Dall’erboristeria monastica all’arte profumiera.
La Farmacia di San Marco affonda le sue origini nel Medioevo ma assume forma compiuta nel Quattrocento, quando i Domenicani subentrano ai Benedettini nel convento fiorentino. La ricostruzione del complesso, finanziata dai Medici e progettata da Michelozzo, favorisce la nascita di un laboratorio dedicato ai rimedi erboristici. In questo clima riformatore il frate Antonino promuove un’attività inizialmente destinata alla comunità religiosa. Dopo una breve fase interna, la spezieria apre ai cittadini e conquista presto un ruolo di rilievo grazie alla qualità dei preparati.
La sede attuale, oggi chiusa ma ancora riconoscibile, si trova in via Cavour all’ingresso dell’antico convento.
L’accesso in pietra serena e marmo bianco presenta una lunetta con la denominazione della farmacia. Due targhe marmoree ottocentesche elencano alcune specialità allora in vendita come alchermes, elisir e acque profumate. Un tempo la sommità dell’arco ospitava un leone marciano scolpito che completava un insieme architettonico dal gusto classicheggiante. All’interno erano presenti armadi barocchi, scaffali riccamente intagliati e albarelli dipinti provenienti dalle manifatture di Montelupo e Ginori. Il grande bancone in legno e le etichette scritte a mano offrivano un colpo d’occhio che esprimeva la cura artigianale del luogo.
L’attività prosegue senza interruzioni per secoli. Dalla metà del Quattrocento fino al Novecento la farmacia produce rimedi che uniscono saperi tradizionali e sviluppi della chimica. L’alchermes ottiene successo per il suo aroma speziato. L’acqua antisterica è considerata utile per calmare disturbi nervosi. L’elisir stomatico, preparato con erbe officinali, è apprezzato come tonico digestivo. L’acqua di rose, realizzata con petali orientali, è ricercata per le qualità rinfrescanti e cosmetiche. Nei periodi successivi compaiono prodotti più moderni come liquori all’assenzio e preparati a base di coca sudamericana. Tutte queste specialità sono custodite in vasi ceramici decorati e in cassetti che riportano i nomi delle erbe. Nonostante la soppressione del convento nella seconda metà dell’Ottocento, la farmacia continua il suo lavoro grazie alla competenza accumulata nei secoli. La chiusura definitiva arriva a fine Novecento e da allora gli ambienti sono rimasti pressoché invariati.
Il percorso di San Marco corre parallelo a quello dell’Officina profumo farmaceutica di Santa Maria Novella, fondata dai Domenicani del vicino convento. In quel luogo i frati coltivano per secoli un giardino officinale ricco di piante utili alla creazione di pomate, profumi e distillati. Con il tempo l’officina diventa un centro di eccellenza nella lavorazione delle essenze e ottiene un riconoscimento ufficiale che ne consolida il prestigio. La vicinanza di intenti e metodi rende queste due realtà esempi illustri della tradizione speziale monastica fiorentina. Entrambe testimoniano la capacità dell’ordine domenicano di coniugare spiritualità e conoscenza scientifica con un impegno costante verso il benessere collettivo.
Oggi la Farmacia di San Marco è un importante sito storico. Pur non operativa, conserva un patrimonio architettonico e artistico che documenta secoli di ricerca e pratica erboristica. Gli archivi e gli inventari domenicani custodiscono ricette e testimonianze sulle tecniche di lavorazione, permettendo di comprendere il contributo di questa spezieria allo sviluppo della cultura farmaceutica cittadina. Insieme alla storica officina di Santa Maria Novella rappresenta un riferimento essenziale per chi desidera approfondire la storia delle farmacie conventuali e il loro ruolo nella vita sociale, scientifica e artigianale di Firenze.
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