Niccolò, l’ultimo Della Luna

Il mistero della morte di Niccolò Della Luna: una tragedia dimenticata tra piante rare e intrighi di corte.

Niccolò Della LunaNel caldo agosto del 1643, un fatto oscuro sconvolse i tranquilli viali del Giardino dei Semplici, Via P. A. Micheli 3, a Firenze. In una delle grandi vasche d'acqua che alimentavano l’orto botanico fondato un secolo prima, fu trovato il corpo senza vita di Niccolò Della Luna, ultimo discendente di un'antica famiglia fiorentina ormai prossima all'estinzione. Era la mattina del 27 agosto, e quella morte improvvisa suscitò immediatamente sussurri, sospetti e racconti destinati a sopravvivere nei secoli. La famiglia Della Luna aveva avuto un passato di discreto rilievo: originaria della zona del Valdarno, si era trasferita a Firenze nel XIII secolo, arricchendosi con l’arte speziale e acquisendo proprietà e palazzi, tra cui il loro storico edificio nel cuore del Mercato Vecchio. Sebbene mai assurti ai vertici della nobiltà cittadina, i Della Luna erano stimati, e Niccolò ne rappresentava l’ultimo erede maschio.

Alla sua morte, il nome della casata si estinse. Questo particolare – la fine di una stirpe fiorentina – contribuì ad aumentare l’interesse popolare intorno all’episodio, già abbastanza drammatico per la giovane età del defunto e le circostanze ambigue in cui fu trovato. 
I registri del tempo offrono poche certezze. Una cronaca fiorentina dell’epoca, di tono asciutto e burocratico, registra che Niccolò morì affogato “nel Vivaio del Giardino delle Stalle del Gran Duca”, la notte tra il 26 e il 27 agosto. Quel vivaio – oggi parte dell'Orto Botanico – era un luogo appartato, ricco di piante rare, fontane e vasche alimentate dal vicino torrente Mugnone. La stessa area era usata anche per feste private della corte medicea, note per il loro sfarzo e talvolta per i loro eccessi.

il cardinale Giovan Carlo de' Medici, fratello del GranducaVersioni posteriori, in particolare di storici e memorialisti dell’Ottocento, collocano il fatto nel Giardino dei Semplici vero e proprio, e aggiungono un elemento piccante: la voce secondo cui il cardinale Giovan Carlo de' Medici, fratello del Granduca, avrebbe avuto un ruolo nell'accaduto. Secondo queste fonti più tarde, Niccolò sarebbe stato vittima non di un tragico incidente, ma di un complotto orchestrato per gelosia. Al centro del presunto triangolo ci sarebbe stata una giovane donna della corte, contesa tra il cardinale e il giovane Della Luna.

Le cronache ottocentesche parlano apertamente di "feste notturne", "orgie" e "rivalità amorose" consumate tra le siepi del giardino. 
Tuttavia, non esistono prove concrete che confermino queste accuse. Non risulta alcuna inchiesta formale, né processi o documenti giudiziari che coinvolgano direttamente il prelato. Tutto ciò che si conosce con certezza è che Niccolò fu trovato annegato, e che nessuno venne mai ritenuto responsabile. La leggenda nacque forse dal bisogno, molto umano, di spiegare una morte assurda con una trama più avvincente – e colpire un personaggio potente ma controverso come il cardinale.

Nel tempo, la morte di Niccolò Della Luna è rimasta sospesa tra realtà e invenzione. Il fatto, avvenuto in un luogo di bellezza e silenzio, è diventato il fulcro di una narrazione più ampia, che mescola le ombre del potere con l’ineluttabilità della fine. Di lui non resta oggi che il nome, qualche accenno nelle cronache cittadine, e la suggestione di un mistero mai risolto. 
Forse annegò davvero per un tragico caso. O forse qualcun altro volle che quel ramo della famiglia Della Luna si spezzasse per sempre. Come spesso accade nella storia, la verità si perde nelle pieghe del tempo, lasciando solo domande e silenzi.

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