Il fattaccio del 5 gennaio 1594.

Il fattaccio del 5 gennaio 1594 a Firenze
di Giuseppe Conti
 
"Come al solito, la città era tutta una baldoria continuata da un capo all'altro. Le befane si incontravan per le vie salutandosi con fischi ed urli, che arrivavano alle stelle. Il chiarore delle innumerevoli torce rischiarava le strette viuzze, i vicoli e i chiassoli, per dove quelle matte brigate passavano, assordando cogli squilli delle trombe di vetro e d'ottone, e coi berci e le grida. Pareva un popolo contento e felice, spensierato per l'avvenire e dimentico del glorioso passato. Le osterie rigurgitavano di gente che vuotava i boccali di vino come bicchierini di rosolio, e che quindi usciva per andar dietro alle brigate delle befane per aumentare il chiasso ed il frastuono. Una di queste, venendo da Via Calzaioli, sboccò in Piazza della Signoria, e per Via della Ninna e Via de' Neri, si diresse al Ponte delle Grazie per andare a far baccano di là d'Arno. Questa comitiva, quando fu proprio a mezzo il ponte, s'incontrò in un'altra befanata, che da San Niccolò si rivolgeva dalla parte di qua. Al solito vi fu questione, per dir così, d'etichetta. Quelli che andavano di là d'Arno, volevano che gli altri di San Niccolò retrocedessero, per lasciare passar loro; e quegli altri, invece, pretendevano che la befanata che sboccava dal Canto agli Alberti tornasse addietro lei. Ne nacque un subbuglio; e cominciarono le due parti a questionare sulla precedenza. Vedendo tanto gli uni che gli altri che con le buone non si persuadevano, cominciarono con le cattive; e fecero alle befanate, cioè a dire, si bastonarono con le pertiche e con le befane infilate nelle medesime, che eran tutte montate su un'armatura di legno, che perciò pesavano bene e non male, e nella testa specialmente si sentivano le busse per un pezzo. Gli urli e le grida cambiaron tono; non era più lo schiamazzo fragoroso della baldoria e del chiasso, ma il vocìo della rissa e le imprecazioni della zuffa.
Rotte e spezzate le befane, si ricorse ai sassi che dalla porticciuola molti erano scesi a prender sul greto d'Arno, e cominciarono a fare alle sassate che piovevan come la grandine. Era una vera battaglia. Tutto il Ponte alle Grazie risuonò delle bestemmie e delle grida dei combattenti; e la vittima fu un tale Pietro Del Moro, che ricevuta una sassata in una tempia cadde come morto. Il subbuglio si fece allora generale, e gli animi si eccitarono più che mai.
La cosa sarebbe andata a finire anche peggio, se fra i più autorevoli cittadini, tanto da una parte che dall'altra, non si fosse trovato il modo di attutire le ire, impedendo nuove vittime. Frattanto, siccome quelli che venivan da San Niccolò, avevan dovuto per davvero retrocedere per la violenza degli avversari, trascinarono il Del Moro privo di sensi in una bottega sui Renai, e fattolo un po' riavere, lo portarono allo Spedale di Santa Maria Nuova, dove, disgraziato, morì il giorno dipoi, lasciando la moglie con tre figliuoli. “E non eran quattr'anni ch'era stato sposo!”.
Cosicché, queste due befanate che andarono a finir male, diventaron famose; e servirono di ammaestramento per l'avvenire. Poi, siccome l'indole del popolo fiorentino è stata sempre buona, tali sconci non si rinnovarono, e si continuò per un pezzo a portar le befane a spasso per la città, in mezzo alle torce, e fra le risate, gli schiamazzi e gli strilli delle trombe di vetro."


Giuseppe Conti, La Firenze Vecchia storia, cronaca aneddotica, costumi 1799-1859R. Bemporad & figlio, Firenze, 1899

 
La befanata di Giuseppe Conti
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