Il legume ruvido che racconta la Maremma.
Il cece rugoso maremmano non è bello nel modo in cui oggi il mercato spesso pretende. È piccolo, irregolare, con la buccia segnata. Sembra quasi un cece “venuto male”, e invece è proprio quella rugosità a renderlo speciale.
La sua terra è la Maremma dei tufi, soprattutto tra Sorano, Pitigliano e Sovana. Sono luoghi di pietra, orti, campi asciutti e paesi scavati nella roccia. Qui il cece ha trovato un ambiente adatto e, per molto tempo, è stato una presenza normale nelle case. Non era un prodotto da raccontare con grandi parole. Era cibo da pentola, da minestra, da dispensa. Si lega proprio alla “terra dei tufi” e che fino agli anni Sessanta il cece era coltivato soprattutto tra Pitigliano e Sorano.
Il nome dice già tutto. “Rugoso” perché la buccia non è liscia. “Maremmano” perché viene da quel pezzo di Toscana dove la terra non è sempre facile, ma sa dare prodotti con carattere. È un cece piccolo, di colore giallo, a volte con venature più chiare. Alcuni semi possono essere scuri, quasi neri, e nella tradizione sono considerati portafortuna. Per anni è stato coltivato senza clamore. Si seminava, si raccoglieva, si conservava. Le famiglie lo usavano quando serviva un piatto sostanzioso, soprattutto nei mesi più freddi.
In una cucina povera, un sacco di ceci era una piccola sicurezza: durava, riempiva e permetteva di preparare piatti diversi. Poi molte cose sono cambiate. Le coltivazioni più piccole sono diminuite. I legumi più comuni hanno preso spazio. Il mercato ha preferito prodotti più uniformi, più facili da vendere e più semplici da trovare tutto l’anno. Il cece rugoso, invece, è rimasto legato a pochi luoghi e a chi ha continuato a coltivarlo.
La sua riscoperta non nasce dal nulla. Negli anni Ottanta la Regione Toscana avviò ricerche per recuperare semi locali; tra questi ci fu anche il cece raccolto nel comune di Sorano. Questo passaggio ha aiutato a rimettere attenzione su una varietà che rischiava di restare chiusa nella memoria di pochi.
In cucina è un legume molto concreto. Si presta bene alle zuppe, alle minestre, alla pasta e ceci, ma anche a un piatto semplice: ceci lessati, olio buono, sale, pepe e magari un po’ di rosmarino. Non serve fare molto di più. Quando un prodotto ha sapore, la cucina migliore spesso è quella che non lo copre. La sua buccia, pur rugosa, può essere sottile e il gusto resta delicato. Alcuni produttori lo consigliano anche in insalata, dopo l’ammollo e una cottura lenta. È un modo semplice per sentirne davvero il carattere, senza trasformarlo troppo.
Il cece rugoso maremmano racconta una Toscana meno da cartolina e più da cucina vera. Parla di campi asciutti, semi conservati, pentole sul fuoco e famiglie che sapevano dare valore anche agli ingredienti più umili.
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