Borgo San Lorenzo a Firenze

Borgo San Lorenzo è una strada breve, ma la sua storia attraversa secoli molto diversi tra loro.
Parte da piazza San Giovanni, accanto al Battistero, e arriva alla basilica di San Lorenzo. In origine era una strada di uscita dalla città antica; con il passare del tempo è diventata una via interna al centro storico. Lungo il suo percorso, però, sono rimaste tracce di epoche diverse: una spezieria legata alla storia della lingua italiana, la casa di un protagonista del Risorgimento fiorentino, una locanda frequentata da viaggiatori illustri e un osservatorio scientifico attivo da oltre due secoli. Camminare in Borgo San Lorenzo significa quindi attraversare una piccola parte di Firenze nella quale commercio, cultura, politica e scienza si sono incontrati nello stesso spazio.

All’angolo tra piazza San Giovanni e Borgo San Lorenzo si trova la Farmacia all’Insegna del Moro, una delle attività storiche della città. In passato le farmacie erano chiamate spezierie. Non erano soltanto luoghi dove si preparavano medicine: vendevano erbe, spezie, profumi, prodotti per la cura del corpo e rimedi ottenuti con lavorazioni artigianali. Erano quindi botteghe importanti per la vita quotidiana, ma anche punti di incontro per persone colte, medici, speziali e letterati.
La spezieria del Moro era già attiva nel Cinquecento e fu gestita da Anton Francesco Grazzini, detto il Lasca. Grazzini fu poeta, novelliere e commediografo, ma ebbe anche un ruolo importante nella vita culturale fiorentina. Nel 1540 partecipò alla fondazione dell’Accademia degli Umidi, che in seguito prese il nome di Accademia Fiorentina. Più tardi fu tra i fondatori dell’Accademia della Crusca. Il soprannome “Lasca” deriva proprio dal nome di un pesce d’acqua dolce. Grazzini lo aveva scelto come accademico degli Umidi e lo mantenne anche nella Crusca, dove la sua insegna mostrava una lasca che salta fuori dall’acqua per afferrare una farfalla.

La presenza di Grazzini nella spezieria mostra un aspetto importante della Firenze del Rinascimento: le botteghe non erano luoghi separati dalla cultura. Un farmacista poteva essere anche uno scrittore; una farmacia poteva diventare uno spazio di discussione sulla lingua, sulla letteratura e sulla vita cittadina.

Poco più avanti, al numero 4 di Borgo San Lorenzo, si trova la casa legata a Giuseppe Dolfi. Dolfi nacque a Firenze nel 1818 e svolse il mestiere di fornaio. Non apparteneva alla nobiltà né alle grandi famiglie politiche, ma diventò una figura molto importante del movimento democratico fiorentino. Da giovane aderì alla Giovine Italia, il movimento fondato da Giuseppe Mazzini per promuovere l’unità nazionale e una trasformazione politica dell’Italia. Dolfi ebbe un forte legame con il mondo popolare e artigiano della città. Proprio per questo riuscì a mettere in relazione ambienti diversi: lavoratori, democratici, patrioti e settori della borghesia cittadina. Il momento più importante della sua attività fu la rivoluzione pacifica del 27 aprile 1859. In quella giornata il granduca Leopoldo II lasciò Firenze e il governo lorenese cadde senza uno scontro armato dentro la città. Dolfi fu uno dei protagonisti dell’opposizione democratica e contribuì a mobilitare il consenso popolare. Dopo l’Unità d’Italia, continuò a occuparsi del mondo del lavoro. Fu tra i fondatori della Fratellanza Artigiana, un’associazione che univa patriottismo, istruzione e aiuto reciproco tra lavoratori. In un periodo in cui non esistevano ancora le forme moderne di assistenza sociale, queste società erano molto importanti: sostenevano gli iscritti in caso di malattia, difficoltà economiche o perdita del lavoro. La casa di Dolfi conserva quindi la memoria di un Risorgimento che non fu fatto soltanto da re, generali e ministri. Fu fatto anche da artigiani, commercianti, operai e cittadini che parteciparono alla vita politica della città.
Al numero 24 di Borgo San Lorenzo si trova l’edificio legato all’antica Locanda dell’Agnolo. Le locande erano una parte essenziale della città prima dell’età moderna. Chi arrivava a Firenze per lavoro, commercio, studio o pellegrinaggio aveva bisogno di un posto dove dormire, mangiare, sistemare i bagagli e, spesso, lasciare cavalli o carri. Borgo San Lorenzo era una strada particolarmente adatta a questo tipo di attività. Collegava l’area del Duomo e del Battistero con San Lorenzo e con le vie dirette verso nord. Era quindi una zona di passaggio, frequentata da viaggiatori, mercanti e persone dirette verso altre città toscane o verso l’Appennino. L’osteria dell’Agnolo è ricordata già nei documenti catastali del Quattrocento. Non conosciamo l’aspetto dell’antica insegna della Locanda dell’Agnolo. Il nome è documentato, ma non è arrivata fino a noi una raffigurazione certa del suo emblema originario. L’insegna visibile oggi è moderna e richiama la tradizione della storica osteria.

