Il viaggio di Francesco Carletti

Firenze e la prima globalizzazione (?): il viaggio intorno al mondo di Francesco Carletti.
Il 19 aprile 1594, dall'isola di Santiago, nell'arcipelago di Capo Verde, salpò una nave diretta a Cartagena de Indias, nell'America spagnola. A bordo si trovavano due mercanti fiorentini, Antonio Carletti e suo figlio Francesco, insieme a settantacinque africani ridotti in schiavitù, acquistati per essere rivenduti nelle colonie americane. Era l'inizio di un'impresa commerciale che, attraverso una successione di decisioni e imprevisti, avrebbe condotto il giovane Francesco a compiere il giro del mondo.
Tra il 1594 e il 1602, Carletti attraversò l'Atlantico e il Pacifico, raggiunse le Filippine, il Giappone, la Cina e l'India, prima di tornare in Europa. Soltanto nel 1606 avrebbe rivisto Firenze. La sua esperienza permette di osservare un aspetto meno conosciuto della storia cittadina: il coinvolgimento dei mercanti toscani nei traffici intercontinentali che, alla fine del Cinquecento, stavano trasformando l'economia mondiale.
Francesco Carletti nacque probabilmente a Firenze nel 1573 o nel 1574, primogenito di Antonio Carletti e Lucrezia Macinghi. Apparteneva a una famiglia che da tempo esercitava attività commerciali con la Spagna, il Portogallo e i loro possedimenti d'oltremare. Per questo motivo, nel maggio del 1591, il padre lo mandò a Siviglia, presso il mercante fiorentino Niccolò Parenti, affinché imparasse il mestiere.
La scelta della città spagnola non era casuale. Siviglia rappresentava uno dei principali centri europei del commercio con le Americhe, grazie al sistema di navigazione e ai controlli amministrativi organizzati dalla Corona. Qui arrivavano metalli preziosi e prodotti coloniali, mentre mercanti di diverse provenienze cercavano di inserirsi in un mercato capace di offrire grandi guadagni, ma sottoposto a regole severe.
Dopo due anni Antonio raggiunse il figlio e insieme prepararono una spedizione verso Capo Verde, allora importante centro della tratta atlantica degli schiavi. L'obiettivo era acquistare persone lungo le reti commerciali africane per rivenderle nei territori americani controllati dalla Spagna. Il viaggio cominciò l'8 gennaio 1594 e avrebbe presto mostrato quanto fossero incerti i profitti delle attività d'oltremare.
Sull'isola di Santiago, i Carletti acquistarono settantacinque persone destinate al mercato di Cartagena, nell'attuale Colombia. La traversata provocò la morte di diversi prigionieri, costretti a viaggiare nelle condizioni disumane proprie della tratta atlantica. All'arrivo, i due mercanti incontrarono ulteriori difficoltà: le autorità spagnole contestarono irregolarità nella documentazione e Francesco fu incarcerato per alcuni giorni.
Anche i risultati economici furono deludenti. Secondo il suo racconto, persone che normalmente avrebbero potuto essere vendute per duecento o trecento scudi furono cedute, nei casi migliori, per meno di centottanta. Il giovane fiorentino definì quel commercio un «traffico inumano», ma le sue considerazioni morali convivevano con il calcolo delle perdite e delle possibilità di guadagno.
Questa contraddizione è fondamentale per comprendere la mentalità del protagonista. Carletti partecipò direttamente alla compravendita di esseri umani e valutò l'esperienza anche in termini economici. Quando seppe che sul mercato di Lima gli schiavi potevano raggiungere prezzi molto più elevati, espresse infatti rammarico per non averli condotti fino in Perù. Il suo atteggiamento documenta quanto profondamente la tratta fosse integrata nelle attività mercantili dell'epoca, senza per questo rendere meno gravi le responsabilità individuali.
Abbandonata quella prima impresa, Antonio e Francesco investirono il ricavato in merci di provenienza spagnola. Nel febbraio del 1595 lasciarono Cartagena, attraversarono l'istmo di Panama e raggiunsero Lima, dove le condizioni commerciali apparivano decisamente più favorevoli.
Lima era uno dei maggiori centri amministrativi ed economici dell'America spagnola. Le ricchezze minerarie dei territori andini alimentavano una vasta circolazione di argento, mentre i prodotti importati dall'Europa raggiungevano prezzi elevati. I Carletti riuscirono a vendere vantaggiosamente le proprie mercanzie, ottenendo in cambio barre d'argento con le quali finanziare nuove operazioni.
Da quel momento il viaggio cambiò direzione. I due mercanti raggiunsero il Messico e soggiornarono a Città del Messico dal giugno del 1595 al maggio dell'anno successivo. Francesco rimase colpito dall'estensione urbana, dall'abbondanza dei prodotti e dall'organizzazione dei mercati, che descrisse nei suoi appunti con particolare attenzione alle possibilità commerciali.
