Un igienista a Firenze nel 1865

Un igienista a Firenze nel 1865.

Facciamo una corsa nella città. Entriamovi per una delle dieci porte delle sue mura, che segnano un circuito di otto miglia, e rappresentano uno dei tre ampliamenti, che in diverse epoche storiche ebbe Firenze; oggi queste pure cedono il luogo ad una più vasta cinta. Corriamo le sue strade; in generale ci si mostrano anguste e tortuose; i nuovi quartieri della città, dove troviamo Firenze sui pochi palagi che si attennero alla nazionale architettura, colle loro piazze regolari, colle loro vie rette ed abbastanza larghe ci mostrano rispondere essi ai bisogni della odierna vita cittadina. I quartieri che ci ricordano la vecchia città, ci parlano degli antenati e del loro modo di vivere; qui gli alti, neri, marmorei palazzi, come superbi potenti in mezzo ai loro vassalli, i palazzotti minori le caspole del volgo. In mezzo a nobilissime contrade, od a qualche estremo della città quei villaggi di casuccie detti Camaldoli, albergo delle più miserabili classi cittadine. Se entriamo nelle case, quelle di recente costruzione eccettuate, vi si pecca di troppa angustia nelle piccole, di superflua spaziosità nelle monumentali. Le une e le altre poco si adattano alle abitudini della odierna vita cittadina; vi sono eccezioni, e numerose, se volete, ma io parlo in generale, come in generale posso dire che le impòste delle finestre fatte più per riparo del sole che del vento o del freddo, e la scarsezza di caloriferi, fanno spesso risovvenire di quel proverbio che corre la Europa settentrionale, che nel nord il freddo si vede, in Italia lo si sente.
Il lastrico delle vie è dei più belli, ma presenta degli svantaggi, oltreché economici, igienici gravissimi, per quali deve con gran cura essere mantenuto conveniente. La pietra, che è una arenaria, si riscalda sì fattamente al sole, che diviene un moltiplicatore del calore, ed un serbatoio di esso, che alle volte la frescura della notte non vale a raffreddare: ciò oltreché essere di gran danno per la salute è in particolare assai nocivo pei piedi, sia perchè sensibili ai cambiamenti di temperatura risentono il passaggio da una via soleggiata ad una che è nell’ombra tutto il giorno; sia perchè inaridita l’epidermide, questa alle volte squagliandosi, fa la palma del piede sensibilissima ed alle volte dolorosa. Trovo quindi igienico sempre che lo stivale sia a doppia suola, il piede vi si adagi comodamente, e non si adoperino quelle pelli lucide che tanto sono di danno. Per la stessa natura arenaria delle pietre, s’ingenera facilmente quel pulviscolo, che anche nei giorni più tranquilli si vede sospeso nell’aria, e involge come in una nube i passeggieri, con gravissimo danno degli organi della respirazione e degli occhi, come vedremo. Le cure prodigate dal Municipio e dai cittadini per la pulitezza delle vie, scemeranno questo incomodo: non è provvida certo la misura presa testé di scopare le vie in pieno giorno, nè meno provvido è quello strascicare delle vesti femminili, per il quale è sollevato un polverìo che, acciecando gli altri, non deve poi rispettare il corpo di chi lo solleva, cosa sconcia ed antigienica.
 

 

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