Brunetto Latini tra storia e leggenda

Brunetto Latini è uno dei grandi protagonisti della Firenze del Duecento. 
Notaio, diplomatico, cancelliere, intellettuale e autore di opere decisive per la cultura comunale, è ricordato oggi soprattutto per il suo incontro con Dante nell’Inferno, dove compare tra i sodomiti. Da qui nasce una domanda che continua a incuriosire lettori e studiosi: Dante stava registrando una colpa reale, oppure costruiva un personaggio letterario più complesso? E soprattutto: cosa sappiamo davvero della presunta omosessualità di Brunetto Latini, e ha senso parlare addirittura di pedofilia? Le fonti storiche permettono di dare una risposta chiara su un punto: Brunetto fu una figura politica e culturale di primo piano; sulle accuse sessuali, invece, la documentazione è molto più debole e incerta.
Brunetto Latini nacque a Firenze probabilmente tra il 1220 e il 1230, in una famiglia di notai e giudici. Fin dalle prime attestazioni documentarie, risalenti al 1254, appare inserito nel cuore della vita pubblica cittadina. Non fu soltanto uno scrittore, ma un uomo delle istituzioni: notaio, cancelliere, ambasciatore, consigliere politico. Nel 1260 fu inviato presso Alfonso X di Castiglia, proprio nell’anno della sconfitta guelfa di Montaperti, che aprì per lui la stagione dell’esilio.
L’esilio in Francia, tra il 1260 e il 1266, fu decisivo. In quegli anni Brunetto continuò a lavorare come notaio e maturò le sue opere più importanti. 
Il Livre dou Trésor, scritto in francese, è una grande enciclopedia pensata per trasmettere saperi politici, morali e retorici a chi doveva governare. Accanto al Trésor vanno ricordati la Rettorica, adattamento del De inventione di Cicerone, e il Tesoretto, poemetto allegorico e didattico in volgare. Queste opere mostrano bene la sua funzione storica: tradurre il sapere in strumento di formazione civile.
Dopo il ritorno dei guelfi, Brunetto rientrò a Firenze e tornò a occupare ruoli di rilievo nella cancelleria comunale. Le fonti lo mostrano ancora attivo nei consigli cittadini, nei processi di pacificazione interna e nella vita politica degli anni Ottanta del Duecento. Morì tra il 1293 e il 1294. Giovanni Villani ne conservò il ricordo come di un uomo di grande sapere e di forte influenza nella vita pubblica fiorentina.
La fama moderna di Brunetto Latini dipende soprattutto dal canto XV dell’Inferno. Dante lo colloca tra i sodomiti, cioè tra i violenti contro natura. Ma l’episodio è tutt’altro che semplice: il poeta lo incontra con rispetto, affetto e riconoscenza, ricordandolo come un maestro. Proprio questa tensione tra stima personale e condanna morale rende il personaggio così complesso. Nel poema, Brunetto è insieme un dannato e una figura autorevole della formazione intellettuale di Dante.
Qui bisogna distinguere tra testo letterario e prova storica. Il testo dantesco è chiaro: Brunetto è collocato tra i sodomiti. Ma fuori dalla Commedia non possediamo prove indipendenti definitive che confermino una condotta sessuale precisa. L’Enciclopedia Dantesca sottolinea proprio l’assenza di notizie esterne certe sulla sua presunta sodomia. Per questo molti studiosi invitano alla prudenza: Dante può riflettere una convinzione reale, una diceria del tempo o una scelta simbolica, ma non basta da solo a definire con sicurezza l’identità sessuale storica di Brunetto.
Un altro errore frequente è tradurre automaticamente il termine medievale “sodomia” con il moderno concetto di omosessualità. Nel Medioevo era soprattutto una categoria morale e teologica, non una definizione identitaria nel senso contemporaneo. Per questo dire che Brunetto Latini fosse “omosessuale” come fatto accertato è storicamente più problematico di quanto sembri. Le fonti consentono di parlare di una collocazione dantesca e di un’ipotesi esegetica, non di una certezza biografica piena.
Oggi si tende a dire con molta facinoleria che Brunetto Latini era un pedofilo. Non esistono fonti affidabili che colleghino Brunetto Latini alla pedofilia. Questa accusa sembra nascere da fraintendimenti di commenti antichi al canto XV, soprattutto riferiti a Prisciano (1) o al mondo scolastico in generale, non a Brunetto come individuo storicamente documentato. Anche studiosi moderni hanno messo in guardia da questo slittamento interpretativo. Allo stato delle fonti, attribuire a Brunetto una condotta pedofila non ha base storica verificabile.

1) Alcuni commentatori medievali, parlando di Prisciano e del mondo scolastico, evocano il sospetto di pratiche sessuali tra maestri e allievi giovani. Ma questa linea interpretativa riguarda il personaggio di Prisciano o il tipo sociale del maestro di grammatica, non costituisce una prova documentaria contro Brunetto. Claudio Giunta ha richiamato esplicitamente l’attenzione su questo errore, mettendo in guardia dal trasferire meccanicamente su Brunetto un sospetto che le fonti non formulano in modo diretto per lui.

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