La tradizione medievale colloca il Tempio di Marte nel cuore della Florentia romana, precisamente nell'attuale piazza del Duomo, dove oggi sorge il Battistero di San Giovanni. In particolare, cronisti del Trecento come Giovanni Villani sostenevano che il tempio fosse situato proprio «dove poi sorse il Battistero», descrivendolo con pianta ottagonale e una cupola aperta verso il cielo (simile alla Rotonda di Roma), affinché la statua del dio fosse «aperta di sopra». Effettivamente, il Battistero medievale presenta una pianta ottagonale (diametro circa 25,6 m); per questo motivo, secondo la leggenda, la nuova chiesa cristiana avrebbe ereditato la forma del precedente tempio pagano. Anche alcuni storici del Rinascimento enfatizzarono questa similitudine: Lorenzo Ghiberti parla infatti di un «elegante tempio di Marte» con «lati ottagoni», ancora visibile ai tempi di Arnolfo di Cambio e dei primi lavori per il Duomo. Tuttavia, recenti scavi archeologici hanno smentito questa pianta leggendaria: nel sottosuolo del Battistero sono emerse le strutture di una grande domus romana con mosaici pavimentali, senza alcun resto riconducibile a un edificio simile a un tempio.
La leggenda del Tempio di Marte è attestata principalmente nelle cronache tardomedievali e rinascimentali di Firenze. Giovanni Villani (Nuova Cronica, inizio XIV secolo) probabilmente inventò tale racconto per offrire alla città un'origine eroica: nella sua opera afferma che il Battistero fosse stato edificato sulle rovine di un tempio dedicato al dio Marte, descrivendolo vividamente come un edificio ottagonale con l'idolo al centro e la cupola aperta verso l'alto. Villani illustrò anche il Battistero in più di una miniatura, collocando in cima la statua di Marte a cavallo. Lorenzo Ghiberti, nella sua Cronaca (XV secolo), riprese questa tradizione ribadendo che si doveva sempre ricordare come «qui Marte aveva altari ed incensi», lodando l'eleganza del tempio ottagonale. Un frammento anonimo del XIV–XV secolo citato da Villani riferisce che, quando «si sparse in Toscana la vera fede in Cristo, i Fiorentini levarono il loro idolo»; secondo lo stesso Villani, tuttavia, la statua non fu distrutta, ma semplicemente spostata «al di là del Ponte Vecchio».
Dante Alighieri non menziona esplicitamente il tempio, ma nell'Inferno (Canto XIII, vv. 130–151) allude alla «trista arte della guerra» come una maledizione per Firenze. Secondo cronisti e storici fiorentini, tale maledizione derivava dall'aver abbandonato il vecchio protettore pagano (Marte) in favore di San Giovanni. Dante soffrì direttamente a causa delle lotte civili tra guelfi Bianchi e Neri, da lui considerate espressione della «triste arte della guerra».
In ogni caso, la memoria della statua di Marte a cavallo era così radicata nella coscienza cittadina che fu ripetutamente evocata da Villani e rappresentata in dipinti del Trecento (vedi miniatura trecentesca). Tutte le indagini archeologiche condotte nel sottosuolo del Battistero e delle zone limitrofe hanno finora escluso l'esistenza di un vero tempio dedicato a Marte in quel luogo. Al contrario, sotto il Battistero sono emersi resti di abitazioni romane (I–II secolo d.C.) e perfino di un panificio tardoantico con mosaici geometrici pavimentali. Non è stato trovato alcun elemento strutturale tipico di un edificio templare, come colonne di ordine classico, basamenti o altari centrali, sebbene in passato si ritenesse possibile questa interpretazione. Alcuni archivolti interni del Battistero mostrano ancora griglie di marmo che lasciano intravedere materiali romani, ma questi resti risultano compatibili con edifici pubblici o privati, e non con un santuario. Per tale ragione, la maggior parte degli studiosi moderni data l'origine dell'attuale Battistero solo agli inizi del secondo millennio (XI–XII secolo), durante il periodo romanico fiorentino, negando così la teoria di una conversione diretta da tempio pagano a sede cristiana.
Miniatura trecentesca dalla “Cronica” di Giovanni Villani: il Battistero di Firenze sormontato dalla statua del dio Marte (in primo piano). L’iconografia medievale collega il dio guerriero all’antica Florentia.