La tradizione storica locale e le fonti ottocentesche collegano l’edificio al soggiorno di Michel de Montaigne, il filosofo francese che viaggiò in Italia tra il 1580 e il 1581 e lasciò un diario del suo percorso. Montaigne non scrisse un giudizio particolarmente benevolo sulle stanze fiorentine in cui alloggiò: descrisse ambienti piccoli e poco comodi. Il suo passaggio, però, resta importante perché mostra come Firenze fosse inserita nelle grandi reti culturali europee. La città non era soltanto la patria di artisti e mercanti locali: era una tappa per intellettuali, diplomatici e viaggiatori stranieri. 



Nella stessa locanda viene ricordato anche Alessandro Tassoni, autore della Secchia rapita. Anche in questo caso, il dato più importante non è il singolo ospite, ma il ruolo della strada: Borgo San Lorenzo era un luogo dove chi arrivava a Firenze trovava servizi, ospitalità e collegamenti con il centro cittadino.

L’ultima parte di Borgo San Lorenzo conduce verso il grande complesso di San Giovannino, a pochi metri alla basilica di San Lorenzo. Nel Cinquecento quest’area fu trasformata dalla Compagnia di Gesù. I gesuiti ricevettero l’oratorio di San Giovannino e gli edifici vicini, poi ampliarono il complesso per creare un collegio religioso e scolastico. La presenza dei gesuiti contribuì a rendere questa zona un centro di istruzione e formazione. Nel 1773 la Compagnia di Gesù fu soppressa e il complesso passò ai padri Scolopi, conosciuti anche come Scuole Pie. Gli scolopi continuarono a dare grande importanza all’insegnamento, soprattutto nelle materie scientifiche e matematiche. Dentro questo complesso, nel 1756, il gesuita Leonardo Ximenes fondò un osservatorio destinato inizialmente allo studio dell’astronomia e dell’idraulica. Oggi quel luogo è conosciuto come Osservatorio Ximeniano. Ximenes era matematico, astronomo, geografo e ingegnere idraulico. Lavorò in Toscana su problemi molto concreti: bonifiche, corsi d’acqua, strade e rilievi territoriali. L’osservatorio fiorentino nacque proprio dall’incontro tra ricerca teorica e necessità pratiche. Dopo il passaggio agli scolopi, l’attività dello Ximeniano si ampliò. Accanto all’astronomia furono sviluppati studi di meteorologia, cartografia e sismologia. Nel corso dell’Ottocento l’osservatorio diventò un punto di riferimento per la misurazione del territorio toscano e per lo studio dei fenomeni naturali.

Tra gli studiosi legati allo Ximeniano spicca Giovanni Inghirami, scolopio, astronomo e geodeta. Inghirami lavorò sulle osservazioni astronomiche e sui rilievi del territorio. Il suo contributo più noto fu la Carta Geometrica della Toscana, pubblicata nel 1830. Per realizzarla furono necessari anni di triangolazioni, misurazioni e confronti tra dati astronomici e dati geografici. Oggi una carta geografica precisa sembra normale. Nell’Ottocento, invece, misurare correttamente distanze, altitudini e posizioni era un lavoro lungo e complesso. Richiedeva strumenti, calcoli, osservazioni e una rete di punti di riferimento sul territorio. La carta di Inghirami fu una delle opere cartografiche più importanti della Toscana del suo tempo. Dimostra che Borgo San Lorenzo non fu soltanto una strada commerciale o religiosa: fu anche uno dei luoghi dai quali si studiava e si misurava il territorio regionale.

Lo Ximeniano non appartiene soltanto al passato. L’osservatorio conserva strumenti, mappe, libri, documenti meteorologici e registrazioni sismiche raccolte nel corso dei secoli. La sua attività si è trasformata nel tempo, ma ha mantenuto un legame costante con lo studio dei fenomeni naturali. Dopo l’astronomia e l’idraulica, la meteorologia e la sismologia divennero settori centrali. Le osservazioni del tempo atmosferico, delle temperature, delle piogge e dei terremoti hanno prodotto una documentazione preziosa per conoscere la storia climatica e sismica di Firenze e della Toscana. Questo è uno degli aspetti più sorprendenti di Borgo San Lorenzo: a pochi metri da una delle zone più frequentate del centro storico, sopra i tetti della città, esiste da oltre due secoli un luogo dedicato alla misurazione scientifica del cielo, del clima e della terra.

Borgo San Lorenzo può essere letto come una sintesi della storia fiorentina. Questa strada non conserva un solo passato. Ne conserva molti. Ed è proprio questo il suo valore: Borgo San Lorenzo permette di vedere come una città cambi nel tempo senza cancellare del tutto le tracce delle epoche precedenti.

Breve bibliografia
- Piero Bargellini; Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, Bonechi.
- Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze con cenni storici e artistici, 1843.
- Accademia della Crusca, schede su Anton Francesco Grazzini, detto il Lasca.
-Osservatorio Ximeniano*, materiali storici e scientifici dell’istituto.
-Istituto dell’Enciclopedia Italiana, voci “Giuseppe Dolfi” e “Giovanni Inghirami”.
 

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