Nella Nuova Spagna circolavano anche sete, porcellane e altri manufatti asiatici arrivati attraverso il Pacifico. Il collegamento era garantito dai galeoni che univano Acapulco a Manila, nelle Filippine spagnole. L'argento americano veniva trasportato in Asia per acquistare merci cinesi e orientali, successivamente rivendute nei mercati americani.
I Carletti compresero che avrebbero potuto ottenere profitti maggiori acquistando quei prodotti direttamente nelle Filippine. La decisione comportava rischi considerevoli, perché le autorità spagnole limitavano la partecipazione ai traffici coloniali e controllavano gli imbarchi. Superati gli ostacoli amministrativi, padre e figlio attraversarono il Pacifico e nel giugno del 1596 arrivarono a Manila.
A Manila li attendeva una situazione imprevista. Un incendio aveva distrutto i magazzini nei quali venivano conservate numerose merci provenienti dall'Asia orientale. I prodotti disponibili non erano sufficienti per concludere gli affari sperati e i Carletti rimasero nelle Filippine per quasi un anno, aspettando inutilmente nuovi carichi.
Nel maggio del 1597 decisero di raggiungere il Giappone, rinunciando al progetto iniziale di tornare in Perù. Il passaggio dalle rotte spagnole a quelle frequentate dai mercanti portoghesi e asiatici era però ostacolato da disposizioni che proteggevano i rispettivi monopoli commerciali. Per aggirare le restrizioni, i due fiorentini si imbarcarono clandestinamente su una nave giapponese diretta a Nagasaki.
Durante la navigazione Francesco osservò imbarcazioni, strumenti e pratiche marinaresche differenti da quelle europee. Una volta arrivato, rivolse la stessa attenzione alle istituzioni politiche, all'agricoltura, alle abitudini quotidiane e alle relazioni commerciali della popolazione locale. Le sue descrizioni mostrano una curiosità che andava oltre l'immediata ricerca del profitto, pur rimanendo condizionata dalle convinzioni religiose e culturali di un europeo del tardo Cinquecento.
Il Giappone attraversava allora una fase di profondi cambiamenti. La presenza dei missionari cristiani aveva provocato tensioni con le autorità e, nel febbraio del 1597, ventisei cristiani erano stati giustiziati per ordine di Toyotomi Hideyoshi. Carletti riferì di aver visto i resti dei condannati, inserendo l'episodio nella sua descrizione della giustizia giapponese.
Il soggiorno gli permise inoltre di conoscere alcuni aspetti dei traffici dell'Asia orientale, compresa la compravendita di persone ridotte in schiavitù. Il mercante acquistò alcuni giovani coreani, in un contesto segnato dalle invasioni giapponesi della Corea. Anche questa vicenda, raccontata nei suoi Ragionamenti, dimostra come gli scambi commerciali fossero accompagnati da forme di violenza e sfruttamento diffuse in diverse regioni del mondo.
Nel marzo del 1598 Antonio e Francesco lasciarono il Giappone per Macao, insediamento portoghese sulla costa cinese. Appena arrivati furono accusati dalle autorità locali di aver violato le restrizioni che regolavano gli spostamenti dei mercanti tra i territori d'influenza spagnola e portoghese. Vennero imprigionati e riacquistarono la libertà soltanto dopo il pagamento di una multa di duemila scudi.
Il 20 luglio dello stesso anno Antonio Carletti morì a Macao in seguito a una malattia. Francesco, rimasto solo, dovette assumere la responsabilità delle merci e del capitale accumulato durante il viaggio. Aveva ormai acquisito una conoscenza diretta dei principali mercati americani e asiatici, ma doveva ancora affrontare una lunga navigazione prima di poter tornare in Europa.
Macao offriva opportunità particolarmente interessanti. Attraverso mercanti cinesi che operavano come intermediari, Carletti acquistò sete pregiate, porcellane, muschio, zenzero e altri prodotti destinati ai mercati stranieri. Le sue osservazioni riguardavano le diverse qualità delle merci, i prezzi e le consuetudini locali, ma comprendevano anche notizie sulla geografia, sull'organizzazione politica e sulla cultura cinese.
Il racconto della Cina presenta una particolarità importante. Francesco descrive alcune realtà conosciute direttamente e altre attraverso le informazioni ricevute da viaggiatori e commercianti. Le sue pagine non costituiscono quindi una testimonianza esclusivamente oculare, ma documentano anche la circolazione delle conoscenze geografiche e culturali tra persone di provenienze diverse.
