Il Fosso Macinante.

Il Canale Macinante di Firenze
Il Fosso – o Canale – Macinante costeggia Firenze sul lato occidentale fin dal Medioevo; i documenti lo citano già nel 1321. La sua forma attuale, però, nasce nel 1563-64, quando Cosimo I de’ Medici avvia un grande piano di controllo idraulico dopo la devastante alluvione del 1557. L’obiettivo è duplice: regolare le piene dell’Arno deviando l’acqua in eccesso verso la campagna e, nello stesso tempo, alimentare una serie di mulini da grano. Da questa funzione deriva il nome “Macinante”.
La presa d’acqua si trova alla Pescaia di Santa Rosa, sul lungarno di ponente. Qui un sistema di paratoie e chiaviche apre il canale che corre parallelo al fiume per circa undici chilometri. Nel tratto urbano antico scorreva a cielo aperto sotto le odierne via Montebello, via Solferino e piazza Vittorio Veneto, con piccoli ponticelli e lampioni lungo le spallette. Lungo il percorso, sbarramenti di troppo-pieno riconducevano l’acqua all’Arno in caso di eccessiva portata, mentre chiuse di servizio permettevano la manutenzione. Oltrepassate le mura, il Macinante lambiva Peretola, Quaracchi e Brozzi, riceveva le acque del torrente Mugnone e, con un’ansa verso nord, raggiungeva Petriolo e San Donnino. Qui muoveva ancora il mulino di San Moro, testimonianza superstite dell’antico sistema di macinazione. Poco oltre, si getta nel Bisenzio e quindi rientra nell’Arno presso Signa.
Nella parte iniziale il canale segnava il limite orientale della grande tenuta medicea delle Cascine, riserva di caccia e di pesca dell’Isola. Le sue acque servivano a irrigare i campi, riempire le vasche del giardino e, soprattutto, a difendere il parco dalle piene. Ancora oggi, entrando nel parco, si può intuire il tracciato originario osservando l’avvallamento che corre parallelo al viale principale.
Con l’espansione ottocentesca di Firenze il canale divenne un problema igienico e viario. Tra il 1885 e il 1892 il tratto compreso fra via Solferino e piazza Vittorio Veneto fu interrato: al suo posto sorse un viale alberato che ancora ricalca l’antico alveo. Nel secondo dopoguerra furono tombati altri segmenti periferici, specie lungo via Pistoiese, per eliminare ristagni maleodoranti causati dagli scarichi urbani. Oggi il vecchio corso d’acqua è visibile soltanto in pochi punti di campagna e nella toponomastica: vie e ponti che portano il nome “del Canale” tradiscono la presenza sotterranea del Macinante.
Restano ancora preziosi manufatti storici: il mulino di San Moro, lo sbocco in Bisenzio e alcuni tratti in pietra sotto le Cascine. I progetti di mobilità contemporanea, come la linea 4 della tramvia, hanno riportato l’attenzione sul tracciato, talvolta prevedendone la copertura, talvolta la riapertura come corridoio verde o collettore fognario.

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