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Il Campidoglio a Firenze

Il Campidoglio Romano.
Memorie di Corrado Ricci

 


Pianta del castrum romano in una cartolina di Corinto Corinti


Nel cuore della vecchia Firenze, nella parte più antica per costruzione e più famosa per infiniti ricordi storici, sorgono gli edifizj che costituivano il Ghetto di Firenze. Essi formano press'a poco un ampio rettangolo che corrisponde con uno dei suoi lati minori sulla piazza di Mercato Vecchio, l'antico Foro del Re del tempo dei Longobardi. La Via dell'Arcivescovado a levante (con inizio da via de' Cerretani fino a piazza della Repubblica passando per l'attuale via Roma), la Via de' Boni a settentrione, la Via de' Naccaioli (oggi via Brunelleschi) a ponente, isolano le case altissime e generalmente grandiose che costituiscono la parte esterna del fabbricato. Dal lato di Via de' Boni e di Via dell'Arcivescovado la fabbrica ha un aspetto quasi uniforme: è coronata in alto da un semplice cornicione, ha le finestre disposte sulla stessa linea, mentre dagli altri lati appaiono irregolari di forme e d'altezza le vecchie case, riunite poi in un'insieme, quando dovettero servire ad un solo scopo.
Pochissime tracce delle antiche e fortissime costruzioni che sorsero in tempi lontani in questa località, appariscono dal lato esterno, sotto il monotono rivestimento di calcina e di tinta giallognola.

 


L'antica piazza del Mercato Vecchio, oggi piazza della Repubblica


Dei brani di muraglie formate di pietre squadrate disposte a filari, i pilastri o gli archi di qualche antica loggia, il portone e le finestre di un'antica torre, qualche stemma appena visibile, e basta. Nessuno forse s'immaginerebbe che queste modeste costruzioni avessero nascosto o sostituito palagi stupendi che furono un giorno centri di potenza e di magnificenza, che avessero celati e fatti scomparire i ricordi parlanti di Firenze RomanaEppure, le fabbriche del Ghetto occupano in gran parte i palagi, le case, le torri sorte sulle rovine del Campidoglio fiorentino, distrutto dai barbari nelle loro invasioni. Le prime memorie di questa località si perdono infatti in quel misterioso silenzio che avvolge il primo periodo della storia fiorentina e si può dire che ne' tempi successivi, fino alla formazione del Ghetto, ogni periodo di storia, ogni episodio importante, ogni avvenimento politico, abbia dei ricordi in questa parte di Firenze nostra. Ed è facile farsene un'idea, quando si pensi che qua ebber dimora non poche di quelle famiglie che nelle vicende infinite de' tempi repubblicani, si ritrovarono ad aver parte importantissima.
E' un fatto poi, che poche altre parti di Firenze hanno subito tante trasformazioni, tanti passaggi di condizione, hanno attraversato tanta varietà di avvenimenti e di usi, quanto il quartiere che sto per illustrare brevemente.
Fu prima compreso in molta parte entro il recinto del Campidoglio fiorentino; poi servì di residenza a famiglie della più antica e gloriosa nobiltà fiorentina, poi decadde in condizione umilissima, quindi fu ridotto a luogo di abitazione per gl'isdraeliti, per tornar poi in quella condizione più che umile, vergognosissima, in cui si era già trovato secoli addietro, quando venne abbandonato dalla maggior parte delle antiche famiglie padrone di palagi e di torri.
 


Telemaco Signorini, Mercato Vecchio a Firenze

Ogni perìodo, ogni fase, ogni trasformazione subita da questa località ha i suoi ricordi, i suoi episodi, le sue memorie gloriose e tristi che sarebbe opera troppo lunga e troppo complicata lo evocare, in una illustrazione semplice e ristretta come quella che io intendo di fare. Mi limiterò alle cose più importanti, alle memorie più singolari, ai ricordi più sicuri, senza ingolfarmi nel maremagno delle discussioni archeologiche e delle ricerche profonde e minuziose degli eruditi.
Certo è che molto rimane da studiare e da cercare fra le memorie degli archivi e fra le mura di questo quartiere, perchè se ne possa scrivere una storia precisa e provata da solide basi, che rimanga a ricordarci una storica parte di Firenze, destinata a scomparire per causa di pubblica comodità e di pubblica igiene; e se fo un voto vivo ed ardente, è che prima di demolire si studi, si esamini, si rilevi tuttociò che può servire a sparger nuova luce sulla storia e sulla topografia di Firenze antica.
 


