Dante e il desiderio irrealizzato

Dante Alighieri, il celebre poeta italiano, era noto per avere un'alta stima di sé stesso. Questa autostima non era infondata, anzi, si potrebbe dire che aveva più ragione di Gabriele D’Annunzio ad avere una così alta opinione di sé.
 

Ritratto del Bronzino

Al tempo di Dante, c’era una sorta di moralismo nel mondo cristiano. L’Europa cristiana stava diventando sempre più ricca e abituata al lusso. Di conseguenza, chi poteva permetterselo, spendeva molto. Questo comportamento ha suscitato una reazione moralistica, che ha portato alla creazione delle leggi suntuarie (1). Queste leggi, nate con l’intenzione di impedire alla gente di spendere troppo, stabilivano limitazioni su vari aspetti della vita quotidiana.
Le leggi potevano stabilire quante persone si potevano invitare a un matrimonio e quante a un banchetto, quanto potevano valere i regali di nozze. Queste leggi insistevano molto su come ci si doveva vestire, poiché era un mondo che stava imparando a conoscere il lusso e questo si esprimeva in quello che si mangiava e in come ci si vestiva. Le leggi suntuarie cercavano di limitare queste manifestazioni di ricchezza.
La società era stratificata, e le leggi suntuarie riflettevano questa stratificazione. Non potevano impedire a un nobile di mettersi una pelliccia, ma al mercante sì. Al mercante e a sua moglie era vietato mettere la pelliccia. Certi coloranti, molto costosi, erano riservati a chi se lo era meritato. L’abito rosso, particolarmente costoso, era riservato a quelle persone che avevano ottenuto quel privilegio rarissimo, la laurea universitaria (2).
Nel 1315 a Padova, un contemporaneo di Dante, Albertino Mussato (3), grande umanista, riuscì a far mettere in scena l’incoronazione con l’alloro. Questo perché Dante per tutta la vita aveva sognato che capitasse anche a lui. E lo diceva espressamente. Un giorno i fiorentini si sarebbero accorti di che grande poeta era e si sarebbero pentiti di averlo cacciato via. Aveva ragione, aveva solo sbagliato di qualche anno, perché dopo che era morto i fiorentini si erano pentiti, e lo avrebbero voluto indietro.
Dopo la sua morte i fiorentini chiesero ai ravennati in prestito le sue spoglie, ma rifiutarono, anche se promettevano di restituirle, perché non c'era da fidarsi troppo. Tuttavia, finché Dante era in vita, i fiorentini non si pentirono, non lo richiamarono mai. Dante, però, sognava di tornare a Firenze e di essere incoronato con l'alloro nel Battistero di San Giovanni. Quando era oramai vecchio e disilluso, l'Università di Bologna lo invitò ad andare lì per essere incoronato, ma Dante rifiutò, aspettando che lo chiamassero a Firenze. Purtroppo, questo non accadde mai.
A differenza di Dante, Petrarca (4), che sapeva muoversi bene e meglio, riuscì a farsi incoronare con l'alloro in Campidoglio dal re Roberto d'Angiò (5). Dante, invece, non ci riuscì mai. Quindi, nessuno lo ha mai visto con la corona d'alloro in testa, a meno che non se la provasse da solo in casa davanti allo specchio, cosa che non si può escludere. Tuttavia, quando, dal 1300 in poi, un pittore doveva raffigurare Dante, che era oramai morto da più di dieci anni, come si poteva far capire che era Dante? Semplice, dipingendolo con un abito rosso e la corona di alloro in testa.

Dante Alighieri di Domenico di Michelino e Alesso Baldovinetti, Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, 1465.

(1) A Firenze, furono emanate diverse leggi suntuarie dalla Repubblica fiorentina a partire dal 1330. Queste leggi avevano lo scopo di regolare gli ornamenti e gli abiti degli uomini e delle donne, limitando gli eccessi del lusso. Le leggi suntuarie più significative furono promulgate il 19 ottobre 1546 con la legge "sopra gli ornamenti et abiti degli uomini e delle donne" e la riforma del 4 dicembre 1562 "sopra il vestire abiti et ornamenti delle donne ed uomini della città di Firenze", emanate da Cosimo I de' Medici.
(2) Durante il periodo di Dante Alighieri, l’istruzione superiore era strutturata in modo diverso rispetto a oggi. Non esisteva un concetto di “laurea” come lo intendiamo noi. Tuttavia, Dante stesso ha frequentato l’università di Bologna e ha completato il trivio (grammatica, retorica e dialettica) e il quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica). Questi erano gli studi fondamentali dell’istruzione superiore nel Medioevo. Quindi, sebbene non esistesse un titolo di “laurea” come tale, completare questi corsi di studio era considerato un grande traguardo accademico.
(3) Albertino Mussato (1261-1329) è stato un politico, letterato, drammaturgo e uomo di Stato italiano dell’inizio del XIV secolo. Ha partecipato all’attività di recupero dei testi dei grandi autori latini che stava diffondendosi sul finire del XIII secolo con il passaggio tra scolastica e umanesimo. La sua produzione letteraria di maggior pregio riguarda le opere poetiche, affiancate all’opera di storico e cronista. Nel dicembre 1315 gli è stato riconosciuto, davanti al Senato e all’Università di Padova, il titolo di poeta laureato per le sue opere e per il merito, diventando così il primo poeta a fregiarsi del titolo.
(4) Francesco Petrarca (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 19 luglio 1374) è stato uno scrittore, poeta, filosofo e filologo italiano, considerato il precursore dell’umanesimo e uno dei fondamenti della letteratura italiana. Petrarca ha svolto un ruolo molto importante per lo sviluppo della poesia italiana in volgare, anche se si considerava prevalentemente un autore di lingua latina.
(5) Roberto d’Angiò, noto anche come Roberto il Saggio (1278-1343), è stato re di Napoli, re titolare di Gerusalemme e conte di Provenza e Forcalquier dal 1309 al 1343. Era figlio del re Carlo II d’Angiò e della regina Maria Arpad d’Ungheria. Fu una figura centrale della politica italiana del suo tempo.

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