Lapina da Firenze
Lapina era una fiorentina del quartiere di San Lorenzo e moglie di Lapo, morto prima del 1327. Non si sa molto di lei prima della sua condanna per eresia nel 1327. Nel settembre 1327, l'inquisitore francescano Accursio di Ghinuccio Bonfantini da Firenze la condannò per eresia. Dopo il pentimento, le furono rilasciati documenti che attestavano la sua abiura, l'assoluzione dalla scomunica e il rientro nella Chiesa. Tra le pene, le fu confiscata la casa nel quartiere di San Lorenzo, nel borgo della Noce. Lapina si trasferì temporaneamente nel quartiere di Santa Lucia al Prato. Tramite una serie di vendite e rivendite, riuscì a riacquistare rapidamente la sua casa, aiutata dal figlio Fra Filippo, che fungeva da intermediario. Fra Filippo, suo figlio, era entrato nell'ordine domenicano nel 1318 e aveva avuto una carriera importante nell'ordine. Nel novembre 1327, fra Filippo acquistò la casa di Lapina per 13 fiorini d'oro e la rivendette a sua madre nel giugno 1328 per 500 lire d'argento, equivalenti a 125 fiorini. Lapina era stata condannata per aver aderito all'eresia del "libero spirito", un movimento spirituale diffusosi tra XII e XIII secolo, che predicava una teopatia liberante e una vita spirituale indipendente dalle pratiche religiose tradizionali. Tra le pene inflitte a Lapina, c'erano l'obbligo di portare segni visibili di ritrattazione, il digiuno, la frequenza alla messa, la confessione due volte all'anno e la recitazione quotidiana di preghiere per cinque anni.
L'intera vicenda di Lapina è interessante perché evidenzia le tensioni spirituali e le diverse tradizioni religiose presenti a Firenze in quegli anni. La data di morte di Lapina non è conosciuta.

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