San Valentino nacque come figura storica e divenne poi un simbolo dell’amore romantico. La memoria liturgica cade il 14 febbraio e affonda le radici nel tardo impero romano. Le fonti antiche non sono abbondanti e questo spiega perché tradizioni diverse confluirono nel medesimo nome. Gli antichi martirologi ricordarono almeno due santi con il nome Valentino. Uno era un presbitero di Roma che subì il martirio sulla Via Flaminia durante il regno di Claudio II detto il Gotico tra il 268 e il 270. L’altro era il vescovo di Interamna l’attuale Terni che secondo tradizione morì da martire pochi anni dopo forse nel 273. Le due memorie finirono per sovrapporsi e il culto si irradiò lungo l’Italia centrale.
La biografia agiografica presentò Valentino come taumaturgo e pastore. Una tradizione narrò che guarì la figlia di un ufficiale romano restituendole la vista mentre un’altra riferì che riconciliò due giovani fidanzati porgendo loro una rosa da tenere insieme come segno di pace. La leggenda che più influenzò l’immaginario moderno raccontò invece di matrimoni celebrati in segreto. L’imperatore avrebbe scoraggiato i matrimoni dei soldati e Valentino avrebbe benedetto unioni clandestine tra innamorati cristiani attirando su di sé l’ira delle autorità. Il racconto della lettera firmata dal Valentino scritta in carcere alla figlia del custode nacque in epoca tarda ma fissò un motivo destinato a lunga fortuna.
Il culto prese forma in luoghi concreti. A Terni sorse una basilica che custodì reliquie attribuite al santo e divenne meta di pellegrinaggi. A Roma in Santa Maria in Cosmedin si venerò un cranio identificato come quello di Valentino. La devozione viaggiò poi nel mondo cristiano. A Dublino nella chiesa carmelitana di Whitefriar Street si conservano reliquie giunte nell’Ottocento e tuttora oggetto di visite nel mese di febbraio. In Italia centrale prese piede anche una tradizione popolare. Le chiavi di San Valentino donate un tempo ai bambini come protezione contro l’epilessia furono trasformate in pegno d’amore e consegnate agli innamorati.
Il passaggio dal martire alla festa degli innamorati si preparò tra tarda antichità e medioevo. Nel 496 papa Gelasio I collocò al 14 febbraio la memoria di San Valentino mentre condannò come superstiziosa la sopravvivenza dei Lupercalia che a Roma cadevano il 15 febbraio. La coincidenza di date alimentò l’idea di una sostituzione simbolica. Nel Trecento maturò poi il legame con l’amore cortese. Geoffrey Chaucer compose intorno al 1382 il Parlamento degli uccelli dove gli uccelli scelgono il compagno nel giorno di San Valentino e trasferì la ricorrenza nell’orizzonte della scelta amorosa. Nel 1415 il prigioniero Carlo d’Orléans duca e poeta scrisse dalla Torre di Londra una poesia per la moglie che chiamò dolce Valentina segnando uno degli esempi più antichi di messaggio amoroso legato alla data. Nel 1477 Margery Brews indirizzò a John Paston una lettera in cui lo chiamò mio ben amato Valentino documento prezioso che mostra l’uso del termine per designare l’amato.
Tra Sei e Settecento la pratica di scambiarsi biglietti amorosi nel giorno di San Valentino si diffuse in Inghilterra e trovò un terreno ideale con la rivoluzione postale dell’Ottocento. Nel diciannovesimo secolo l’editoria popolare e i ritagli decorativi permisero la nascita dei valentines commerciali. A Worcester nel Massachusetts Esther A Howland avviò nel 1847 una produzione di eleganti cartoline con pizzi carta colorata e piccoli specchi e contribuì a trasformare l’usanza in fenomeno di massa. In quegli anni anche l’industria del cioccolato scoprì la potenzialità della festa. In Inghilterra Richard Cadbury lanciò nella sesta decade del secolo eleganti scatole di cioccolatini a forma di cuore che potevano essere conservate come scrigni per ricordi d’amore. Tra fine Ottocento e primo Novecento la festa si globalizzò grazie alla stampa popolare ai magazzini e alla pubblicità. Nacquero i bouquet di rose rosse il biglietto con cuori e cupidini le cene a lume di candela che divennero modelli ripetuti in molti paesi.
Nel novecento avanzato la ricorrenza entrò anche nel dibattito liturgico. La riforma del calendario romano generale del 1969 semplificò l’elenco dei santi di memoria universale e lasciò San Valentino al Martirologio e ai calendari locali. La data restò tuttavia viva nella devozione popolare e in diverse confessioni cristiane come le chiese anglicane e luterane. A Terni la festa conobbe un rinnovato rilievo civico con celebrazioni per coppie di fidanzati e sposi che chiedono la benedizione del patrono.
La storia moderna portò anche osservazioni critiche. Molti denunciarono l’eccesso commerciale. Sociologi e antropologi misurarono il rituale della reciprocità che si esprime nello scambio di doni e biglietti e notarono come la festa riscriva ogni anno un patto simbolico tra due persone. Altri invitarono a includere nell’orizzonte del 14 febbraio amici relazioni non romantiche e cura di sé per ridurre la pressione sociale su chi non è in coppia.
Rimane il nucleo storico. Un martire venerato a Roma e a Terni nel terzo secolo divenne attraverso leggende medievali e pratiche sociali un patrono dell’amore e un appuntamento del calendario civile. Le date che emergono cadono come pietre miliari. Il regno di Claudio II tra 268 e 270 collega il martirio alla persecuzione. L’anno 496 fissa la celebrazione liturgica. Il 1382 porta la poesia di Chaucer. Il 1415 offre la voce di Carlo d’Orléans. Il 1477 consegna la tenera lettera di Margery Brews. Il 1847 inaugura l’età industriale del biglietto. Il 1969 registra la riforma del calendario romano. In mezzo scorrono reliquie pellegrinaggi e racconti. Il nome di Valentino unì la memoria del vescovo e del presbitero e diede forma a una festa che oggi appartiene insieme alla storia religiosa e alla cultura degli affetti.
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