Lavoro, igiene e proteste

Lavoro, igiene e proteste. la Firenze dell'Ottocento tra crisi manifatturiere, strade sporche e cittadini in fermento.

- Attività lavorative fiorentine nel XIX Secolo.
Per comprendere le attività lavorative a Firenze nel XIX secolo, i censimenti della popolazione forniscono dati essenziali che completano le informazioni mancanti nei "stati d'anime", i registri annuali compilati dai parroci. Questi documenti permettono di valutare lo stato di salute o di crisi delle manifatture. Ad esempio, nel settore della seta, il numero di persone impiegate scese dall'11% al 3% della popolazione totale tra il 1810 e il 1845.
Secondo le statistiche commerciali, manifatturiere e industriali redatte da Attilio Zuccagni Orlandini, molte donne lavoravano nelle fabbriche e a domicilio. Nella zona del Prato, ad esempio, le donne lavoravano ai telai per filare la seta, mentre nella Manifattura dei Tabacchi, spostata nel 1810 dal convento di Santa Caterina a quello di Sant'Orsola in via Guelfa, la manodopera femminile era predominante. Le "trecciaiole", donne che intrecciavano la paglia per produrre i famosi cappelli "alla fiorentina", erano diffuse nelle campagne circostanti.

- Sviluppo e impatto ambientale delle Manifatture.
Firenze, conosciuta fin dal Medioevo come città di commercianti, bottegai e artigiani, continuava questa tradizione anche tra il XVIII e il XIX secolo. Tuttavia, le lavorazioni tradizionali, come quelle della seta e della lana, iniziarono una lenta decadenza. Altre manifatture, come quella delle porcellane a Doccia, vicino Sesto Fiorentino, fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori, conobbero invece un grande sviluppo. La maggior parte delle lavorazioni manteneva una dimensione artigianale: le botteghe erano piccole e spesso gestite da una sola persona, a volte aiutata da un garzone. Anche il lavoro a domicilio era diffuso, specialmente nelle campagne circostanti. Firenze non aveva ancora l'aspetto di una città industriale, come sottolinea l'architetto Federigo Fantozzi, che descrisse la capitale del Granducato di Toscana come priva di "opifici notabili" di grande dimensione. Tuttavia, la situazione stava lentamente cambiando.

- Una città piuttosto sporca.
La Firenze dell'Ottocento era caotica, disordinata, rumorosa e soprattutto molto sudicia. Le strade rimanevano sporche nonostante il servizio di raccolta dei rifiuti. Macellai e pollaioli intasavano le fogne con i resti della lavorazione della carne, mentre fruttivendoli e cocomerai lasciavano le strade ingombre di bucce.
Nel 1844, il gonfaloniere si consultò con l'ingegnere di circondario prima di concedere una licenza temporanea per la vendita del cocomero in via Calzaioli, preoccupato per il pericolo che le bucce potevano rappresentare per i pedoni e le vetture. Alcuni cittadini utilizzavano i muri e i marciapiedi antistanti le spezierie come latrine improvvisate, e il Ponte Vecchio era spesso ridotto a un mercato affollato e sporco.

- Proteste dei cittadini.
Le frequenti proteste dei cittadini erano motivate dal timore degli incendi, spesso provocati da fornelli utilizzati all'interno delle botteghe. Nel 1834, Leopoldo Burgagni denunciò Giovanni Ariani, un negoziante di seterie, per aver sistemato un fornello e una caldaia per la tintura delle stoffe in una stanza. Un altro problema era la fuoriuscita di fumo da canne fumarie collocate arbitrariamente sulle pareti esterne degli edifici. Locandieri, rosticcieri e falegnami erano spesso i colpevoli. Anche gli stabilimenti termali, come quello di Antonio Peppini in Borgo SS. Apostoli, erano soggetti a ispezioni per la fuoriuscita di fumo. Uno dei reclami più curiosi riguardava il "turpiloquio": nel 1838, Giuseppe Luzzi, maestro di calligrafia, si lamentò delle "cattive parole" pronunciate dai vicini ortolani, preoccupato per l'impatto sui suoi studenti.

- Pericoli per la viabilità.
Le regole per l'occupazione del suolo pubblico erano stringenti a causa dei problemi di viabilità. Le strade erano strette e il transito di carrozze e fiacre era spesso ostacolato dai barrocci degli ambulanti e dalle merci esposte sui marciapiedi. Nel 1840, l'ingegnere di circondario Flaminio Chiesi espresse preoccupazione per la brutta immagine offerta da Firenze ai visitatori stranieri. 
Un episodio del settembre 1841 presso il Ponte Vecchio descrive il pericolo per una donna schiacciata tra una vettura e i banchi di frutta e erbaggi. Alcuni ambulanti, come quelli di Sesto Fiorentino che vendevano telerie in piazza del Duomo, creavano "incaglio e incomodo" alle carrozze in udienza dall'arcivescovo.

La Firenze dell'Ottocento era una città in fermento, dove le attività lavorative, le problematiche igieniche e le proteste dei cittadini riflettevano una società in evoluzione. Le manifatture, il commercio e le sfide urbanistiche contribuivano a definire il carattere unico di una città che stava lentamente adattandosi ai cambiamenti del tempo.
 

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