gaet. Cambiagi, 1767
Chiunque ha un poco di pratica della Toscana, sa che questa bella Provincia, a cagione della sua situazione, e superficie, è predominata moltissimo dalle metoere acquose, e soprattutto da pioggie lunghe e copiosissime … Quindi ne segue indispensabilmente, che i di lei Fiumi, i quali piuttosto meritano il nome di Torrenti troppo spesso devono calare giù gonfi e rovinosi, ed uscir fuori de’ loro angusti letti, con danno immenso delle adiacenti Campagne. Tra tutti poi i Torrenti della Toscana, quello che merita la maggiore nostra attenzione è l’Arno, il quale si deve in certa maniera considerare come un Fognone maestro della maggior parte dell’acque, che piovono sulla superficie di essa Toscana”.​
Firenze sarebbe stata attraversata soltanto da un “Fosso ideato per servire ai mulini, e altri edifizj, alla navigazione, alla bagnatura, lavatoi per biancherie, per lane, e per tintorie”. A corredo della sua spiegazione aggiungeva due tavole che illustravano la situazione  dell’Arno in Firenze e nella campagna così come si presentava al momento e come invece sarebbe poi diventata a progetto realizzato.
Quando Targioni Tozzetti  illustrava il progetto aveva ben presente la situazione di grave pericolo che incombeva su Firenze a causa del suo fiume che spessissimo le diventava improvvisamente ostile e provocava gravi disastri.
Solo l’anno precedente (1766) il Georgofilo Ferdinando Morozzi aveva tracciato “la serie cronologica delle inondazioni dell’Arno”  e ne aveva segnalate ben cinquantaquattro inondazioni (di cui trenta di “alto livello”) dal 1177 al 1761.
 Ferdinando Morozzi, Dello stato antico e moderno del fiume Arno e delle cause e de’ rimedi delle sue inondazioni …, In Firenze,
Il fiumiciattolo citato trova menzione nel Paradiso di Dante, in quanto sul Ponte che denomina il paese transitò Buodelmonte de' Buondelmonti che, secondo la tradizione risalente sia ai Villani sia a Compagni, avrebbe causato, non convolando a nozze con una donna della famiglia Amidei, la divisione di Firenze nelle fazioni di Guelfi e Ghibellini. I versi sono i seguenti: “molti sarebber lieti che son tristi/ se Dio t'avesse conceduto a Ema/ la prima volta ch'a città venisti”. Per completezza, si osserva che è il medesimo ponte romanico minato dalle truppe tedesche in ritirata durante l'ultimo conflitto mondiale.
Lavandaie in Arno
Lavandaie in Arno 1890 - 1900
(Collezione Privata)
lavandaie in Arno
Lavandaie a Ponte a Ema primi del '900
(Collezione Privata)
 
Nell'economia cittadina, Ponte a Ema era prevalentemente il paese dei lavandai, ovvero “curandai”: caratteristica era la distesa di panni stesi ad asciugare sul greto dell'affluente dell'Arno, accompagnata dall'odore di bucato. A questi si accompagnava, nella “filiera”, la classe di barrocciai, vetturini, fiaccherai  : tra questi ultimi il “Dedda”  sopra citato. Il paese è altresì noto alle cronache sportive internazionali per aver dato i natali al ciclista Gino Bartali (1914-2000): formato agli insegnamenti del Cattolicesimo da Don Narciso Paoletti e alle fatiche del Giro dall'aspra salita di Diacceto, meglio conosciuta come “la Collina dei Moccoli”.
Un'ultima curiosità: nella “
Disamina d'alcuni progetti fatti nel secolo XVI per salvare Firenze dalle inondazioni dell'Arno”,  curata da Giovanni Targioni Tozzetti nel 1767 e presentata a Pietro Leopoldo, l'autore suggerisce una deviazione del corso del fiume all'altezza del Girone:
bisognerebbe pensare a sfociare e riattare il nuovo letto da farsi per l'Arno, dal Ponte a Ema fino al Ponte a Greve, anzi, per meglio dire, fino allo stretto della Golfolina”, ovvero ben oltre il punto dell'attuale confluenza tra Arno e Mugnone, dove vennero sparse, secondo i propri dettami religiosi, le ceneri del marajah indiano Cuttaprutti [3].

Avremmo avuto, forse, meno poesia, ma ci saremmo salvati dalle esondazioni del 1844 e del 1966!
[1] Adorno Bonciani, La candida valle dell'EmaGiorgi &Gambi ed., pg. 141
[2] “il patriottismo è l'ultimo rifugio delle canaglie”. L'allusione dotta si trova ne Il pendolo di Foucault. ndr
IL MONUMENTO ALL'INDIANO alle Cascine
La costruzione è posizionata nella parte estrema del parco delle Cascine, proprio dove confluiscono i due fiumi. 
La struttura fu progettata da Charles Mant e poi realizzata dallo scultore inglese Carlo Francesco Fuller.
[3] Il principe visitò Firenze nel 1870, quando fece ritorno da un viaggio a Londra, dove si era recato per studio e per conoscere la regina d’Inghilterra, e soggiornò al Grand Hotel di Piazza Ognissanti. Colpito da un malore improvviso nella camera dell’albergo, morì all’età di ventuno anni.
Per rispettare le tradizioni della sua religione, l’induismo, venne cremato alla confluenza di due fiumi -
l’Arno e il Mugnone - dove poi le sue ceneri furono sparse. Il singolare evento suscitò la curiosità di tanti fiorentini e da allora quel luogo fu chiamatol’Indiano”, in suo onore.

Il 7 giugno 1874 venne inaugurato un piccolo monumento a pagoda con al centro il busto policromo del giovane maragià. 
Giuseppe Corsi- giuseppe.corsi.fi@gmail.com

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