Ex Fabbrica dell'Acqua


Nei pressi immediati della Torre di San Niccolò, sorgevano i mulini deputati alla creazione del pane e altre officine, fiancheggiando un modesto villaggio popolato dagli artigiani impiegati in tali attività. Alla luce dei rinnovamenti introdotti nel corso del XIX secolo, in seguito alla demolizione delle mura urbane, anche tali edifici furono abbattuti per fare spazio alle nuove dimore ottocentesche, ai viale lungarni di recente fattura e all'imponente "Fabbrica dell'Acqua".
La città di Firenze intraprese la costruzione del suo primigenio acquedotto moderno, con l'intento di assicurare la distribuzione dell'acqua in ogni angolo dell'abitato. Al posto dei preesistenti mulini, furono innalzati tre possenti capannoni, all'interno dei quali trovavano alloggio le pompe che, inizialmente mosse dalla forza dell'Arno e in seguito alimentate dal vapore generato da macchinari, per poi essere sostituite da possenti motori diesel, fornivano la spinta necessaria per diffondere l'acqua proveniente dalle riserve dell'Anconella a una vasta porzione del tessuto cittadino.

La Fabbrica dell'Acqua risale al 1875 e fu costruita sotto il letto del fiume Arno, nell'ambito dei lavori per l'acquedotto di Firenze. Questo edificio aveva la funzione di distribuire l'acqua alla città, e le tubazioni che la attraversavano partivano proprio dalla cosiddetta "Fabbrica dell'Acqua", un'officina idraulica situata accanto al fiume, vicino alla pescaia di San Niccolò. Un passaggio dalla galleria conduceva alla riva opposta, nei pressi della torre della Zecca Vecchia.
Le cronache riportano che un giorno la galleria fu aperta al pubblico. Il 3 giugno 1877, oltre quattromila fiorentini, pagando venticinque centesimi, ebbero l'opportunità di fare un viaggio sottomarino attraverso questa galleria, passando da una sponda all'altra senza bagnarsi.

Nel 1956, quando la Fabbrica dell'Acqua fu dismessa, venne demolita nel 1962/1963 in favore del nuovo impianto dell'Anconella, anche la galleria cadde in disuso e venne dimenticata. Tuttavia, in quegli anni accadde un evento inquietante, che è stato scoperto solo di recente. Durante un'estate nei primi anni Cinquanta, sei audaci giovani scoprirono un cunicolo che partiva dal fosso di Gamberaia, seguiva il viale dei Colli e si inoltrava sottoterra. Essi decisero di esplorarlo e mano a mano che procedevano, si resero conto di trovarsi all'interno di un intricato labirinto di corridoi stretti, umidi e spettrali.
Dopo aver svoltato un angolo, si trovarono in una sorta di piccola stanza e illuminando con le torce, fecero una scoperta orribile. Giaceva a terra il cadavere di un uomo, sorprendentemente conservato. Indossava ancora l'uniforme della milizia fascista e aveva un pugnale tra le mani, con un'aquila d'argento sul manico. Sul petto presentava i segni dei colpi di proiettile che gli avevano tolto la vita. I giovani fuggirono spaventati e, correndo attraverso un tunnel leggermente in salita, tornarono alla luce del giorno. Si ritrovarono presso la torre della Zecca. Senza rendersene conto, avevano attraversato la galleria sotto il fiume Arno e raggiunto la sponda opposta rispetto a quella da cui erano partiti.
Spaventati, i giovani esploratori giurarono di non rivelare ciò che avevano visto a nessuno. E infatti, mantennero il silenzio fino a quando, quasi cinquant'anni dopo, uno di loro raccontò l'episodio a Stefano Sieni, un giornalista de "La Nazione". Attualmente, non si sa cosa sia successo alle spoglie del fascista morto. Tuttavia, l'amministrazione comunale di Firenze ha l'intenzione di riaprire presto al pubblico quel tunnel che attraversa il fiume.


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