Nella storia simbolica di Firenze, il Tempio di Marte e la sua statua rappresentavano l'antico daimon bellicoso della città. Secondo Villani, la statua equestre di Marte, inizialmente posta sulla cupola del Battistero, fu successivamente spostata vicino al Ponte Vecchio dopo la cristianizzazione del sito. La cronaca riporta che tale idolo continuò a essere venerato come reliquia pagana fino al 1333, quando la rovina del ponte ne causò la distruzione; questo evento venne interpretato come un presagio negativo, associato alle successive calamità cittadine, inclusa la peste nera. In sintesi, il culto marziale antico rimase vivo nella memoria fiorentina almeno fino alla metà del XIV secolo, per essere infine sostituito definitivamente dal culto di San Giovanni, nuovo patrono della città. Artefice principale di questa tradizione storica fu lo stesso Villani, seguito da Boccaccio, Vasari e altri umanisti: in loro, il dio Marte rappresentava la persistente eredità pagana celata sotto l'apparenza cristiana di Firenze. Secondo la leggenda, il tempio pagano venne convertito in edificio cristiano. Villani narra che la chiesa battesimale sorse direttamente sulle sue fondamenta, cancellando quasi interamente la memoria dell'antico culto. Tuttavia, le recenti scoperte archeologiche indicano piuttosto che l'edificio tardoantico presente sul sito fosse una basilica civile o religiosa (Santa Reparata?), trasformata in Battistero tra XI e XII secolo e infine integrata nel grande complesso della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Malgrado ciò, la leggenda del Tempio di Marte perdurò nei secoli come mito fondativo, intrecciandosi con le varie trasformazioni di Firenze, da città romana a centro medievale e rinascimentale.
Visto che il tempio non è stato trovato dove indicato dalla leggenda, ci sono tre ipotesi principali sul suo possibile posizionamento:
- Vicino al Foro (Piazza della Repubblica). Secondo alcuni studiosi, il tempio principale della città romana, probabilmente dedicato a Giove Capitolino o Marte, poteva trovarsi nell'area del Foro di Florentia, ovvero nell'attuale Piazza della Repubblica. Questa posizione sarebbe coerente con il tipico schema urbanistico romano: il tempio principale vicino al foro centrale della città.
- Zona sud-est della città romana (Piazza Signoria – Palazzo Vecchio). Alcuni archeologi ritengono che il tempio potesse trovarsi in un'altra area simbolica di Florentia, ovvero nell’area attualmente occupata da Palazzo Vecchio o genericamente in Piazza Signoria, dove gli scavi hanno già mostrato una significativa presenza romana (Teatro romano, terme e strutture civili).
- Il tempio come invenzione mitologica. Altri studiosi pensano che il famoso tempio di Marte non sia mai esistito realmente o che fosse molto meno importante di quanto suggerito dalla leggenda medievale. Potrebbe trattarsi di una costruzione leggendaria o simbolica (creata dai cronisti medievali come Villani per giustificare miticamente le origini bellicose e la forza militare di Firenze).
Villani riferisce una convinzione molto diffusa nel Medioevo, ossia che tenere un tempio dedicato a Marte all'interno delle mura della città portasse sfortuna e guerre continue ai cittadini.
La leggenda raccontava precisamente che:
- Firenze venne fondata sotto la protezione del dio Marte.
- Venne costruito un tempio a lui dedicato entro le mura della città romana (Florentia).
- Questa scelta, secondo la superstizione, avrebbe condannato Firenze a continui conflitti interni ed esterni.
La presenza del tempio di Marte era simbolicamente associata alle continue guerre civili e rivalità interne (Guelfi contro Ghibellini, Bianchi contro Neri, ecc.). Era un modo per giustificare simbolicamente la litigiosità politica e sociale dei fiorentini. Secondo Villani, perfino la distruzione della statua di Marte durante la piena dell’Arno nel 1333 fu vista come presagio negativo, causa di ulteriori calamità (come la peste del 1348).
Villani scrive nella sua Cronica (Libro I, cap. 42):
«I Fiorentini levarono l'idolo di Marte del tempio e puosollo sopra una torre, e non lo gittarono in Arno, come era usanza, onde fu Firenze poi per lungo tempo in maledizione di guerra e dissensioni.»
Secondo Villani, dunque, il vero problema era stato quello di non distruggere completamente l'idolo ma soltanto di spostarlo. Ciò avrebbe lasciato la città sotto l'influsso negativo del dio guerriero.
Fonti principali: Cronache e testi medievali (Giovanni Villani, Lorenzo Ghiberti, tradizione popolare trecentesca); ricerche accademiche sul Battistero (storici dell’arte cristiana e archeologi urbani); interpretazioni storiografiche moderne sul simbolismo urbano fiorentino. Le citazioni provengono dalle opere di Villani, Ghiberti e dagli studi citati.

Un teatro circolare in legno animò la vita mondana cittadina con balli spettacolari, poi scomparve in un incendio e lasciò spazio al liberty.
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L'antico Osservatore fiorentino ci parla del Ponte Vecchio.