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Chiesa di San Pier Scheraggio

Chiesa di San Pier Scheraggio
La ex-chiesa di San Pier Scheraggio si trova in via della Ninna a Firenze.

Tra i beni che Rolando del fu Azzo vende a Kisla o Gisla sua madre e che - sono descritti in una carta del dì 19 dicembre dell'anno 1066, trovasi compresa la chiesa sancti petri qui dicitur scraio (1). Il dì 27 febbraio del successivo anno 1067, Gisla la dona al monastero di San Pier Maggiore e nell'atto è chiamata ecclesia sancti petri scragii(2). Nella carta di Rinieri o Ranieri vescovo di Firenze, nella quale il dì 27 novembre del 1073 conferma al monastero i beni e le donazioni di Kisla, è detta chiesa beati petri in scraragio (3). L' Ughelli lesse in horlagio e ciò fece supporre al Lami che queste vocabolo fosse derivato da parlagio, essendo il parlagium minus prossimo alla chiesa (4). Trovasi anche detta ecclesia sancti petri de scaradio, ad Scheradium, Scradii e finalmente Scheraggio.


Chiesa di San Pier Scheraggio, Mappa del Buonsignori

La derivazione di questo vocabolo non è ben definita, ma sembra che questo nome fosse barbaramente attribuito al fosso che scorreva fuori le mura del primo cerchio e che serviva a raccogliere le acque piovane della città e quindi metteva in Arno appunto presso il luogo ove sono gli Uffìzi, dando così il nome all'antica chiesa che si trovava prossima. Tra le altre supposizioni citerò anche quella di chi crede che Sicherado o Scheradio fosse il nome di chi edificò la chiesa; ma i documenti tacciono affatto su questo proposito e il Sicherado o Scheradio, fondatore e patrono della chiesa, sfugge alle ricerche del critico.

Che questo vetusto tempio fosse originario del secolo V o del VI, non è che una favola, e per quanto non si possa sicuramente provare, pure sembra che non sia più antico del secolo XI. Faceva parte delle dodici leggendarie priorie ed era una delle chiese più belle e più venerande della città, e per ampiezza di poco inferiore a Santa Reparata. Aveva tre navi separate da colonne di macigno di ordine composito. Come le basiliche di quell'epoca, aveva le finestre lunghe e strette, il presbiterio elevato dal suolo con l'altare nel centro; era preceduta dal portico, aveva il cimitero e la canonica. 
Nel 1414, quando fu allargata la strada che fiancheggiava il palazzo dei Signori, le fu demolita una nave e così la basilica restò deformata.
Nell'anno 1561, per la fabbrica degli Uffizi, venne abbattuta anche l'altra nave minore, che era stata separata dalla maggiore con un muro e ne era stata fatta sede della compagnia degli Stipendiati.


Chiesa di San Pier Scheraggio, Fabio Borbottoni, 1820 - 1902

In tale occasione si demolirono il campanile, il cimitero e parte della nave maggiore dal lato della facciata. Nel 1581 fu soppressa la parrocchia, e la chiesa, ridotta da papa Gregorio XIII a semplice benefizio, venne assegnata al mantenimento del Padre Inquisitore di Firenze.
Era decorata di non pochi pregevoli dipinti, tra i quali il Vasari cita una tavola di mano di Lorenzo, monaco camaldolense, dipinta per la cappella Sangalletti, che poi fu dei Cocchi Donati. 
Alla cappella della compagnia della Ninna, che rimaneva a tergo della chiesa e dava il nome alla strada, si trovava una tavola creduta di Cimabue. Nella demolizione compiuta nell'anno 1561 andarono perdute importanti memorie sepolcrali, tra le quali il monumento di Francesco La Cecca (5), sul quale leggevasi questa iscrizione:

FABRORVM MAGISTER CECCA NATVS OPPIDIS

VEL OBSIDENDIS VEL TVENDIS

HIC JACET VIXIT ANN. XLI MENS. IV. DIES XIV

OBIIT PRO PATRIA TELO ICTVS

PIAE SORORES MONVMENTVM FECERVNT

ANN. MCCCCLXXXVIII

Sull'antica facciata era scolpito in marmo il Carroccio, che ricordava quello preso ai Fiesolani. In San Pietro Scheraggio nel 1292 si fecero le leggi contro i grandi, vi si creava il gonfaloniere, a cui si consegnava il gonfalone bianco con la croce rossa. Una erronea iscrizione manoscritta faceva memoria della dedicazione della chiesa in onore della Madonna e dei beati Apostoli Pietro, Andrea, Giacomo, che sarebbe avvenuta la prima volta nell'anno 1068 e poi nell'anno 1279 per mano del cardinale latino, vescovo di Ostia e Velletri.
Sul volgere del secolo XVIII fu completamente distrutta e di essa non rimasero che due colonne incastrate nel muro aderente al fabbricato degli Uffizi, da quella parte che guarda sulla via della Ninna. Erano del medesimo stile di quelle tanto pregiate che si vedono nel portico di San Jacopo oltr'Arno. Queste due colonne segnavano il luogo ove fu San Pietro Scheraggio. Nel 1854 si atterrarono quelle memorie, per fare un'immensa e informe finestra. 
Nella suburbana chiesa di San Leonardo in Arcetri si ammira un'importante reliquia di San Pietro Scheraggio, collocatavi nel 1782, e consiste nell'antico ambone, che senza fondamento si ritiene proveniente da Fiesole, donde sarebbe stato recato a' primi del secolo XII alla decadenza di quella città. E opera del secolo XII e i rozzi bassorilievi rappresentano i principali misteri della vita di Gesù.


