Quando la palla cadde

 

Nel 1446, la morte del Brunelleschi interruppe il progresso dei lavori della lanterna, di cui erano stati posti solo le prime basi. Undici anni più tardi, Antonio Manetti completò l'opera. Tuttavia, mancava il coronamento della sfera, un compito affidato al maestro Verrocchio. La sfera fu realizzata in rame, successivamente dorata con un amalgama di mercurio e collocata il 27 maggio 1471, come descritto da Landucci nel suo "Diario". Una questione enigmatica sorge qui: secondo documenti conservati nell'archivio dell'Opera del Duomo, sembra che l'artista abbia ottenuto il compito solo dopo un precedente fallimento, quando Giovanni di Bartolomeo e Bartolomeo di Fruosino, gli artefici del bottone, tentarono di fonderla in un unico blocco.
Probabilmente, la sfida di applicare una struttura interna e i sistemi di ancoraggio sulla sommità della lanterna si dimostrò impossibile per quella sfera monolitica. Il contratto stipulato con Verrocchio esplicitava la costruzione della sfera "d'otto pezzi". Per ottenere il rame migliore, importato da Cipro o dall'Europa centrale, l'artista passò alcuni mesi a Venezia in attesa del giusto carico. Sei "pezzi di rame" giunsero a Firenze su un carro, via Bologna, nell'agosto del 1469, seguiti da altri due in ottobre. Con l'alzata della sfera e della croce sulla cima, tutto sembrava procedere senza intoppi fino al 5 aprile 1492, quando un fulmine colpì, facendo crollare "più di un terzo della lanterna". Iniziò così un periodo di difficoltà, poiché negli anni successivi numerosi fulmini colpirono ripetutamente la cima della Cupola.
Questi incidenti proseguirono fino al disastro del 27 gennaio 1601, quando un altro fulmine fece cadere la sfera e la croce sulla piazza insieme a "infinite pietre" che si dispersero fino a metà di via de' Servi. Il fragore fu così spaventoso che qualcuno gridò persino che fosse la fine del mondo. Ancora oggi, tra la piazza delle Pallottole e il Duomo, un disco di marmo (Foto 1) (attualmente è tenuto molto male, un'altra memoria storica che sta scomparendo) commemora il punto in cui la sfera si schiantò. Alcuni sostennero che fu ricostruita leggermente più grande, mentre altri affermarono che fu solo restaurata. Certo è che, nel 1602, la sfera, con un peso di circa diciotto quintali, fu riposizionata al suo posto. La croce, invece, fu sicuramente rifatta dal maestro Agnolo Serani.
Su richiesta del Granduca e dell'arcivescovo, furono ricavati due astucci di piombo all'interno dei bracci dorati. Al loro interno furono inseriti alcuni Agnus Dei - medaglioni di cera raffiguranti l'Agnello, benedetti durante la settimana di Pasqua - e reliquie di santi. Questi dovevano fungere da protezione contro i fulmini per la cattedrale, come indicavano chiaramente le iscrizioni in latino sugli astucci. In assenza di parafulmini, l'unico rifugio era affidarsi al Cielo.

 

Verrocchio e la sfera di rame

 


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