'Maledette Parte'

Una Guerra Civile Italiana
La Battaglia di Campaldino: Trionfo dei Guelfi

L'11 giugno 1200, Dante Alighieri, montato a cavallo e armato, partecipò alla cruciale battaglia di Campaldino, dove si scontrarono gli eserciti guelfo toscano di Firenze e ghibellino toscano di Arezzo. Questo evento segnò una svolta nella storia medievale italiana, poiché sancì il trionfo dei Guelfi e l'egemonia di Firenze in Toscana.
Dante Alighieri, presente alla battaglia di Campaldino, si riferì a questa giornata cruciale nelle sue opere, confessando di aver provato molta paura ma anche una gioia immensa per la vittoria dei Guelfi.
In seguito, nel 1300, ricoprì la carica più prestigiosa del Comune di Firenze, il Priorato, rendendo la sua vita strettamente intrecciata con gli eventi della guerra tra Guelfi e Ghibellini.
Nel 1302, il Valdarno e le sue campagne erano teatro di conflitti violenti, caratterizzati da aggressioni, omicidi, rapimenti e incendi. Gli esuli, principalmente Ghibellini, desiderosi di rientrare a Firenze con la forza, erano coinvolti in questa guerra. Processi contro gli invasori, colpevoli di crimini comuni ma intrisi di motivazioni politiche ghibelline, si celebravano in quel periodo.
Nati a Firenze, i Guelfi e i Ghibellini estesero la loro rivalità in tutta Italia, diventando i nomi di fazioni in molte città. Questi partiti, apparentemente basati su ideologie papali o imperiali, erano guidati principalmente dalla convenienza politica e dagli interessi locali. L'appartenenza ai Guelfi o ai Ghibellini divenne parte dell'identità familiare e personale nelle città italiane.
Gli storici moderni hanno evidenziato che i Guelfi e i Ghibellini erano principalmente gruppi locali e combattevano per il controllo del comune, piuttosto che per cause ideologiche superiori. 

Bartholo Sentinati (Bartolo da Sassoferrato) ritratto nello studiolo di Federico da Montefeltro

Questa prospettiva è supportata anche dalle parole di Bartolo da Sassoferrato (1), un giurista del 1300, che sottolineava la flessibilità dell'appartenenza a Guelfi o Ghibellini in base alle circostanze. Nella fervente cronaca dell'Anonimo Romano, illustre cronista del Trecento, emerge un affascinante racconto sulla nascita delle "Maledette Parte", ossia Guelfi e Ghibellini. 
[…] In questo tiempo fuoro fatte quelle maladette parte, Guelfi e Gebellini, li quali non erano stati ’nanti, anco erano stati Bianchi e Neri. Una sera, quanno la iente lassa opera, appriesso allo cenare nella citate de Fiorenza se appicciaro doi cani. L’uno abbe nome Guelfo, l’aitro Gebellino. Forte se stracciavano. A questo romore de doi cani la moita iovinaglia trasse. Parte favorava allo Guelfo, parte allo Gebellino. Quanno se fuoro li cani... […] (2)
Queste straordinarie parole, così decisive nella storia italiana, hanno radici profonde che affondano in un lontano scontro tra cani a Firenze. L'autore, nobile e dotto laureato a Bologna, ci offre un'affascinante interpretazione della loro origine, intessuta nella lingua romana, che, però, diverge notevolmente dal romanesco odierno.
L'Anonimo Romano ci presenta uno spaccato della Firenze del Trecento, un contesto in cui l'odio politico tra Guelfi e Ghibellini emerge da un evento apparentemente banale: lo scontro tra due cani. Una scaramuccia tra i seguaci delle “Maledette Parte” divampa, coinvolgendo la popolazione e aprendo una voragine che si espanderà dalla città di Firenze all'intera Italia.
Nonostante la narrazione si interrompa, l'Anonimo Romano sembra suggerire, con un tocco di ironia, che dietro a questa apparente banalità si nascondano riflessioni profonde sull'odio e sulla politica italiana del tempo. Questo spiegherebbe la sensazione di presa in giro evocata dall'autore, il quale lascia il lettore con il dubbio sulla natura assurda di tale odio.

(1) Bartolo da Sassoferrato, nato nel 1314 a Sassoferrato e morto il 13 luglio 1357 a Perugia, è stato un giurista italiano di grande rilievo nel XIV secolo. Discendente da una famiglia di giuristi, fu discepolo di Raniero Arsendi da Forlì e di Cino da Pistoia, importanti giuristi dell'epoca. Bartolo da Sassoferrato è noto soprattutto per essere stato il principale esponente della scuola giuridica dei commentatori, o postglossatori.
 (2) Una sera, dopo la fine delle attività quotidiane a Firenze, scoppiò una disputa tra due cani di nome Guelfo e Ghibellino. Questi nomi, metaforicamente associati alle fazioni politiche, rappresentavano le lotte interne della città. La popolazione si divise, con alcuni che supportavano il Guelfo e altri il Ghibellino. La situazione si fece violenta, e alla fine, i cani furono separati.

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