Pulpito in San Leonardo di Arcetri


(1) Arch. di St. fior., Diplomatico, San Pier Maggiore, 1066, 19 dicembre. Il documento non è originale: si tratta di una copia assai posteriore alla donazione di Kisla o Gisla al monastero di San Pier Maggiore.

SANTA MARIA FERLAUPE

[847].

In questa stessa carta, prima, tra le chiese che Rolando vende a Gisla sua madre, è nominata quella di sancta maria que vocatur forlapc, la cui origine risale indubitatamente alla prima metà del secolo IX, per opera di una certa donna di nome Fereleube, deo dicata, ossia vestita del velo monacale, la quale ne fece dono al monastero di San Zenone di Verona.
Nel diploma dell'imperatore Lodovico il Pio, la cui data risale al dì 25 agosto dell'anno 847, tra i beni dei quali viene confermato il possesso a quel monastero, si trova la basilicam de fiorentina civitate quam Fereleuba femina deo dicaia per chartam traditionis ad sanctum Zenonem obtulit cum omnibus adiacentiis suis (Lami, Feci. Fior. Jlfon., voi. II, pag. 1492).
Sebbene il diploma ci assicuri dell'esistenza in Firenze di questa basilichetta, fin'oggi non si è potuto stabilirne l'ubicazione. Il Lami ritenne che fosse la stessa chiesa di Santa Maria Sopra Porta, ma ciò non è che una supposizione e forse si può con sicurezza ritenere che Santa Maria Ferlaupe sia un'altra chiesa, se non propriamente compresa nel primo cerchio di mura, per lo meno esistente nei luoghi suburbani.
Nell'anno 1014 si trova di nuovo citata in un diploma dell'imperatore Enrico I, nel quale si confermano al monastero di San Zenone sull'Adige, tutti i beni posseduti, tra i quali in civitate Florentie capcllam sancte marie que dicitur Ferleuba cum pcrtinentiis suis .... (Lami, Eccl. Fior. Mon., voi. II, pag. 1157). Il dì 27 febbraio dell'anno 1067, Gisla ne fa donazione al monastero di San Pier Maggiore (vedi doc. a pag. 99). Nella carta è detta Santa Maria Ferlaupe e così pure è chiamata da Rinieri vescovo di Firenze nell'atto del dì 27 novembre del 1073, nel quale si confermano le possessioni al monastero di San Pier Maggiore. Posteriormente all'anno 1073 non si trovano altri documenti che ne parlino; si può quindi ritenere per certo che andasse in rovina o che perisse in uno dei tanti incendi o inondazioni che desolarono Firenze.
(2) Arch. di St. fior., Diplomatico, San Pier Maggiore, 1066, 27 febbraio (ab Inc.).
(3) Idem, Diplomatico, San Pier Maggiore, 1073, 27 novembre.
(4) Lami, Eccl. Fior. Mon., voi. II, pag. 1158.
(5) Francesco soprannominato La Cecca (e non il Cecca come lo chiama il Vasari) nacque nel 1447. Mortogli il padre nell'agosto del 1460, egli rimase con tre sorelle maggiori alla cura di monna Pasqua sua madre, la quale lo mise a imparare il mestiere del legnaiuolo nella bottega di Francione, maestro di quadro, d'intaglio e di tarsia dei più reputati di Firenze. La Cecca superò ben presto il maestro e divenne tanto celebre che fu adoprato in molti lavori e opere per conto della Signoria. Fu ingegnere e architetto e come tale riattò la torre e la campana del palazzo pubblico a Firenze e dette il disegno della nuova stanza dei provvisionati a Livorno. Trovandosi nel 1488 con l'esercito fiorentino alla espugnazione della rocca di Piancaldoli, stata occupata per l' innanzi dal conte Girolamo Riario signore di Forlì, mentre la mattina del 26 aprile attendeva con ingegni e cave a far rovinare una torre, fu ferito di un passataio nella testa e dopo pochi giorni morì. Per cura delle sorelle fu seppellito in San Pietro Scheraggio. L'iscrizione fu dettata da Angelo Poliziano.

Bibliografia:
Arnaldo Cocchi, Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX, Pellas, Firenze 1903.

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