Piero il Gottoso

Piero de' Medici, noto anche come Piero il Gottoso, nacque il 14 giugno 1416 a Firenze, nella casa storica dei Medici in via Larga, figlio primogenito di Cosimo il Vecchio e Contessina de' Bardi. La sua infanzia e giovinezza trascorsero nella casa familiare, insieme ai genitori, al fratello Giovanni e ai nonni. Verso il 1425, si iscrisse all'arte del cambio, dedicandosi alle attività bancarie e commerciali della famiglia.
Nel corso degli anni successivi, Piero ampliò le sue competenze, immatricolandosi nell'arte della lana nel 1435 e in quella della seta nel 1436. Nel 1439 entrò a far parte dell'arte di Calimala, la corporazione dei mercanti. Solo nel 1451, quando Cosimo iniziò a ritirarsi dagli affari, Piero divenne socio del banco di famiglia insieme al fratello Giovanni e al cugino Pierfrancesco.
Nonostante la mancanza di dettagli sulla sua formazione, è noto che Piero ricevette un'educazione umanistica. Possibili mentori includono Antonio Pacini, Niccolò Niccoli e Carlo Marsuppini. Alberti, Filelfo, e Ammannati Piccolomini furono tra gli umanisti con cui strinse amicizia.
A diciassette anni, nel 1433, Piero visse l'esilio insieme a suo padre Cosimo durante i conflitti interni a Firenze. Tornato in città un anno dopo, partecipò attivamente alla politica, sotto la guida e l'influenza di Cosimo. La strategia di divisione dei compiti tra i figli di Cosimo fu chiara: Piero si occupò della politica, mentre Giovanni gestì il banco e le attività economiche.
La carriera politica di Piero si sviluppò parallelamente a quella del padre. Nel 1440, fu inserito nella borsa elettorale per il gonfaloniere della Giustizia. Nel 1444, partecipò alla Balia per rafforzare lo stato dei Medici, e nel 1448 divenne priore. Nel 1452-55, svolse il ruolo di accoppiatore nelle elezioni. Contemporaneamente, partecipò a missioni diplomatiche, consolidando l'influenza dei Medici negli affari internazionali.
Nonostante la modesta partecipazione di Piero alla vita pubblica, il suo contributo culturale fu evidente nel "certame coronario" del 1441, un concorso poetico a cui diede sostegno finanziario. Inoltre, nel corso degli anni, Piero lasciò un'impronta indelebile su importanti luoghi di culto, come la chiesa della Santissima Annunziata e la chiesa di San Miniato al Monte.
Il 3 giugno 1444, Piero contrasse matrimonio con Lucrezia Tornabuoni, proveniente da un'antica famiglia fiorentina amica dei Medici. La coppia ebbe sette figli, tra cui Bianca Maria e Lucrezia (nate rispettivamente nel 1445 e nel 1448), e due figli maschi, Lorenzo e Giuliano (nati nel 1449 e nel 1453). C'è la possibilità che l'offerta votiva alla Vergine della Santissima Annunziata, menzionata nell'iscrizione, fosse legata alla nascita di Lorenzo, il futuro "Magnifico", tanto atteso come erede maschio.
La costruzione del nuovo palazzo di famiglia, l'attuale Medici Riccardi iniziò poco dopo il matrimonio. L'appartamento principale al primo piano, sopra l'ingresso in via Larga, fu riservato a Piero, designato dal padre Cosimo per succedergli nella gestione politica. Piero dimostrò di essere un committente artistico attento ed esperto. Attraverso la filiale del banco mediceo a Bruges, fece giungere dalle numerose opere, tra cui arazzi, tappezzerie e quadri. La decorazione del palazzo fu affidata principalmente a maestri fiorentini. Per la sala rappresentativa al primo piano, commissionò a Antonio Benci, noto come il Pollaiolo, tre grandi tele raffiguranti "Le fatiche di Ercole". Il suo studiolo fu decorato con le terrecotte smaltate di Luca Della Robbia e dodici tondi rappresentanti i mesi. In questa stanza, Piero conservava una vasta collezione di codici, manoscritti e un tesoro di gemme e pietre preziose.
La cappella del palazzo, affrescata da Benozzo Gozzoli, mostrava Piero in prima fila insieme a suo padre Cosimo nel corteo dei tre re magi. Un busto marmoreo, eseguito da Mino da Fiesole, era situato nel palazzo, una delle prime sculture moderne di questo tipo, imitando i busti imperiali romani.
Nel 1458, il regime mediceo subì una crisi; i sostenitori di Cosimo de’ Medici proposero una riforma costituzionale per affrontare il difficile controllo delle elezioni. Dopo il rifiuto dei Consigli, si ricorse alla convocazione di un parlamento che approvò le proposte e istituì il Consiglio de’ Cento, considerato più affidabile. Gli Otto di guardia videro aumentati i loro poteri, incluso il perseguire i delitti politici. Piero riuscì a rafforzare il potere della famiglia attraverso abili manovre politiche. Dopo la morte di Cosimo nel 1464 e quella del fratello Giovanni nel 1463, Piero si trovò a gestire le responsabilità politiche e familiari. Tuttavia, le tensioni emersero nuovamente nel 1466 quando gli oppositori di Piero cercarono di riformare la costituzione e ottennero il ritorno al sorteggio nelle elezioni. La situazione politica si stabilizzò momentaneamente, ma nuovi scontri si verificarono nel 1468, culminando in un tentativo di invasione della città da parte degli esiliati.
Piero, affetto dalla gotta, si trovò coinvolto in complesse manovre diplomatiche per mantenere il controllo. Nel 1469, la situazione economica della banca dei Medici si complicò a causa di fallimenti e debiti insoluti, ma Piero cercò di gestire la crisi. Intanto, Lorenzo, suo figlio, fu coinvolto nelle questioni politiche e diplomatiche, preparandosi a succedere al padre.
Alla fine del 1469, Piero si ammalò gravemente e, consapevole della sua imminente morte, iniziò a organizzare la successione. Lorenzo, già coinvolto nelle relazioni diplomatiche, divenne sempre più centrale nella politica medicea. Piero de' Medici morì il 2 dicembre 1469, lasciando a Lorenzo la difficile eredità politica e finanziaria. Fu sepolto con una cerimonia semplice accanto al fratello Giovanni nella sagrestia Vecchia di San Lorenzo.

 

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