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La vita di Donatello

La vita di Donatello
Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386 – Firenze, 13 dicembre 1466)
 
Donato di Niccolò di Betto di Bardo o Bardi, nacque in Firenze nel 1386. Questo è l'anno che si può affermare con maggiore probabilità di precisione, esser quello in cui venne al mondo, perchè è quello che emerge da un maggior numero di portate della Decima, fra le quali la più antica del 1427, e perchè la opinione della maggior parte degli scrittori d'arte si attiene a questo.
La famiglia sua era umile ed a renderne le condizioni anche meno floride, contribuì non poco il padre di Donato, Niccolò di Betto, scardassiere di lana il quale si lanciò completamente in mezzo al turbine dei partiti e delle fuzioni che allora desolavano Firenze e dovette sottostare a vicende d'ogni genere. Fu senza dubbio opera dei partiti anche l'accusa che gli fu fatta d'aver tradito la patria tenendo segreta intelligenza con Carlo di Durazzo de' Reali di Napoli e che gli valse la condanna di morte, ma essendo riuscito a fuggire, potè dipoi provare la sua innocenza e fu completamente rimesso nei suoi diritti di cittadino.

 

Giuditta e Oloferne sulla'Arengario di Palazzo Vecchio fino al 1914, oggi sostituita da una copia.

L'esempio del padre valse probabilmente a tener lontano il figliuolo dai rumori della politica irrequieta di quei tempi e Donato visse sempre in un ambiente piìi calmo, più sereno, dedicando i suoi affetti, le sue cure, i suoi entusiasmi, tutto se stesso insomma, a quell'arte cui fin da giovinetto egli si sentiva attratto. Giovine ancora, egli era di fatti artista valente in grazia dell'ingegno non comune, della costanza nello studio ed anche dell'incoraggiamento e dell'ampia protezione che gli avevano accordato Giovanni di Bicci de' Medici e poi Cosimo suo figliuolo ed i Martelli.
Donato non si dedicò unicamente allo studio della scultura; ma alla guisa degli artisti di quei tempi, meno esclusivi, egli fa ancora orafo valente, architetto distinto, ornatista ingegnoso, lavoratore egregio di stucchi.
Non è qui il caso di stare a seguir minuziosamente le vicende della vita artistica di Donatello e mi ristringerò a riferire brevemente le cose più importanti e ad accennare in succinto, e cronologicamente le principali opere da lui eseguite.
Il primo lavoro che gli procurò pubblica fama, fu il magnifico tabernacolo dell'Annunziazione fatto per la famiglia Cavalcanti e collocato in
S. Croce, opera piena di sublime sentimento, di vigoria nel modellare e al tempo stesso di soave delicatezza, originale nella forma, pura nelle linee e nelle decorazioni leggiadrissima. (1)
 
Annunciazione nella Chiesa di Santa Croce
 


Donatello, entrato in modo così brillante nella vita artistica, si vide quasi ricercato d'amicizia da tutti i più splendidi ingegni artistici di quei tempi e si sa per bocca dei suoi illustratori come egli avesse intimità con Filippo di Brunellesco, col Ghiberti, con Michelozzo coi quali anche fu compagno di lavori e di commissioni in più d'una circostanza. Con Michelozzo specialmente egli ebbe grande amicizia e dimestichezza, tanto da associarselo nell'esecuzione d'un gran numero di opere.
Preziosissima fu per Donatello la protezione di
Cosimo il Vecchio de' Medici che ebbe per lui un affetto singolare, che gli dette un numero straordinario di commissioni e lo beneficò quanto seppe e potè.
Ma seguiamo Donatello nella sua portentosa attività produttiva.
Nel 1407 comincia a far delle statue destinate ad ornare gli sproni della tribuna di S. Maria del Fiore e solo ed insieme con Brunellesco eseguisce varie di coteste figure, oggi non più esistenti, perchè distrutte dagli anni e dalle intemperie. Poi ha commissione insieme con Niccolò d'Arezzo e con Nanni di Antonio di Banco di far le figure degli Evangelisti per la facciata. Vengono in seguito a lui le commissioni del Comune per una statua di David, poi delle Arti de' Beccai, de' Rigattieri e de' Corazzai per le statue destinate ad ornare
Or San Michele; quindi torna a lavorare per l'Opera di S. Maria del Fiore e comincia le statue per il Campanile.
Intanto la fama dell'ingegno di Donato non si racchiude in Firenze e da Siena, da Orvieto vengono a lui inviti e commissioni per eseguire opere destinate ad ornare il battistero di quelle antiche città, mentre per ogni parte d'Italia destano l'ammirazione più sincera, il più vivo desiderio d'imitazione, lo stile, i tipi, le forme da Donatello creati.

 

Tomba di Giovanni XXIII in Battistero

Convengo col chiarissimo Muntz nel ritenere che il secondo periodo della vita artistica di Donatello comincia nel 1425 in circa colla sua compagnia all'arte con Michelozzo; Michelozzo artista immaginoso, vivace, profondo nell'architettura, nell'ornato. Non erano due amici che avevano semplicemente bottega (oggi si direbbe studio) insieme; ma, come dichiarava lo stesso Donatello nelle sue denunzie agli Ufficiali della Decima, esercitavano l'arte in compagnia ed in compagnia disegnavano, modellavano, eseguivano monumenti, statue, bassorilievi.
Ed eccoli, entrambi protetti, incoraggiati, raccomandati da Cosimo de' Medici, che avea per essi una predilezione speciale, eseguire il mausoleo del Papa Gio. XXIII in San Giovanni, quello del Cardinale Brancacci per Napoli, dell'Aragazzi (2) per Montepulciano, di Giovanni de'Medici per
S. Lorenzo; insieme lavorare a Prato per il superbo Pergamo della Cintola che abbellisce la cattedrale di quella città.
 
