Antonia o Beatrice Alighieri

Antonia Alighieri era Suor Beatrice?

Alcuni storici oggi mettono in dubbio che siano la stessa persona.
Il lettore troverà due versioni, la prima è la più antica e consolidata mentre la seconda più moderna.

Prima versone, più antica.
L'identificazione di Antonia con Suor Beatrice, monaca nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi a Ravenna, è avvalorata da un'antica tradizione. Si narra che nel 1350, Giovanni Boccaccio avrebbe dovuto consegnare dieci fiorini d'oro a Suor Beatrice da parte dei capitani della compagnia di Orsanmichele.
Questa informazione è basata su un documento andato perduto, ma esaminato nel XVIII secolo da Domenico Maria Manni (1) e successivamente da Giuseppe Pelli (2) nel secolo successivo.
Inizialmente, l'esistenza del documento è stata messa in dubbio da alcuni, come Imbriani (3), che negò l'esistenza di una Beatrice Alighieri. Tuttavia, alla fine del secolo, il Bernicoli pubblicò un documento tratto dai memoriali dell'archivio notarile di Ravenna. In questo documento, datato 21 settembre 1371, maestro Donato degli Albanzani, residente a Ravenna, consegnava tre ducati al monastero di Santo Stefano, in qualità di erede di “sororis Beatrisiae f. cd. Dandi Aldegerii et ol. sororis monasterii antedicti.”
L'ipotesi avanzata da Corrado Ricci (4) suggerisce che l'amico sconosciuto che fece la donazione potesse essere lo stesso Boccaccio, che vent'anni prima non avrebbe adempiuto all'incarico presso la compagnia di Orsanmichele.
L'identificazione di Suor Beatrice con Antonia non solleva particolari perplessità, considerando che il documento del 1332 non fa menzione dello status religioso di Antonia, essendo tale condizione una questione interna alla famiglia (?). Inoltre, il fatto che Suor Beatrice, pur essendo religiosa, sia designata come erede del monastero suggerisce che Antonia possedesse ancora beni al momento della sua scelta monastica. Il nome scelto in convento, Suor Beatrice, riflette chiaramente il riconoscimento di Antonia per il legame fondamentale con l'opera di suo padre.
Seconda versione, più moderna.
Un aspetto significativo (e che suscita curiosità sulla reazione di Gemma, considerando il fatto che Beatrice è il nome della donna angelicata che Dante ricorda sempre) è invece il nome scelto per un'altra figlia: Beatrice. Un documento del 1350, visto da alcuni eruditi tra il Settecento e l'Ottocento e poi misteriosamente scomparso, menzionava questa Beatrice. 

Tuttavia, ciò è messo in discussione, poiché se Beatrice fosse stata suora, avrebbe dovuto rinunciare ai suoi diritti ereditari. Quindi, è plausibile che Beatrice e Antonia fossero due persone distinte.
Il ragionamento che conduce alla deduzione che Antonia fosse la stessa Beatrice, basato sull'atto del 1350, risulta errato. La presenza o assenza di Beatrice in quell'atto non è indicativa, poiché se lei fosse già entrata in monastero mentre il padre era ancora in vita e risiedeva a Ravenna, non avrebbe avuto alcun ruolo in una transazione ereditaria.

 

 

L'origine del nome Antonia, la primogenita di Dante di cui si abbia notizia, risulta poco chiara, specialmente considerando che Dante non sembra aver manifestato devozione né per sant'Antonio del deserto, menzionato in modo sprezzante in Paradiso XXIX, né per sant'Antonio da Padova, che non viene mai citato.
Antonia appare per la prima volta insieme alla madre Gemma in un atto del 1332, nel quale viene richiesto il suo consenso per la vendita di alcune terre, decisione presa poi dai fratelli Piero e Jacopo. Dopo questa citazione Antonia scompare.

 


(1) Domenico Maria Manni, erudito nato a Firenze nel 1690 e deceduto nella stessa città nel 1788, ricoprì il ruolo di Direttore della Biblioteca Strozzi di Firenze. Profondamente appassionato per la lingua toscana del Trecento, Manni dedicò la sua carriera alla produzione di numerose opere di varie dimensioni, trattando argomenti legati all'erudizione e alla filologia italiana. La sua attività contribuì in modo significativo alla conservazione e alla comprensione della cultura e della lingua italiana.
(2) Giuseppe Bencivenni Pelli (Firenze, 1729 – Firenze, 31 luglio 1808) è stato un saggista e scrittore italiano, funzionario granducale, direttore della Galleria degli Uffizi dal 1775 al 1793.
(3) Vittorio Imbriani, nato a Napoli il 27 ottobre 1840 e deceduto a Pomigliano d'Arco il 1º gennaio 1886, è stato uno scrittore italiano. La sua attività letteraria contribuì al panorama culturale dell'epoca, lasciando un'impronta nella storia della letteratura italiana del XIX secolo.
(4) Corrado Ricci, nato a Ravenna il 18 aprile 1858 e deceduto a Roma il 5 giugno 1934, è stato un illustre archeologo e storico dell'arte italiano. La sua carriera fu così prestigiosa che fu nominato senatore del Regno d'Italia durante la XXVI legislatura. Ricci dedicò la sua vita allo studio e alla valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico italiano, contribuendo significativamente alla conoscenza e alla tutela del ricco passato culturale del paese.

 

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