Lettera di Cavour a Stenterello

Questa curiosa "Lettera di Cavour mandata a Stenterello" è un pezzo unico e ironico della satira politica italiana. Stampata nel 1869 dalla Stamperia Salani di Firenze, questa lettera immaginaria finge di essere una corrispondenza dall’aldilà, con il grande statista Camillo Benso, conte di Cavour (1), che scrive a Stenterello (2), il popolare personaggio fiorentino della commedia dell’arte. Con un tono sarcastico e arrabbiato, 

Cavour "dall'altro mondo" commenta la situazione politica dell’Italia post-unitaria, lamentandosi delle difficoltà e dei problemi lasciati in eredità.
Cavour, in questa lettera, critica i politici italiani e il modo in cui l’Italia è stata governata dopo l’unificazione. Si esprime con disappunto per come “i Farabutti” abbiano rovinato il Paese e lo abbiano reso una nazione in difficoltà. La lettera mette in evidenza, con ironia tagliente, problemi di corruzione, divisioni e incapacità politica che, secondo il finto Cavour, rischiano di far fallire il sogno di un’Italia unita e prospera. L’uso del personaggio di Stenterello, noto per la sua arguzia popolare e il suo spirito fiorentino, rende il testo ancora più divertente e accessibile.
Un’opera satirica che ci ricorda quanto la satira e l’umorismo abbiano sempre avuto un ruolo importante nel criticare e riflettere sui problemi della società, parlando in modo semplice ma diretto a tutti.

Ecco la trascrizione parola per parola della “Lettera di Cavour mandata a Stenterello”:
LETTERA DI CAVOUR
MANDATA A STENTERELLO  
(Corrispondenza dell'altro Mondo.)  
Caro Stenterello,
Se fosse lecito nella terra dei Beati di sentir la rabbia, ti accerto mio Caro, che da tanto tempo che son morto, ne avrei provata tanta, tanta poi.... da dover desiderare di morir nuovamente.
Ma sai che questa è una faccenda da diventarci matti?
Io che ho lasciato l'Italia accomodata in una maniera, che non v'era di che ridire, questi Farabutti me l'hanno guastata e ridotta in un modo dar far pietà.
Avessero almeno avuto, non dirò capacità ma, almeno, almeno, un poco di buon senso, a quest'ora ci scommetto che potrebbe esser una delle prime nazioni del mondo.
Invece m'hanno rovinata, malgradatamente, malmenata in fine, in tal modo, che le più volte quando mi vien volontà di affacciarmi alla finestra del Paradiso per guardare in giù, sento venir mi addosso un gran tremito, da desiderar un paracqua.
Birbanti e Canaglia! E questa è la maniera che avevate di metter su fin l'Italia?
E così che vi siete regolati per dar compimento al mio vastissimo intento di formare l'unità e l'indipendenza italiana?
Io sì, vi avrei ben mostrato come si doveva fare a menar pel naso quell'Eunuco di Parigi (3): io sì che avrei saputo organizzar bene tutte le forze e riordinare l'Amministrazione, il Credito pubblico con buone leggi finanziarie, e tutelare infine l'onore Nazionale.
Ed io avveduto, miserabilissime Creature, che cose avete fatto non appena fui tolto ai vivi ed ai leoni?
Quello che avete fatto Voi, ve lo dico io... Avete cominciato dal ridurre a mezzo il patriottismo e la civiltà mediante insidie attezzioni al Popolo; e trascurato il Popolo nei suoi diritti soddisfacendo soltanto alla vostra sola sozza libidine di municipalismo, e agguantando i fondi della nazione.
Andate pure, che siete stati e siete una bella cosa; avete proprio accomodato benino questa povera Italia!
Dite Dio, possibili mai che abbiate potuto perdere il cervello a questo modo? Con tutto ciò, l'Italia avrebbe dovuto esser regolata e disimpegnata a dovere già di belle. Ma Voi no! Non sapete che cosa faccia o che non faccia la libidine della creazione, codesto odio di Comune e di Provincia, codesto amore de' negoziati occulti, che il Brisacquuone con tanta affezione avea del monopolio e di monopolizzare sopraffino? I vostri Rappresentanti non risolvono che parole; le leggi le hanno per cavolo; e sempre vi sono gli eterni impiccioni, ed eternamente vi sono i delitti e il bruttissimo spettacolo.
Addio Stenterello, presto tornerò e riscriverti.

Dal Paradiso ti saluto
E ricevi intanto un bacio dal tuo affezionatissimo Amico
CAMILLO

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Firenze 1869 – Stamperia Salani

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(1) Camillo Benso, conte di Cavour (1810-1861) è stato un politico e statista italiano, figura chiave del Risorgimento e dell'unificazione italiana. Nato a Torino, ha ricoperto ruoli fondamentali come ministro e presidente del Consiglio dei ministri del Regno di Sardegna. La sua abilità diplomatica e politica ha contribuito in modo determinante alla formazione del Regno d'Italia.
(2) Stenterello è la maschera tradizionale fiorentina, creata alla fine del XVIII secolo dall'attore Luigi Del Buono. Rappresenta un personaggio magro e vivace, simbolo del popolano fiorentino: chiacchierone, pauroso ma ingegnoso, sempre pronto a schierarsi dalla parte dei più deboli. Stenterello è noto per la sua arguzia e il suo spirito, caratteristiche che lo rendono un'icona del teatro popolare toscano.
(3) L'uso del termine "eunuco" è chiaramente dispregiativo e intende sottolineare una percepita mancanza di virilità o forza da parte di Napoleone III, probabilmente in riferimento alle sue azioni politiche o militari.

Lettera di Cavour a Stenterello
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