Pulpito di Donatello al Duomo di Prato

Donatello vien poi dalla Signoria di Firenze chiamato all'uffìcio di architetto militare e si reca a Lucca per l'assedio di quella città; poi, cacciati dalla patria i Medici, resta solo a Firenze, perchè Michelozzo segue i suoi protettori in esilio e prima eseguisce una delle cantorie per S. Maria del Fiore, dipoi va a Roma dove lavora solo il sepolcro del Crivelli nella chiesa d'Aracoeli, poi insieme con Simone Ferrucci erroneamente chiamato dal Vasari suo fratello.
Da Roma facendo ritorno a Firenze, si fermò a Siena dove gli vennero allogate varie opere e quindi giunto a Firenze si pose a lavorare per conto di Cosimo de' Medici tanto per il suo palagio, quanto per la basilica di S. Lorenzo, dove fece le porte di bronzo e le decorazioni della
Sagrestia Vecchia, opere di sommo pregio.
Un memorabile periodo nella vita di Donatello segna la sua chiamata a Padova onde inalzasse colà un monumento in onore di Erasmo da Narni detto il Gattamelata celebre condottiero al soldo della repubblica veneziana che era morto l'anno precedente, cioè il 1443.
Due anni dopo, compiva la statua equestre che parve opera di sorprendente difficoltà per quei tempi e che riusci cosa degna di rivaleggiare coi più splendidi monumenti dell'arte Romana.
L'esecuzione della statua del Gattamelata gli valse altre commissioni di grande importanza e gli operai della chiesa del Santo di Padova gli dettero incarico di fondere in bronzo statue e bassorilievi in gran numero per adornare l'altare maggiore e altre parti di quel tempio. E qui Donatello sfoggiò meravigliosamente la potenza del suo genio, la conoscenza profonda nella composizione e nel modellare, talché Padova è orgogliosa di possedere un vero tesoro di opere insigni dovute al grande artista fiorentino.

 

Statua equestre a Padova

Rimase colà sin verso al 1450 e dopo si recò a Mantova, a Ferrara, a Modena, chiamatovi dalle famiglie signore di quelle città, per commissioni; si soffermò alcun tempo a Venezia per eseguire alcuni suoi lavori: stette alcun poco a Faenza per altre opere e finalmente, stanco della sua lunga assenza dalla patria, se ne tornò a Firenze pieno di onori, ma non di ricchezze. Fece ancora un'altra gita a Siena chiamatovi dagli Operai del Duomo, quindi più non si mosse dalla sua città.
Negli ultimi suoi anni dedicò un'attività che poteva dirsi giovanile, nell'eseguire varie opere per commissione di molti suoi concittadini ansiosi di possedere ricordi del sommo artista ed operò ancora per casa Medici che mai si ristette dall'affìdargli l'esecuzione di opere di somma importanza.

 
Ambone in San Lorenzo
 
Gli amboni stupendi che ammiransi in S. Lorenzo, sono forse le ultime opere di Donatello; ma egli non potè finirle, lasciandone rincarico ad uno de' suoi più cari allievi, Bertoldo da Firenze.
Il 13 dicembre del 1466 in una modesta casa di Via del Cocomero (oggi via dei Ricasoli) che teneva a fitto dalle monache di S. Niccolò, egli cessò di vivere carico di anni e di gloria.
Un suo estremo voto fu esaudito con religiosa premura e la spoglia di lui fu deposta nei sotterranei di quel tempio di S. Lorenzo, che egli aveva ornato coi miracoli del suo ingegno, presso le sepolture delle famiglie alle quali egli sentiva di dovere fama ed onori: i Martelli ed i Medici.
Fu Donato uomo semplicissimo e modesto di modi, di quella modestia che era comune alla maggior parte degli artisti di quei tempi e sotto la quale si celavano un ingegno potente, una intelligenza mirabile, un animo pieno di entusiasmo per l'arte. Buono, cortese, affettuoso con tutti, si può dire che non avesse nemici e standosene affatto estraneo alle lotte terribili che in quei tempi tenevano sottosopra la nostra città, riuscì ad avere amici sinceri ed affezionati in ogni classe di cittadini, in ogni fazione politica, tanto che la morte di lui fu un lutto al quale Firenze tutta partecipò, trovando nell'ammirazione e nel compianto del sommo suo concittadino una concordia di sentimento che forse non erasi mai dimostrata in altre occasioni.


(1) La prima memoria clie si abbia di Donatello è del 1403, figurando fra i lavoranti del Ghiberti alle porte di S. Giovanni. Questo fatto renderà meno credibile quello che dice il Vasari e ripetono gli altri, cioè che Donatello dopo il concorso alle porte suddette che fu nel 1401 andasse a Roma col Brunellesco. Per accordare i tempi, bisogna riferire la sua gita a Roma dopo il 1403.
(2) Il Monumento dell'Aragazzi ho ragione di credere che fosse allogato al solo Michelozzo. Nel 1436 questi, quando già era cessata la sua compagnia all'arte con Donatello, richiede agli eredi dell'Aragazzi il prezzo di quel lavoro in nome proprio. E che fosse allogato al solo Michelozzo si prova ancora dal vedere che di questo lavoro parla il solo Michelozzo nella sua portata al catasto del 1427, mentre se ne tace in quella di Donatello dello stesso anno. Con questo non s'intende di negare che nel monumento Aragazzi non possa avere avuto parte anche Donatello, durante tuttavia tra i due artisti la compagnia all'arte.


Guido Carocci, Donatello, memorie, opere, Firenze, Tipografia della Pia Casa di patronato pei minorenni, 1887


 


Museo Nazionale, Bargello

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