Lasciata Macao, Carletti proseguì verso occidente attraverso Malacca, Sumatra e Ceylon, l'attuale Sri Lanka, fino a raggiungere Goa, nell'India portoghese. Vi soggiornò dal marzo del 1600 alla fine del 1601, dedicandosi soprattutto agli scambi commerciali.
In India trovò mercati nei quali le merci acquistate in Cina potevano essere rivendute con notevoli profitti. Un'operazione particolarmente vantaggiosa riguardò le sete cinesi, cedute sul mercato di Cambay, nell'attuale Gujarat, attraverso un corrispondente locale. Secondo il suo resoconto, il guadagno raggiunse il settanta per cento del capitale investito.
Il risultato dipendeva dalla capacità di individuare le differenze di prezzo tra mercati lontani e di affidarsi a intermediari capaci di concludere gli affari. Carletti non disponeva di una flotta personale e utilizzava le rotte marittime già esistenti, adattando continuamente i propri spostamenti alle possibilità di commercio. Questa flessibilità gli consentì di accumulare un patrimonio considerevole, nonostante le perdite e le difficoltà incontrate negli anni precedenti.
Con il denaro ricavato acquistò tessuti di cotone, manufatti in cristallo di rocca e pietre preziose da rivendere in Europa. Il giorno di Natale del 1601 si imbarcò a Goa su una nave portoghese diretta a Lisbona. Il ritorno sembrava ormai vicino, ma un nuovo avvenimento avrebbe compromesso quasi completamente i risultati economici della spedizione.
Nel marzo del 1602, mentre la nave portoghese navigava nell'Atlantico meridionale, nei pressi dell'isola di Sant'Elena, fu intercettata da due imbarcazioni olandesi. Dopo due giorni di combattimenti, il 16 marzo la nave dovette arrendersi e il suo carico venne sequestrato.
Francesco riuscì a evitare la prigionia sostenendo di essere suddito del granduca di Toscana, uno Stato non coinvolto nel conflitto contro il Portogallo. Non poté però impedire la confisca delle merci che aveva acquistato durante il viaggio. Insieme ai beni preziosi perse anche gli appunti nei quali aveva raccolto osservazioni, notizie e informazioni sui paesi visitati.
Il 7 luglio 1602 arrivò a Middelburg, nei Paesi Bassi, dove avviò una lunga controversia per ottenere la restituzione del patrimonio. Le autorità olandesi avevano dichiarato legittimo il sequestro della nave e delle merci trasportate, nonostante le proteste del mercante e gli interventi diplomatici a suo favore.
La causa proseguì fino al 1605, quando Carletti ottenne un risarcimento di tredicimila fiorini olandesi, una somma di poco superiore alle spese sostenute per il procedimento. Il caso mostrava le conseguenze della crescente concorrenza tra le potenze marittime europee. Spagnoli e portoghesi, che avevano dominato le principali rotte oceaniche del Cinquecento, dovevano ormai confrontarsi con l'espansione commerciale e militare dei Paesi Bassi.
Durante il soggiorno olandese Francesco mise le proprie conoscenze a disposizione di operatori interessati a organizzare spedizioni verso l'Asia. Successivamente raggiunse Parigi, dove Enrico IV di Francia valutò la possibilità di coinvolgerlo in un progetto commerciale per le Indie orientali. L'iniziativa non ebbe seguito e il mercante decise finalmente di rientrare in Toscana.
Il 12 luglio 1606 Francesco Carletti tornò a Firenze, quindici anni dopo la partenza per Siviglia. Non possedeva più le ricchezze accumulate nei mercati asiatici, ma la sua esperienza attirò l'attenzione del granduca Ferdinando I de' Medici, interessato ad ampliare gli orizzonti commerciali della Toscana.
In quegli anni Livorno stava assumendo un ruolo sempre più importante negli scambi mediterranei. Il granduca intendeva rafforzarne le attività portuali e valutava anche la possibilità di stabilire collegamenti con il Brasile e le Indie orientali. Si trattava di un progetto ambizioso per uno Stato che non disponeva delle risorse navali e coloniali delle maggiori potenze europee.
Carletti rappresentava una fonte preziosa di informazioni. Conosceva i mercati asiatici, le merci più richieste, i sistemi di navigazione e gli ostacoli posti dai monopoli commerciali. Aveva inoltre sperimentato direttamente quanto le rivalità politiche potessero influire sulla sicurezza delle spedizioni e sulla conservazione dei capitali.
Ferdinando pensò di utilizzare queste competenze per i propri programmi economici, ma l'opposizione olandese e altre difficoltà impedirono la realizzazione dei collegamenti sperati. Francesco rimase comunque vicino alla corte medicea. Sotto Cosimo II ottenne l'incarico di maestro di casa granducale e negli anni successivi svolse anche missioni diplomatiche, tra cui una in Olanda nel 1619.
