San Giovanni Battista in Gloria di Girolamo Ticciati (1): un capolavoro barocco oggi al Museo dell'Opera del Duomo Firenze
Il gruppo scultoreo, al Museo dell'Opera del Duomo a Firenze, in marmo intitolato San Giovanni Battista in Gloria, realizzato da Girolamo Ticciati nel 1732, è uno dei capolavori della scultura barocca fiorentina. L’opera fu commissionata dall’Arte di Calimala, la prestigiosa corporazione dei mercanti di panni di lana, per l’altare del Battistero di Firenze, a celebrare il santo patrono della città. La composizione, monumentale e carica di dinamismo, interpreta la figura di San Giovanni Battista secondo i canoni del barocco, puntando a esaltare la sacralità e la grandiosità del soggetto.
Al centro della scena si erge San Giovanni Battista, raffigurato seduto su una nuvola, con il braccio alzato in un gesto che simboleggia il contatto con il divino e la sua ascensione al cielo. 
Ai suoi lati sono presenti due angeli portacandele, che aggiungono leggerezza e movimento alla composizione grazie alle loro pose dinamiche e alle vesti fluttuanti. Alla base della scultura si trovano due aquile, simboli di forza e trascendenza spirituale, che accompagnano il santo nel suo viaggio verso la gloria celeste.
L’opera è interamente realizzata in marmo bianco, lavorato con maestria per esaltare i dettagli anatomici, la morbidezza del panneggio e il contrasto tra luci e ombre. Ticciati utilizza profondi intagli e superfici levigate per creare un chiaroscuro che accentua il dinamismo della scena, in perfetta sintonia con i principi estetici del barocco. I dettagli delle piume delle aquile, i volti degli angeli e la posa solenne del santo rivelano una cura straordinaria nella resa naturalistica e simbolica. 
Dal punto di vista iconografico, l’opera celebra la figura di San Giovanni Battista come intermediario tra il mondo terreno e quello divino. Il gesto degli angeli, intenti a reggere candele, richiama il simbolismo della luce, mentre le aquile alludono alla forza spirituale e alla trascendenza. Sotto l’altare originale era collocato un rilievo raffigurante il banchetto di Erode, con Salomè che presenta la testa del Battista su un piatto. Questo elemento narrativo stabiliva un legame diretto tra il martirio e l’apoteosi celeste rappresentata nel gruppo scultoreo.
L’opera si collocava originariamente sotto il grande mosaico absidale del Battistero, raffigurante Cristo in Gloria. Questa posizione creava un dialogo visivo tra il Cristo e l’ascesa del Battista, enfatizzando il legame spirituale tra il santo e Firenze. Il gruppo scultoreo non si limitava a essere un omaggio religioso, ma serviva anche a rafforzare l’identità civica della città, sottolineando il ruolo centrale del Battista come suo protettore.
Il San Giovanni Battista in Gloria riflette il gusto e l’ambizione dell’epoca barocca, con il suo linguaggio teatrale e ricco di pathos. La composizione non solo rappresenta un capolavoro tecnico, ma comunica anche un messaggio di fede e di trionfo eterno, in perfetta armonia con la tradizione fiorentina. Quest’opera continua a essere un simbolo della sintesi tra arte e spiritualità che caratterizza il Battistero di Firenze e la cultura della città.
1) Girolamo Ticciati (1676-1744) fu uno scultore e architetto fiorentino, noto per la sua abilità nell’interpretare il linguaggio barocco con eleganza e teatralità. Allievo di Giovanni Battista Foggini, Ticciati si distinse per opere che combinavano dinamismo e ricchezza decorativa, come il gruppo scultoreo San Giovanni Battista in Gloria nel Battistero di Firenze. Fu attivo anche in ambito architettonico, progettando altari e decorazioni sacre. La sua produzione si caratterizza per la maestria tecnica e l’uso di simbolismi complessi, rendendolo uno degli esponenti più significativi della scultura fiorentina del Settecento.
Bibliografia:
- Baldini, Umberto, Scultura barocca a Firenze, Electa, Milano, 2012.
- Capecchi, Gino, Arte sacra fiorentina: Il Battistero e le sue opere, Polistampa, Firenze, 2018.
- Rossi, Alessandro, Girolamo Ticciati e la scultura del Settecento, Sillabe, Livorno, 2020.
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