Vestizione di un Cavaliere

Vestizione di un Cavaliere
Nel XIV secolo, l'epoca d'oro della cavalleria iniziò a perdere il suo splendore, e alla fine del XV secolo si oscurò del tutto. Un romanzo come "Lancilotto del Lago" ci fornisce preziose informazioni sui rituali ancora osservati nel XV secolo per creare un cavaliere. Un giovane aspirante a diventare parte di questa nobile istituzione doveva dimostrare il suo valore e la sua abilità nell'arte della guerra.

Il giovane novizio si preparava alla sua investitura trascorrendo la notte precedente in preghiera, in quello che chiamavano "far la veglia delle armi". A meno che non fosse un cavaliere creato sul campo di battaglia prima o dopo un combattimento, la cerimonia si svolgeva generalmente all'interno di una chiesa o di una cappella. Il giovane si presentava al sacerdote, che benediceva la spada appesa al suo collo. Poi, si inginocchiava davanti a colui che avrebbe dovuto armare cavaliere. Quest'ultimo gli ricordava i doveri della cavalleria, e dopo una serie di domande e risposte cerimoniali, gli altri presenti vestivano il nuovo cavaliere con le sue armi, allacciandogli gli speroni dorati e cingendogli la spada.

A quel punto, il signore incaricato di conferire la cavalleria dava un leggero schiaffo o un colpo di spada sulle spalle del giovane, pronunciando le parole: "In nome di S. Michele, di S. Giorgio, ecc., io ti faccio cavaliere: sii prode, ardito e leale." Talvolta, questa cerimonia era preceduta da un bagno, e i partecipanti venivano chiamati "cavalieri bagnati".

L'armatura del giovane cavaliere era di colore bruno, con una sopravveste rossa a quadrati di un rosso più intenso. La cintura era azzurra, decorata con perle e ornamenti dorati, mentre la spada aveva l'impugnatura azzurra con il pomo dorato e il fodero rosso. I calzari erano rossi. Il signore che conferiva il colpo simbolico indossava un abito con cappuccio azzurro e una sopravveste color lacca con un ampio orlo dorato intorno al collo. I due assistenti che allacciavano gli speroni al giovane cavaliere erano vestiti in modo simile, con sopravvesti gialle con disegni, cinture dorate e pugnali con manici d'avorio in guaine nere.

L'abito sottostante era azzurro, decorato o tessuto con fiori d'argento, e il cappuccio era rosso. La calzatura di entrambi era anch'essa azzurra. Sullo sfondo, si poteva vedere il sacerdote con un piviale di colore lacca chiaro, decorato con rosoni d'oro e foderato di verde. Indossava un camice bianco con una bordatura rossa vicino all'orlo.

Questo sacerdote si trovava sul primo gradino dell'altare e teneva in mano il rituale per la cerimonia.

 

Tratto da Dottor Giulio Ferrario, Aggiunte all'Opera il Costume Antico e Moderno, Firenze, Per V. Batelli e Figli, 1837.
Altri articoli
Magnati e Popolani
Magnati e Popolani

Due parole sotto le quali non vive nessuna idea determinata e concreta.

Bonifacio e la Duchessa Clotilde
Bonifacio e la Duchessa Clotilde

Descrizione degli abiti del Duca Bonifacio e sua moglie la Duchessa Clotilde.

Ufficio dei Capitani di Parte Guelfa
Ufficio dei Capitani di Parte Guelfa

Fu cruciale dopo la sconfitta dei ghibellini nel 1267. Gestiva affari civili e criminali, aveva poteri finanziari, e demolì le torri ghibelline.

Scoppio del Carro origine Longobarda?
Scoppio del Carro origine Longobarda?

Radicato in antiche usanze longobarde, celebra la Pasqua con un'esplosione di fuoco e potrebbe avere origini sorprendenti.