La sua attività dimostra che la Firenze del Seicento non aveva abbandonato le proprie ambizioni mercantili. Pur lontana dalle dimensioni economiche e militari degli imperi coloniali, la Toscana cercava di sfruttare le conoscenze dei propri cittadini per partecipare ai grandi traffici internazionali.
Dopo il ritorno, Carletti mise per iscritto le esperienze raccolte durante il viaggio in un'opera conosciuta come Ragionamenti sopra le cose da lui vedute ne' suoi viaggi. Il testo è suddiviso in dodici ragionamenti: i primi sei dedicati alle Indie occidentali, gli altri ai territori asiatici e alle vicende del ritorno in Europa.
La perdita degli appunti originali durante il sequestro olandese influenzò la composizione dell'opera. Francesco dovette ricostruire molti avvenimenti attraverso i propri ricordi, servendosi anche di altre testimonianze disponibili. La redazione definitiva risale probabilmente a un periodo successivo al 1609, quando il Granducato era ormai governato da Cosimo II.
I Ragionamenti contengono descrizioni di città, paesaggi, istituzioni e consuetudini, ma soprattutto informazioni concrete sui commerci. L'autore registra prezzi, qualità delle merci, sistemi monetari, difficoltà della navigazione e comportamenti degli operatori economici. Accanto a questi argomenti compaiono osservazioni sugli alimenti e sui prodotti allora poco conosciuti in Europa, come il cacao americano e il tè asiatico.
Il valore del testo risiede anche nella prospettiva del suo autore. Carletti non osservava il mondo come un esploratore incaricato di raggiungere terre sconosciute, ma come un mercante interessato a comprendere le società con cui entrava in contatto. La sua curiosità produce descrizioni vivaci e dettagliate, pur senza eliminare i pregiudizi e le contraddizioni della cultura alla quale apparteneva.
L'opera circolò inizialmente in forma manoscritta e venne pubblicata soltanto nel 1701, a Firenze, molti decenni dopo la morte dell'autore, avvenuta il 12 gennaio 1636. La prima edizione a stampa fu curata da Lorenzo Magalotti e contribuì a conservare una testimonianza importante sui commerci e sulle relazioni tra continenti alla fine del Cinquecento.
La vicenda di Francesco Carletti permette di comprendere come Firenze partecipasse, attraverso i propri mercanti, a un'economia che aveva ormai superato i confini europei. Le grandi rotte oceaniche mettevano in comunicazione mercati lontanissimi, ma restavano condizionate dalle decisioni dei governi, dai conflitti militari e dalla capacità degli operatori di adattarsi alle circostanze.
Non tutti questi collegamenti producevano conseguenze positive. La stessa rete che permetteva di trasportare argento, sete, porcellane e conoscenze geografiche comprendeva la deportazione degli africani, lo sfruttamento delle popolazioni colonizzate e la compravendita di persone in diverse regioni asiatiche. La storia di Carletti documenta entrambe le dimensioni di quella trasformazione economica.
Il suo giro del mondo ebbe inoltre una caratteristica che lo distingue dalle grandi spedizioni di esplorazione. Non seguì un itinerario stabilito in anticipo e non fu finanziato da un sovrano per raggiungere nuove terre. Si sviluppò attraverso una successione di operazioni commerciali, utilizzando navi, porti e collegamenti già frequentati da mercanti di differenti provenienze.
Per questo Carletti è ricordato come il primo viaggiatore privato ad aver compiuto la circumnavigazione del globo senza una missione ufficiale di scoperta. La sua esperienza rivela quanto fosse avanzata, già alla fine del Cinquecento, l'integrazione tra i circuiti economici dell'Atlantico e del Pacifico.
A Firenze, le conoscenze raccolte durante quei viaggi alimentarono le ambizioni commerciali della corte medicea, anche se non portarono alla creazione di una stabile rete toscana verso le Indie. Rimane soprattutto un cambiamento di prospettiva: mentre la città consolidava la propria identità artistica e culturale, alcuni dei suoi mercanti contribuivano a costruire, e talvolta a subire, i rapporti economici di un mondo sempre più interconnesso.

Bibliografia essenziale
Carletti, Francesco, Ragionamenti di Francesco Carletti fiorentino sopra le cose da lui vedute ne' suoi viaggi, Firenze, Giuseppe Manni, 1701.
Carletti, Francesco, Ragionamenti del mio viaggio intorno al mondo, a cura di Adele Dei, Milano, Mursia, 1987, ristampa 2008.
Russo, Rosanna, Con Carletti intorno al mondo, Bari, Cacucci Editore, 2008.
Istituto della Enciclopedia Italiana, «Carletti, Francesco», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 20, Roma, 1977, consultabile su Treccani

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