Beatrice Portinari

Beatrice Portinari
L'amore impossibile di Dante e il suo impatto nella letteratura.

Beatrice Portinale la immaginaria musa di Dante Alighieri?
Beatrice Portinari, immagine di fantasia

Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia, quand'ella altrui saluta, / ch'ogne lingua devèn, tremando, muta, / e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Comincia così uno dei celebri sonetti di Dante Alighieri, in cui si esalta la gentilezza e l'onestà della sua amata, tanto che ogni lingua tace, tremando, e gli occhi non osano guardarla. Questa donna diviene la musa ispiratrice del poeta, tanto da essere presente nella sua opera più grandiosa, la Divina Commedia. Dante immagina di incontrarla durante il suo viaggio nel Paradiso e di averla come guida dopo essersi separato dal suo maestro Virgilio. Ma chi è realmente Beatrice? È una figura storica o una creazione letteraria? È una delle donne che Dante ha incontrato nella sua vita o è un'idea nata nella corrente stilnovista?
Il dibattito su questo argomento è ancora aperto e ha coinvolto studiosi, scrittori e studenti di ogni epoca. Non esiste una risposta definitiva, ma sono state formulate diverse ipotesi nel corso dei secoli. Tra queste, una sembra particolarmente convincente e ha trovato consenso tra molti studiosi, si basano soprattutto sulla descrizione fatta da Giovanni Boccaccio. Si sostiene che la Beatrice dantesca corrisponda a una donna di nome Beatrice Portinari, conosciuta anche come Bice, una fiorentina che visse tra il 1265 e il 1290, nella stessa città toscana in cui Dante nacque, morì giovane, forse di parto. Figlia del ricco mercante Folco Portinari e di Cilia di Gherardo Caponsacchi, Beatrice era coetanea del poeta e lo colpì fin da bambino, lasciando in lui un profondo senso di ammirazione. Passarono quasi nove anni prima che Dante avesse l'opportunità di rivederla e nel 1283 descrisse in modo commovente questo incontro nella sua opera Vita Nova: "Questa meravigliosa donna apparve a me vestita di bianco [...] e, mentre passeggiava per la strada, volse gli occhi verso la parte in cui mi trovavo, e con la sua ineffabile cortesia mi salutò in modo virtuoso, tanto che in quel momento mi sembrò di toccare i confini della beatitudine".
La figura di Beatrice è un simbolo immortale dell'amore e dell'ispirazione per Dante e per il mondo intero. La sua reale esistenza o la sua trasposizione letteraria sono questioni che ancora suscitano interesse e curiosità, ma la sua influenza nella vita e nell'opera del poeta è innegabile.


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