Beppa la Fioraia

Beppa La Fioraia.
Zelindino mio

 

Per tutti era Beppa, ma per l'anagrafe era Giuseppina Caciotti, maritata e poi vedova Mannucci, nata all'inizio del secolo, nel 1809. Aveva sempre abitato fuori Porta San Frediano, ma in vecchiaia, con un po' di risparmi, si fece una casa fuori Porta Romana. Lì morì a 82 anni, il 6 febbraio del 1891. Con lei finì si può dire l'Ottocento dei fiorentini...

Beppa la Fioraia
Beppa la Fioraia
 

Al termine delle mura e della spalletta - scriveva Giuseppe Conti - del ponte esisteva un chiesino, nel quale si diceva messa tutte le feste. Sopra il piccolo altare eravi una Madonna, per devozione alla quale, la bellissima e famosa Beppa, fioraia, che nata nei primi anni del secolo visse fin dopo il 1870, vi lasciava ogni giorno un mazzo di fiori. Costei abitava a Monticelli; e quando la mattina passava dalla Porta San Frediano; regalava un fiore a tutti gli impiegati, dicendo col suo sorriso bonario, non essendo punto orgogliosa della sua bellezza: "Ecco, bambini, tenetene di conto". Essa era nota per la semplicità elegante del suo vestire, che contrastava col cappellone bianco di paglia e con lo sciallino corto che portava sempre.
La Beppa, che era moglie di un giardiniere di Boboli, aveva passo libero a'Pitti, dove andava a portare i fiori: e le linguaccie, che a Firenze direbbero male anche di Cristo, dicevano che fosse nelle grazie di Leopoldo II: è un fatto però che era la prediletta di tutta l'aristocrazia, ed ebbe sempre l'abilità di non far geloso nessuno!
 

Indossando un abito tradizionale, Beppa sfoggiava un grande cappello di paglia e teneva costantemente un cesto di fiori sulle ginocchia. La sua presenza era ubiqua in tutta la città: fuori dalla stazione, per le strade del centro, di fronte ai teatri e nei caffè più trendy. Si rivolgeva a chiunque incrociava il suo cammino, usando appellativi curiosi e affettuosi, senza distinzione di classe sociale, che fossero cittadini comuni o membri della nobiltà, soldati semplici o generali. E i passanti rispondevano sempre con calore e simpatia.

Beppa la Fioraia fu testimone di un intero secolo e di tutto ciò che accadeva per le strade di Firenze nell'Ottocento. Era presente durante gli eventi politici, le cerimonie, le feste, le processioni, i cortei e i concerti della banda. Era lì per dare il benvenuto e salutare personaggi illustri, per assistere alle discussioni, agli incidenti, ai fatti insoliti e persino per celebrare nascite e amori che iniziavano e finivano. Era una figura amata e rispettata da tutti, una vera custode delle storie e delle emozioni che animavano la città.

Beppa la Fioraia non mancava mai di regalare i suoi bei mazzetti di fiori a personaggi famosi come Ferdinando III, Leopoldo II e persino Maria Antonietta, oltre alle principesse che si sposavano. Consegnava fiori bianchi e rossi, con foglie verdi in bella vista, agli ufficiali della guarnigione austriaca. Non faceva distinzione tra i nobili e le nobildonne delle grandi famiglie fiorentine, i ricchi signori delle colline cittadine, gli artisti che avevano lo studio in piazza Donatello, i burocrati piemontesi che lavoravano negli uffici di Firenze capitale, i cavalieri che avevano appuntamento con la balia dal Friuli, gli amici commercianti e gli amici cocchieri. Beppa conosceva tutti, conosceva tutto.

In tarda età, Beppa si rivolgeva ai giovani rampolli delle nobili casate con una confidenza che scaturiva dalla sua conoscenza approfondita della vita, della morte e delle gesta di ciascuno di loro. Aveva conosciuto anche i loro genitori e le loro madri e aveva venduto fiori persino ai nonni e alle bisnonne. La sua memoria e il suo affetto per le famiglie fiorentine non avevano eguali. Era una testimone vivente delle loro storie, delle gioie e delle tristezze che avevano attraversato le generazioni.

Ugo Pesci, giornalista tra il 1848 e il 1908, scrisse: "Tra le fioraie, Beppa era l'unica a sopravvivere, anche se in età avanzata e senza più alcuna 'hardiesse joyeuse', a meno che questa espressione non si riferisca all'abitudine di chiamare 'zelindino mio' chiunque, persino Vittorio Emanuele, al quale Beppa offriva sempre un mazzo di fiori ogni volta che partiva o arrivava in ferrovia. Altre fioraie comparvero, alcune temporanee e altre durature, ma nessuna osò sfidare la supremazia di Beppa nel Caffè Doney...".



Beppa la Fioraia in una rara immagine vicino al Ponte Santa Trinita

Beppa la Fioraia fra il Ponte Santa trinita e Lungarno Acciaiuoli

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