Siamo a Lucca, tra 1210 e 1220 circa. In quel periodo viene dipinta una grande croce su tavola, con colori a tempera e foglia d’oro: è la Croce di Lucca, chiamata anche Croce di Santa Maria degli Angeli perché veniva da lì. Oggi la vedi al Museo Nazionale di Villa Guinigi.
Il protagonista è Cristo sulla croce, ma non è rappresentato “crollato” dal dolore: è un Cristo ancora vivo, con gli occhi aperti, il corpo dritto e solenne. È questo che ti “fissa”: l’immagine è costruita apposta per reggere lo sguardo di chi entra in chiesa, anche da lontano. Il fondo d’oro non è un vezzo: serve a farlo “accendere” con la luce.
La cosa davvero rara è che l’opera è firmata: c’è scritto in latino “BERLINGERIUS ME PINXIT”, cioè “Berlingerius mi ha dipinto”. Nel Duecento non era normale che un pittore mettesse la firma così chiara, per questo la croce è un pezzo chiave per capire chi dipingeva a Lucca in quel periodo e com’era fatta la pittura prima di Giunta Pisano e della fase più drammatica. Il nome legato a quella firma è Berlinghiero Berlinghieri (capostipite di una bottega di famiglia). In alcune schede e in parte della tradizione si trova anche il nome del figlio Bonaventura Berlinghieri: succede perché nel Medioevo bottega e famiglia spesso lavoravano insieme e, nei secoli, le attribuzioni possono oscillare. Però la firma è il punto fermo: è il dato più concreto che abbiamo.
Se guardi la croce come una storia, non c’è solo Cristo. In alto c’è una scena con la Vergine (l’Assunzione). Ai lati compaiono i simboli dei quattro evangelisti. In basso c’è un episodio narrativo: il tradimento di Pietro (il suo “negare” Gesù). È un modo intelligente per guidare chi prega: ti mette davanti Cristo, ma intorno ti fa leggere anche il “contesto” del Vangelo.
Per capire dove sta nella storia dell’arte, pensa così: è ancora molto legata allo stile “solenne” che arriva dal mondo bizantino, però già aggiunge più racconto e dettagli. Poco dopo, soprattutto nell’area di Pisa, le croci inizieranno a mostrare un Cristo più sofferente e umano. Un confronto spesso citato è un altro crocifisso collegato a questa tradizione, proveniente da Fucecchio e oggi al Museo Nazionale di San Matteo: lì l’espressività cambia e si sente l’evoluzione.
La giovane nobildonna di Lucca, vive attraverso il suo monumento funebre, simbolo di bellezza e fragilità.
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Un monumento funebre rivoluzionario, unisce il gotico e l'umanesimo, celebrando con realismo una giovane nobildonna.