La Kore riemersa a Vulci

La giovane di marmo riemersa a Vulci: la Kore (1) che riscrive la storia etrusca.
Una scoperta eccezionale riporta alla luce gli scambi culturali tra Etruschi e Grecia nel V secolo a.C.

Si nota il volto di una giovane scolpito nel marmo, gli occhi appena accennati e l’acconciatura elaborata che cattura la luce del sito archeologico di Vulci. È l’immagine che ha accompagnato la presentazione ufficiale della Kore di Vulci, la straordinaria testa greca ritrovata durante gli scavi del progetto Vulci Cityscape e rivelata al pubblico il 5 dicembre 2025 a Roma. Il reperto proviene dall’area del grande tempio monumentale portato alla luce nel 2021. Qui, tra strati di terra e blocchi crollati, gli archeologi hanno identificato la testa in marmo: una scultura raffinata, attribuita a un atelier attico dei primi decenni del V secolo a.C., un periodo in cui l’arte greca stava raggiungendo livelli altissimi di eleganza e idealizzazione. L’attenzione è immediatamente ricaduta sul dettaglio più sorprendente: il fatto che un’opera greca di questa qualità si trovasse in pieno territorio etrusco. Questo indizio solido testimonia un’interazione intensa tra le due culture, fatta di scambi, commerci e forse anche presenza diretta di artigiani stranieri a Vulci. 
All’epoca della deposizione, Vulci era una città dinamica: un centro etrusco ricco, proiettato verso il mare e verso il Mediterraneo, dove arrivavano ceramiche attiche, metalli lavorati e idee artistiche in continuo movimento. Il rinvenimento della Kore conferma quel clima aperto, vivace, permeabile all’influenza greca.
L’immagine della testa – ora in restauro presso l’Istituto Centrale per il Restauro – restituisce la scena di un incontro tra civiltà. Non solo un reperto isolato, ma il frammento di una storia più ampia: quella di una giovane figura femminile che, attraverso la sua pietra, continua a raccontare come Etruschi e Greci dialogassero molto più di quanto si pensasse.

1) Tra leggenda e pietra: Kore, la fanciulla eterna.
Nel mondo antico, Kore rappresentava la giovinezza, la primavera della vita e la rinascita. Come personaggio mitologico, è notoriamente legata a Persefone — Kore come fanciulla pura, e Persefone come regina degli inferi, figura di morte e rinascita ciclica. Le statue di tipo “kore” (plurale: korai) erano raffigurazioni di giovani donne, spesso offerte votive in santuari o utilizzate come segna-tomba, con eleganti vesti e acconciature e caratterizzate dal tipico “sorriso arcaico” — una smorfia dolce e ieratica, simbolo dell’ideale di bellezza e serenità. Così, una “kore” scolpita non rappresentava una donna qualunque, ma incarnava — idealmente — la gioventù, la bellezza, la purezza, e in molti casi anche la sacralità: un ponte tra terreno e divino.

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