Reperti romani sotto via de' Naccaioli, oggia via Brunelleschi

Secondo gli antichi storici e l'opinione degli archeologi che più particolarmente si occuparono di studiare le memorie ed i ricordi di Firenze Romana, il Campidoglio fiorentino si estendeva dalla Piazza dipoi detta dei Vecchietti fino alla metà circa dell'attuale quadrato del Ghetto.
Mura forti e potenti, munite anche di fossati chiudevano, a quanto si afferma, il recinto dove sorgevano templi e palagi maestosi e artisticamente ornati, com'erano in generale tutti pubblici edifizi che i romani erigevano nelle loro diverse colonie.
La distruzione operata dai barbari, fu così completa, che tracce evidentissime, avanzi importanti non restarono del Campidoglio fiorentino sulle rovine del quale sorsero poi palazzi e torri. Se si consideri la grossezza e la solidità di muraglioni di palazzi e di torri che esistono ancora in questo luogo, si potrebbe supporre che essi fossero dei veri e propri avanzi delle fabbriche romane colà già esistenti. E di questi muraglioni di fattura romana se ne veggono anche tra le fabbriche del Ghetto, se ne veggono nei pianterreni, e più che altronelle cantine di alcuni stabili più grandiosi e in alcune delle stradelle soppresse che sono rimaste come tante piccole corti fra le case di questo recinto.
E' evidente però che facendo dei saggi accurati, distruggendo le attuali fabbriche, si potranno trovare non solo avanzi di costruzioni romane tanto importanti da dissipare molti dubbi sulla topografia di Firenze di quei tempi; ma ancora frammenti interessantissimi di artistiche decorazioni.
Rammenterò qui; perchè mi torna opportuno, come lo rammentai sul mio libro intitolato Mercato Vecchio dì Firenze un ricordo che figura tra gli spogli preziosissimi di Leopoldo Del Migliore. Nel 1581, nello affondare un antico pozzo in Piazza della Luna, posta dietro all'antica chiesa di S. Maria in Campidoglio, si rinvennero: una bella testa di statua romana, dei frammenti di ornati ed un fregio bellissimo che il sig. Carlo Del Nero fece poi collocare all'esterno di una sua casa in Via de' Bardi, vicino al palazzo Capponi e tuttora vi si vede.
 

Piazza della Luna in un disegno di Fabio Borbottoni

E logico il valore che si dà a questa notizia, per ritenere che molti altri oggetti d'importanza storica e artistica debbano trovarsi nascosti nel sottosuolo, se in quel piccolo spazio di terra che può essere occupato da un pozzo se ne trovarono varj di così rilevante interesse.
Nella distruzione del Campidoglio non si risparmiarono certo gli oggetti d'arte che ne decoravano gli edifizj, e fra la massa di macerie abbandonate, utilizzate in parte per nuove costruzioni, seppellite per il successivo rialzamento del piano della città, spariti sotto le fabbriche sorte in seguito, chi sa mai quanti frammenti, quanti oggetti d'arte, quanti ricordi storici si trovano ancora, aspettando che le zappe ed i picconi li facciano tornare dopo tanti secoli alla luce.

Al Campidoglio forse, certo a monumenti dell'epoca romana appartenevano anche tronchi di colonne e capitelli leggiadramente scolpiti che vennero utilizzati in altre fabbriche cittadine o che servirono anche a sostenere alcune delle baracche erette sulla piazza di Mercato Vecchio. Due di questi capitelli, buttati giù senza tanti riguardi, sbocconcellati dalle sassate dei monelli che si lasciarono padroni di abbattere senz'ombra di riguardo le baracche e i fabbricati del Vecchio Mercato, furono portati in un magazzino insieme ad altri oggetti di qualche importanza e mi lusingo che non sieno andati distrutti o dispersi.

Riepilogando: l'esistenza del Campidoglio fiorentino è cosa certa; della località dov' esso sorgeva si hanno non dubbie memorie e da queste si rileva che anche una parte del quadrato che servì poi di Ghetto, sorse sulle rovine degli antichi fabbricati compresi entro le mura di quel luogo sacro alla religione ed alla patria. Muraglie fortissime che s'incontrano specialmente ai piani terreni e nelle cantine, possono essere traccie delle costruzioni romane; gli studj che si potrebbero fare e che speriamo si facciano, varranno a schiarire sempre più i dubbi di questo antico periodo di storia fiorentina.
Tratto da:
Guido Carocci, Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi, illustrazione storica, Firenze, Galetti e Cocci, 1886.

 


Campidoglio fiorentino nella cartolina di Corinto Corinti

 

 

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