Produzione artigianale della carta nel Rinascimento.
Nel Rinascimento la carta era prodotta interamente a mano con metodi affinati nel Medioevo. I cartai raccoglievano stracci di lino o di canapa — mai di seta o lana — e li facevano macerare in grandi vasche d’acqua con calce, per dissociare le fibre. Nei principali centri cartari, soprattutto a Fabriano, si impiegavano gualchiere idrauliche dotate di pesanti magli in ferro che riducevano rapidamente i tessuti a poltiglia. La pasta fibrosa così ottenuta veniva diluita, stesa su telai (le “forme” con fitti fili metallici) e poi pressata ed essiccata fino a trasformarsi in fogli. L’introduzione della gelatina animale in sostituzione di colle vegetali rese i fogli più resistenti all’umidità. Gli intrecci metallici delle forme lasciavano nei fogli le tipiche vergature e le filigrane, marchi di fabbrica ricercati dai mercanti.
Fin dai primi statuti cittadini la carta era suddivisa in categorie qualitative. Si distinguevano la carta fine, la carta fioretto e la carta straccia (o da imballaggio). A queste talvolta si aggiungeva il “fiorettone”, qualità ancora più bassa. A fare la differenza erano la pulizia degli stracci, la cura nella macerazione e la precisione della collatura. Con stracci bianchi si otteneva la carta più candida e sottile, destinata a manoscritti e corrispondenza; con stracci più grossolani o colorati si produceva carta ruvida, adatta a registri, appunti o pacchi. Le autorità comunali fissavano prezzi massimi per ciascuna categoria e obbligavano i cartai a distinguere le qualità attraverso filigrane differenti.
A partire dal XIV secolo la carta costava una frazione della pergamena, pur rimanendo un bene di valore. Archivi mercantili mostrano che un fascio di carta fioretto poteva valere poche decine di ducati, mentre un fascio di carta fine ne costava poco di più; la pergamena, al contrario, era un materiale di lusso riservato a documenti solenni e libri di pregio. Grazie alla minore spesa, la carta sostituì progressivamente la pergamena nella maggior parte degli usi pratici, benché quest’ultima restasse imbattibile per durabilità e prestigio. Con l’abbattimento dei costi la carta divenne il supporto favorito per lettere private, contabilità, atti notarili, registri universitari e, dopo l’invenzione della stampa, per la produzione libraria. Nei laboratori artistici era impiegata anche la carta più economica per schizzi preparatori e studi tecnici. Cartiere e botteghe specializzate rifornivano stampatori, amministrazioni, scuole e corporazioni, mentre le università acquistavano grandi partite di fogli per gli archivi.
In Italia primeggiava Fabriano, vero laboratorio d’innovazione: qui furono standardizzati magli a multiplo colpo, filigrane decorative e collatura gelatinosa. Altre cartiere rinomate operavano ad Amalfi, Colle Val d’Elsa, Lucca, Pistoia e nella valle del Toscolano sul Garda. All’estero si distinsero la Champagne e la Lorena in Francia, Norimberga in Germania, oltre a vari poli iberici. La carta fabrianese arrivava sino alla Scandinavia, mentre i fogli amalfitani, detti “bambagina”, erano apprezzati nelle cancellerie meridionali.
Pergamena – Pelle animale rasata e lucidata, costosa ma durevole, rimase a lungo il supporto per diplomi, bolle e codici illustrati.
Tavolette cerate – Piccole tavole di legno ricoperte di cera riscrivibile, usate per appunti rapidi, contratti provvisori e calcoli.
Papiro – Ormai pressoché scomparso dall’uso europeo, sostituito dalla carta di stracci diffusa dagli Arabi.
Stoffa scrittoria – Raro impiego cerimoniale di tessuti su cui si tracciavano testi sacri o araldici.
Carta bambagina – Prodotta ad Amalfi con fibre di cotone e canapa, più morbida e porosa, considerata di pregio.
La pergamena primeggiava per resistenza e prestigio, ma aveva costi elevati e necessitava di pelli selezionate. La carta di stracci garantiva un ottimo equilibrio fra prezzo contenuto e buona durata, tanto che divenne il materiale dominante. Le tavolette cerate, pratiche ed economiche, erano limitate agli appunti quotidiani, mentre papiro e stoffa sopravvivevano solo in contesti marginali. La diffusione della carta, dunque, liberò la scrittura e la stampa dai vincoli economici della pergamena, favorendo la circolazione delle idee e il nuovo fervore culturale dell’Europa rinascimentale.
La gente era attenta all'abbigliamento in pubblico, dimostrando orgoglio e dignità. La generosità era comune e le famiglie erano unite da amicizia.
In questa casa, in questa famiglia, pare ci sia poco tempo, per volersi bene e per godere un'ora di serena felicità.
"al calar della sera si riempiva di zanzare, le dame e i cavalieri si scambiavano tenere grattate, l'orchestra suonava, i camerieri servivano e ..."
Mi chiamano “sù, muoviti”. Tra oliveto e focolare, mani ferite impastano pane e futuro: lavoro infinito, paga poca.