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Giuseppe Corsi: schegge di parole 2

BREVI PUNTATE DI GEOPAREMIOLOGIA 
 ovvero la scienza che studia le peculiarità e le variazioni interne alle lingue locali e ai dialetti. Un centro studi molto attivo si trovava in via Giusti, a Firenze, in condominio col dipartimento di diritto pubblico. Il chianino, vernacolo della Val di Chiana (che altri, invece, definiscono “chianajolo”), presenta una forte frequenza della vocale “e”, a differenza del resto della Toscana.  “ l' tu' bebo èie nnel chèmpo, ma 'n ce vire: gni dè noia e 'b'basta; t'hè 'nteso?” ( il tuo babbo è nel campo , ma non ci andare : gli dai noia e basta. Hai inteso?”)
 



A SPASSO PER LA TOSCANA: UN ORATORIO RISCOPERTO
l'Oratorio di S. Giovanni Battista a Cascina (Pi) presenta due campate, con volte a crociera, su una sola navata. Alla fine del XIV sec. , come ricorda nella sua opera recente lo storico Renato Guerrucci, vi lavora un pittore senese, Martino di Bartolomeo, già attivo nel Campo Santo di Pisa. Siamo nel mondo del gotico fiorito : lirismo formale e delicatezza, con figure che paiono appartenere al mondo dei romanzi cortesi (il paragone con Gentile da Fabriano può essere interessante). Le storie sono tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento : su tutte, si staglia una Crocifissione molto sentita

Gli splendidi affreschi trecenteschi dell'interno. Oratorio di San Giovanni Battista
 
STRANE STORIE
Nella notte del 15 giugno 1869, il deputato Cristiano Lobbia, mentre si recava a casa da un amico, sul canto di via dell'Amorino veniva aggredito da uno sconosciuto, ricevendo due ferite di arma da taglio alla testa ed una al braccio.  addirittura, il primo colpo di pugnale, diretto al cuore, veniva trattenuto e deviato da un piego di carte e dal portafogli nel soprabito. L'istruttoria, lunga tre mesi, concludeva, però, che l'aggressione, rimasta priva di prove, era una simulazione di delitto.  Difatti, il Lobbia non aveva subito precedentemente minacce, né tentativi di furto per impadronirsi dei suoi fascicoli. Inoltre, il Lobbia non era stato mai coerente nel corso degli interrogatori, fornendo sempre versioni differenti. Le lesioni lievissime, riscontrate dai periti, erano, poi, molto sospette: di notte, un uomo giovane e robusto, come descritto dal deputato, non riesce nei suoi intenti di attentare seriamente ad una vita?
Anzi, le perizie avevano ricostruito una dinamica fattuale molto singolare. Il sicario aveva dato un colpo al cilindro, quasi di avvertimento, invece di menare un fendente letale; il Lobbia era quindi caduto a terra ma conservava il cilindro, ammaccato, in testa. L'assassino, prima di menare il secondo fendente, aspettava che la vittima si rimettesse in piedi, mirando sopra il cappello. Il deputato cadeva una seconda volta, ma aveva tutto il tempo per rialzarsi ed estrarre la sua pistola, sparando a bruciapelo e ad altezza della mezza vita, senza uccidere né ferire l'assalitore. In tutta risposta, un nuovo colpo di pugnale, invece, rincalcava ulteriormente il cappello, dandogli quello che La Nazione del  24 settembre del 1869 chiamava, nella pagina di cronaca giudiziaria, “un lattone”(era stato cioè un colpo deciso, sostenuto).
Tutto ciò premesso, il procuratore generale del Re chiese alla Sezione del Tribunale competente di pronunciare le seguenti conclusioni, ovvero:
di non farsi luogo a procedimento per tentativo di omicidio;
di farsi luogo a procedimento contro Cristiano Lobbia, Antonio Martinati, Cristiano Caregnato, Giuseppe Novelli e Carlo Benelli per simulazione di delitto, avendo i medesimi denunciato all'Autorità competente un tentativo di omicidio e, a tal fine, “avendo finte” le tracce del reato medesimo. 
Da questo episodio di “nera”, nascerà il nome del cappello “a lobbia”


Cristiano Lobbia


UN ERRORE GIUDIZIARIO
un cittadino livornese della prima metà dell'800 vide riconosciuta , finalmente, la propria innocenza. Oltre al risarcimento per l'ingiusta detenzione, ottenne un'ulteriore forma di “riparazione”.
Leopoldo II, conosciuti i fatti, raggiunse Livorno e percorse la città con un landò scoperto, a fianco della vittima, onde riassicurarne il nome e l'onore


MURO A SECCO 
le pietre che lo formano reggono senza malte o armature interne. Veniva utilizzato dai mezzadri toscani per i terrazzamenti, volti a conquistare terreno alle selve. Le fessure tra le pietre erano riempite di terra e vario materiale (foglie,castagne... ), rassodato dalla pioggia ed essiccato dal sole. I pietroni, incastrati a mosaico, potevano essere anche sgrezzati con gli scalpelli. Non è detto che le fondamenta siano scavate in profondità: è sufficiente che lo strato del terreno di base sia solido.


PARTE 1
 

Giuseppe Corsi
giuseppe.corsi.fi@gmail.com

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