Antonio Bianchi, chi era costui?

Antonio Bianchi

dal Diario dell'Etichetta 1660 - 1661

Non rari erano gli esempi di carità privata; e uno splendido, ignoto alle storie, è registrato nel "Diario di Etichetta" degli anni 1660 e 1661. Antonio Bianchi, non nobile di nascita, ma di nobilissimi sentimenti, «era piccolo di statura, col petto e con le spalle colme e rilevate». Si spense a sessant'anni, il 4 gennaio 1660, «come un lume. si rivoltò e spirò». Lo accompagnarono a San Lorenzo circa trenta giovani, che egli albergava in uno de' suoi «spedali », cioè ospizi, e che durante il giorno stavano tutti a bottega. Se non era per il senatore Fondinelli, che lo accolse nella propria cappella, lo avrebbero gettato nelle pubbliche sepolture del carnaio; che quel filantropo era morto povero, avendo speso tutto il suo, «circa a mille cinquecento scudi contanti», in benefizio del prossimo. Non solamente faceva la limosina a' poveri, ma se li conduceva in casa; e li nutriva, li puliva e cercava loro un impiego, guardandoli dall' ozio. Ed era gente, a volte, scostumata, e di tante varie condizioni! La domenica mattina, egli stesso conducevan alla messa que' poverelli, a coppie a coppie; ma da alcune chiese era ributtato, per il cattivo odore che essi mandavano; segno evidente, che non gli riusciva sempre di ripulirli del tutto.
Maritava le fanciulle «pericolose»; le traviate riduceva sulla buona via, e metteva nel Monastero delle Convertite. In difesa di qualche ragazza perseguitata, gli accadeva di correre pericoli grandissimi.
Ben meritava insomma quest'elogio: «Huomo neramente singulare e benemerito in estremo di questa città, perché ha impedito innumerabili peccati, salvato la vita a grandissimo numero di persone, che «senza la sua amorevol diligenza si sarebbero intristite e consumate dallo stento, dal disagio e dal sucidume».

Dal numero grande di ricoveri e di spedali per i due sessi, che si trovavano in Firenze, si potrebbe senz'altro arguire, che vi dovessero essere molti indigenti. Ciò, del resto, risulta chiaramente da una legge del 27 ottobre 1621 ab incarnatione, nella quale si parla della «gran moltitudine e diversa sorte di gente, che si mette ad andar mendicando».
La miseria — scemata un po' dopo la guerra — era grande, e la ricchezza limitata a un ristretto numero di fortunati, che se la tramandavano da padre in figlio. L'agricoltura, le industrie e il commercio languivano, per le troppe imposte e dogane. Cattiva era poi l'amministrazione, che non faceva distinzione tra le entrate dello Stato e quelle del principe.


Madre mendicante con due bambini – 1660/80


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