Maestri della Gabella dei Contratti

I Maestri della Gabella dei Contratti erano responsabili dell'applicazione di una tassa chiamata gabella dei contratti. Questa tassa, calcolata come un certo percentuale, veniva applicata a qualsiasi contratto o accordo stipulato tra due o più persone e registrato in modo appropriato, simile all'Ufficio del Registro nei tempi moderni. Questo magistrato, noto semplicemente come Contratti, fu istituito intorno al 1316, e a capo di esso c'erano degli Ufficiali chiamati Maestri della Gabella dei Contratti, Provveditori della Gabella dei Contratti o Provveditori de' Contratti.
Questi Ufficiali erano incaricati di regolare, applicare e riscuotere la tassa comunale che gravava sulle scritture pubbliche. Queste scritture, redatte da un notaio, dovevano essere notificate, scritte e registrate nei libri di notificazione della Gabella per avere valore legale.
Inoltre, questi Ufficiali avevano l'autorità di giudicare le questioni legali, sia civili che penali, relative a questa tassa. Potevano condannare coloro che avevano evaso il pagamento, infliggendo punizioni in base alla gravità dell'infrazione, che potevano anche includere la pena di morte, come il taglio della testa, una punizione estremamente severa che scoraggiava qualsiasi tentativo di evasione.
Dino Compagni, nella sua opera La Cronica, ci informa che la gabella dei contratti fruttava al Comune ventimila fiorini d'oro all'anno. Nel 26 marzo 1528, fu approvata una legge che stabiliva che ogni notaio doveva tenere i suoi documenti in libri rilegati anziché fogli sciolti, e doveva tradurre in lingua volgare ogni documento, facendolo quindi copiare in quattro libri separati, uno per ogni quartiere appositamente istituito.
I Maestri della Gabella dei Contratti tenevano le loro sedute ogni martedì mattina e mercoledì sera. Il loro simbolo, presente in uno sfondo azzurro, raffigurava un leone rampante dorato con la lingua rossa, rivolto verso sinistra, che teneva in alto un cartiglio con la scritta "Contratti".

 

Il loro simbolo, presente in uno sfondo azzurro, raffigurava un leone rampante dorato con la lingua rossa, rivolto verso sinistra, che teneva in alto un cartiglio con la scritta "Contratti".
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