La strage di Cavriglia

La strage di Cavriglia, avvenuta il 4 luglio 1944, è uno degli episodi più tragici e sanguinosi della resistenza italiana contro l'occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo massacro, perpetrato dalle truppe tedesche della divisione Hermann Göring, segna profondamente la memoria collettiva della Valdarno e simboleggia la ferocia della repressione nazista nei confronti dei movimenti partigiani e delle popolazioni civili accusate di sostenerli.
Nel contesto di una guerra che vedeva l'Italia divisa e teatro di una lotta partigiana sempre più intensa contro gli occupanti tedeschi e i fascisti italiani, la provincia di Arezzo divenne uno dei fulcri della resistenza. La scelta di concentrare unità specializzate nella lotta anti-partigiana in questa zona era motivata dalla necessità di contrastare l'avanzata degli alleati e di soffocare le azioni di resistenza che minavano l'occupazione tedesca.
Il rastrellamento e l'interrogatorio di un prigioniero, che portò alla scoperta dei nomi dei partigiani di Meleto e Castelnuovo dei Sabbioni, fu il preludio di una rappresaglia brutale e indiscriminata. La modalità di azione dei soldati tedeschi, che consisteva nell'assaltare le case, separare le donne e i bambini dagli uomini per poi fucilare questi ultimi e bruciare i loro corpi insieme ai beni sottratti, rappresenta una tattica di terrore mirata a intimidire e punire intere comunità.
Le vittime, uomini di età compresa tra i quattordici e gli ottantacinque anni, furono scelte non per azioni specifiche ma per il mero fatto di appartenere a comunità sospettate di collaborare con i partigiani.
Questo tragico evento ha lasciato una cicatrice indelebile nelle località coinvolte: 93 morti a Meleto Valdarno, 73 a Castelnuovo dei Sabbioni, 4 a San Martino, 2 a Massa Sabbioni e 11 a Le Matole.
La strage di Cavriglia è un triste promemoria della crudeltà della guerra e delle atrocità che possono essere commesse contro civili innocenti. La memoria di questi eventi, anche se dolorosa, è fondamentale per ricordare le vittime, onorare il loro sacrificio e mantenere viva la consapevolezza delle conseguenze devastanti dei conflitti e dell'importanza della pace, della giustizia e del rispetto dei diritti umani.

Racconto di un testimone sopravvissuto:

"Alle prime luci dell'alba le frazioni di Castelnuovo dei Sabbioni e di Meleto Valdarno sono accerchiate ed invase da formazioni naziste della divisione "Hermann Goring" in assetto di guerra guidate da scherani repubblichini e favorite nel loro avanzare dal buio notturno. Sono esattamente le ore 6 antimeridiane di una torrida estate quando l'orda degli Unni invasori assalta le case, abbatte le porte d'ingresso e penetra nelle abitazioni, rastrella gli uomini, ordina alle donne e ai fanciulli di uscire subito all'aperto ed infine ruba e devasta ad una ad una quelle povere abitazioni di lavoratori. Fanno allontanare le donne dicendo loro:"Qui da noi fare grande luce"..73 uomini vengono mitragliati e sul mucchio dei morti e dei feriti vengono ammassati mobili e suppellettili presi dalle case. Il tutto è cosparso di benzina e incendiato. I parroci di Castelnuovo dei Sabbioni e di Meleto che implorano pietà per i loro greggi condividono la stessa sorte dei destinati al macello, mentre esplicano nel conforto della fede. Dalla frazione di Castelnuovo dei Sabbioni subito dopo la strage il branco di turpi assassini raggiunge la vicina borgata di Massa dei Sabbioni e di San Martino. A Massa dei Sabbioni le SS scannano il parroco Don Morini ed un giovane parrocchiano con le baionette, e ne gettano i poveri corpi in un fienile già dato alle fiamme. A San Martino le SS assassinano quattro uomini. Perpetrate le stragi l'orda nazista pone mobilio ed altri materiali sui poveri cumuli di uomini, il tutto irrorato di benzina ed incendiato, affinché il tutto diventasse cenere, per togliere ad ogni famiglia privata dei propri cari la possibilità del conforto della tomba sulla quale piangere e pregare. Soltanto nel pomeriggio del 12 luglio il comando militare germanico del Valdarno concede il permesso di dare sepoltura ai trucidati, ma l'opera degli sventurati familiari e dei volontari fu difficile e ben dura insieme. A Castelnuovo dei Sabbioni vengono accertati i resti di 75 uomini, che per le condizioni in cui si trovano vengono riuniti in un'unica tomba nel locale cimitero. A Meleto Valdarno i 97 uomini destinati al supplizio sono stati suddivisi dall'orda nazista in varie aie di case coloniche della frazione e ivi vengono falciati dalla mitraglia. Sotto i corpi straziati vengono accumulati legname, versata benzina e il tutto dato alle fiamme. A Castelnuovo soltanto nel pomeriggio del 12 luglio è possibile ai familiari degli uccisi cominciare l'opera di rimozione dei corpi per il riconoscimento e la sepoltura. Soltanto 50 cadaveri parzialmente divorati dal fuoco e in avanzato stato di decomposizione sono riconosciuti e consegnati alle rispettive famiglie. I restanti 47 sono in una massa indissociabile, che verrà pietosamente seppellita in fossa comune nel locale cimitero. 178 sono i morti della criminale ed assurda rappresaglia nazista del 4 luglio 1944 nelle due frazioni del comune di Cavriglia. Con le fucilazioni dei giorni successivi la cifra supererà i 200".

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